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Sabato 18 Novembre 2017 | 16:55

lavori pubblici

Porto di Bari, mini rivoluzione
sbarchi più veloci ai varchi

Patroni Griffi: più corsie e un nuovo fabbricato nella stazione marittima

porto di Bari

di GIANLUIGI DE VITO

Ingrana la quarta il Porto lumaca. E promette sbarchi col veicolo al massimo entro due ore dall’accosto. Due varchi rifatti a mo’ di casello d’autostrada. Soprattutto più corsie canalizzate: cinque nel varco 1 (quattro, più una d’emergenza),il più grande; tre nel varco 2 (due più una d’emergenza), il varco più piccolo. Il porto ingrana la quarta per evitare l’imbuto di auto e camion che costringe nei giorni di traffico intenso ad attese non niferiori alle due ore e mezza (più di quattro ore, nelle giornate di picco). Risultato finale: fuori dal porto in meno di due ore.

L’altra minirivoluzione, per certi versi più consistente, è quella che accadrà all’nterno della stazione marittima di molo San Vito. Ed è destinata ad evitare che si ripeta l’inferno estivo di passeggeri in fila anche per quattro ore. I due corridoi per i controlli vengono risistemati in modo da ottenerne due in più. Non solo. Contemporaneamente viene avviata la procedura per rendere cantierabile il progetto di un nuovo padiglione di 700 metri quadrati, attiguo al fabbricato che ospita la stazione marittima . Una volta realizzato, è qui che saranno trasferite definitivamente tutte le procedure di controllo allo sbarco e all’imbarco: in totale saranno attivi cinque corsie. Negli spazi liberati del fabbricato esistente saranno riorganizzate le zone di attesa (e la sala rimpatri), ma soprattutto saranno risistemati gli uffici per Dogana, Finanza e Polizia di Frontiera.

Fine della trasmissioni. Di più, per ora, non si può. Perché il turboporto degno di una capitale del Sud del Mediterraneo è legato ad altro, al raddoppio (disegnato in maniera nuova e più ecologica) dell’area di Marisabella.

La minirivoluzione non è affatto poco perché richiede un investimento complessivo di un milione e 250mila euro. Fondi già nelle casse dell’Autorità portuale, immediatamente spendibili. Si tratta comunque di interventi infrastrutturali, quindi ti tempo ce ne vorrà. Quanto? Prima dell’estate i varchi con le nuove corsie, entro la fine del 2018 il nuovo padiglione: questa la previsione fatta dai tenici dell’Autorità portuale.

I dettagli di questo cronoprogramma di interventi è stato presentato dal presidente dell’Autorità portuale, Ugo Patroni Gruffi ieri pomeriggio. E non a caso. Il giorno prima, lunedì 9, il presidente aveva riunito Capitaneria di Porto, Guardia di Finanza, Polizia di Frontiera, Ufficio delle Dogane e il console generale dell’Albania, Adrian Haskaj, per spegnere una miccia innescata dall’ira albanese, dopo le cronache quotidiane di disagi continui nelle operazioni di sbarco sia per i passeggeri a piedi sia per quelli in auto e soprattutto per gli autotrasportatori. Ai ceffoni polemici delle autorità albanesi, triangolati attraverso i giornali dal console Haskaj, si è aggiunta una levata di scudi da parte di armatori e compagnie marittime. In una riunione promossa proprio da Haskaj, armatori e agenti marittimi hanno ribadito il «no» all’ipotesi di un arrivo delle navi scaglionato e dilatato, in modo da evitare imbuti. Un’ipotesi del genere, a giudizio di armatori e agenti marittimi, metterebbe fuori mercato il collegamento Durazzo-Bari, privilegerebbe solo le compagnie che arrivano prima o quanto meno in orari comodi. Problema commerciale. Che rischia di mettere sabbia a un ingranaggio che si sta faticosamentecostruendo per migliorare il traffico merci e passeggeri sulla rotta Italia Albania. Ma che rimane un problema di «parte», e cioè delle compagnie e che pertanto deve misurarsi col resto dei problemi, come quello legato alle dimensioni del porto e alla necessità di mantenere sempre alta l’asticella dei controlli verso chi approda di Paesi extra- Schengen, specie in questo clima di paure terroristiche.

Spiega Patroni Griffi: «Il porto di Bari non ha un numero sufficiente di banchine per accogliere in maniera ottimale il traffico ro-ro (quello legato ai traghetti, ndr) e quello crocieristico. Ci vorrebbe un numero maggiore di accosti separati, Schengen ed extra Schengen. Per ora si può solo ottimizzare l’esistente. Ed è quello che ho cominciato a fare».

Il problema dei varchi col contagocce che rendono d’inferno gli sbarchi dall’Albania nelle giornate di picco non è un nodo recente. A luglio ed agosto è esploso. Ma assieme agli sbarchi lumaca sono cresciuti i respingimenti, 400 a maggio: a Durazzo si faceva partire anche chi non aveva le carte in regola per entrare in Italia, costringendo le autorità italiane a intensificare le operazioni controlli. Il che ha contribuito a ritardare le operazioni di sbarco.

I respingimenti sono via via diminuiti: 88 ad agosto, quasi azzerati a settembre. L’altra sponda vigila di più. Ed ecco allora che diventa più facile accelerare i tempi, specie poi se aumentano le corsie di sbarco.

Ma c’è un altro nodo, sollevato dal console albanese e dalle compagnie di navigazione: «aprire» il porto un’ora prima, alle 7 e non alle 8. Patroni Griffi ha incassato la disponibilità di tutti i soggetti, a cominciare dagli ufficiali della Dogana. Che già adesso per due volte a settimana operano di notte per le verifiche su una nave proveniente dalla Turchia.

Basteranno l’anticipo di un’ora e i varchi con più corsie se poi si verifica quello che è già successo per molti mesi del 2017 e cioè che le navi non hanno rispettato gli orari comunicati? Chi paga lo spreco di denaro pubblico quando portuali, Polizia, Dogana, Capitaneria e Guardia di Finanza attendono a braccia conserte i ritardatari o fanno straordinari per partenze posticipate? Patroni Griffi fissa i paletti: un’ordinanza nelle prossime ore darà valore giuridico alle comunicazioni degli orari da parte delle compagnie. Come dire: comunichino come vogliono gestire gli orari. Ma chi infrange paga.

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