Martedì 17 Luglio 2018 | 08:09

bari

«Maggiore prevenzione
contro il caporalato»

il convegno della Fai Cisl Il ministro Martina avverte: non abbassare la guardia

«Maggiore prevenzionecontro il caporalato»

Ninni Perchiazzi

BARI - «Abbiamo alzato di molto il livello degli strumenti di contrasto al caporalato, ma dobbiamo ancora sviluppare, parecchio, gli strumenti di prevenzione». Il ministro delle Politiche Agricole, Maurizio Martina, esprime soddisfazione, ma al contempo non intende abbassare la guardia contro la piaga dello sfruttamento e del lavoro nero, che tanti danni sta facendo nel Mezzogiorno. Temi che, assieme all’innovazione e alla qualità del lavoro, sono stati i punti cardine del convegno «L'agroalimentare del futuro», organizzato dalla Fai Cisl proprio con l’intento di dare risposte concrete a sviluppo e ripresa del settore.

Il ministro, dal palco del Parco dei principi, ha rivendicato con orgoglio il varo della norma avvenuto ormai un anno fa. «Sono contento di aver fatto quella legge - dice -, una legge di dignità per l’intero settore agricolo ed agroalimentare italiano». «Sono stati fatti grandi passi in avanti, soprattutto nell’azione di contrasto. La stessa Puglia è stata interessata da diverse attività ispettive delle forze dell’ordine, che hanno confermato la bontà di quella legge», aggiunge, senza dimenticare l’altro lato della medaglia. «Ora dobbiamo sviluppare gli strumenti di prevenzione. È una scommessa enorme, della quale devono tutti farsi carico», afferma, rivelando di aver già discusso con il sindacato «della possibilità di implementare alcuni strumenti, come la rete del lavoro agricolo o le attività di controllo del trasporto».

Ribaditi anche i passi in avanti sulla vicenda Xylella e sulla possibilità di reimpianto. «Si è definitivamente assestata una scelta che ci consentirà il reimpianto - dice -. È importante che l’Europa abbia compreso che sugli alberi secolari di ulivo non malati ci sia un meccanismo di tutela. Tutti dobbiamo essere sempre concentrati al massimo sulle attività di emergenza, che oggi stanno in capo alla Regione». E aggiunge, offrendo «la massima disponibilità a lavorare sempre insieme, tanto in Europa quanto in ambito territoriale, per aiutare questo territorio a gestire una vicenda problematica».

In piena sintonia col ministro la segretaria generale della Cisl, Annamaria Furlan. «Abbiamo fatto tutti un grande passo avanti con la nuova legge, ma non basta. La battaglia è appena cominciata e non è ancora vinta». Meglio esser chiari, semmai qualcuno pensi di illudersi o rilassarsi, «perché la strada della legalità è ancora lunga». «La legge sul capolarato non è stata un percorso facile, ma è stata un passo fondamentale, altrimenti ora avremmo condizioni ben peggiori nelle nostre campagne», sostiene richiamando «coerenza e impegno quotidiano di tutti (governo, regioni, parti sociali) per costruire strumenti concreti di prevenzione».

Non manca infatti i riconoscimento al «grande lavoro» delle forze dell'ordine per colpire il capolarato. «Ma sono ancora inaccettabili le sacche di illegalità - asserisce Furlan -. È una contraddizione avere un settore agroalimentare che rappresenta una eccellenza del Made in Italy e la contemporanea presenza di tanta illegalità e sfruttamento dei lavoratori».

Anche Luigi Sbarra, segretario generale della Fai Cisl, individua nella rete della prevenzione, il necessario completamento della Legge 199. Il ritardo riguarda soprattutto «l’altra gamba della politica di contrasto: quella della prevenzione e del coinvolgimento sociale nelle strategie di contenimento del fenomeno». Sbarra denuncia quindi «la difficoltà di efficace collaborazione sui territori tra istituzioni e parti sociali agricole». E chiede una svolta, anche perché la lotta ai caporali «si gioca anche sul versante culturale, con un grande investimento in formazione, informazione, rispetto delle regole sociali, contrattuali, legislative». «Qualità dell’impresa e qualità del lavoro devono diventare in agricoltura facce della stessa medaglia», conclude.

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