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Domenica 22 Ottobre 2017 | 19:26

L'esperto

Il medico legale: tutte fesserie
le reliquie del Santo sono a Bari

Introna: abbiamo l'80% dello scheletro di un uomo adulto. Nella cripta eseguito l'esame con apparecchiature laparoscopiche

Il medico legale: fesseriele reliquie sono a Bari

IL prof Introna

ANNADELIA TURI

BARI - «Ma per carità… non diciamo fesserie. Non c’è dubbio: le ossa di San Nicola sono nostre, non ci sono santi che tengano». Non mostra alcuna perplessità il professor Francesco Introna. Lo dice con fermezza il direttore dell’Istituto di Medicina legale dell’Università di Bari, molto devoto al santo delle genti ma soprattutto esperto in ambito medico legale e scientifico della figura del vescovo di Myra. Lo dimostra il suo ultimo lavoro eseguito il 19 giugno scorso quando, con i dottori Onofrio Caputi Jambrenghi e Lagou Vardou Elpiniki, si occupò dell’estrazione di un frammento delle reliquie dal sarcofago posto nella cripta della Basilica pontificia barese per il trasferimento temporaneo a Mosca. Dunque, il professor Introna crede poco alle notizie pubblicate da un giornale turco circa la scoperta di un tempio ancora intatto sotto la chiesa di San Nicola in un quartiere di Demre, l’antica Myra, la città del patrono di Bari.

E spiega anche il perché. «Noi nel 2005 insieme con un esperto e grazie alla BBC - spiega il professore Introna - abbiamo fatto un confronto tra quello che hanno ad Antalia, quello che abbiamo noi e quello che c’è al lido di Venezia. Il materiale del quale sono in possesso i turchi ad Antalia è di varia natura. Si tratta in particolare - aggiunge Introna - di un ramo di mandibola di tipo femminile, di un frammento distale di ulna caratterizzato dalla presenza di una vecchia frattura ormai consolidata; di un frammento che sembra di calotta ma in realtà è una pietra e infine un frammento di una mastoide maschile». Dunque, cosa può essere messo in relazione con le reliquie di San Nicola custodite a Bari? «Il ramo di mandibola - spiega Introna - è già presente nel cranio di San Nicola quindi è impossibile che appartenga al vescovo di Myra e soprattutto presenta l’eruzione del dente del giudizio cosa che manca in tutto il cranio di San Nicola; cioè San Nicola non ha i quattro denti del giudizio. Inoltre - aggiunge Introna - l’ulna è presente anche da noi. Della pietra non sappiamo onestamente cosa farcene e, infine, il frammento di mastoide l’abbiamo anche noi. Si tratta quindi di duplicazione di frammento già presenti nell’ambito delle reliquie di San Nicola, così come descritte dal prof. Martino ed ultimamente visionate nel corso dell’esame eseguito con apparecchiature laparoscopiche in occasione del recupero della reliquia trasferita temporaneamente a Mosca da maggio a luglio scorsi».

In attesa di risposte certe sulle nuove scoperte archeologiche il professor Introna aggiunge: «Ad Antalia sono in possesso di quattro frammenti che non trovano nessuna giustificazione storica e soprattutto si tratta di frammenti commisti appartenenti a persone diverse (una donna, un uomo, una pietra e un altro uomo). Noi invece abbiamo frammenti unici che rappresentano circa l’80% di uno scheletro di un uomo adulto, tutti appartenenti alla stessa persona». Quindi, per il professor Introna qualche riflessione personale sulla questione sorge spontanea. «Io credo che dietro tutta questa storia ci siano interessi di natura economica - dice Introna - io sono stato a Myra e ho avuto modo di verificare che di questo si tratta, vista la presenza di un’enorme statua di babbo Natale davanti alla basilica di San Nicola a Myra. Inoltre inviterei tutti alla cautela perché non vorrei che, dopo il viaggio di una reliquia in un ambiente estremamente cattolico e di grande culto ci venga chiesto (e magari concesso) il trasferimento verso un ambiente che di cattolico non ha proprio nulla».

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