Lunedì 25 Giugno 2018 | 02:23

disposta la facoltà d’uso per massimo 60 giorni

Traffico illecito rifiuti, 31 indagati
Sequestrati centrale Enel di Cerano
Cementir di Taranto e parchi Ilva

Eseguito nei confronti di Enel Produzione spa un sequestro per equivalente dell’ingiusto profitto che avrebbe ricavato, pari a 523 milioni e 326 mila euro, per il periodo settembre 2011-settembre 2016

Traffico illecito di rifiutisequestrati siti centrale Enel di CeranoCementir di Taranto e Ilva

LECCE - La Cementir di Taranto, per produrre cemento, acquistava ceneri dalla centrale Enel di Cerano (Brindisi) e loppa d’altoforno dall’Ilva che immetteva direttamente nel processo produttivo: le prime, però, contenevano olio combustibile e gasolio, e quindi si trattava di rifiuti pericolosi; la seconda era mista a scaglie di ghisa, pietrisco e altro, e dunque non conforme alle leggi in materia ambientale. Così tutti avrebbero risparmiato per anni sullo smaltimento dei rifiuti, in particolare l’Enel che ha gli impianti per separare i tipi di rifiuti ma, secondo l’accusa, non li avrebbe mai utilizzati.

E’ quanto scoperto dalla Procura di Lecce, e stamani i finanzieri del Nucleo di polizia tributaria di Taranto hanno eseguito un decreto di sequestro preventivo firmato dal gip del tribunale di Lecce Antonia Martalò su richiesta del pm della Dda di Lecce Alessio Coccioli, e del pm di Taranto Lanfranco Marazia.

Sigilli alla centrale Enel 'Federico II' di Cerano, alla Cementir di Taranto e ad alcuni siti del siderurgico Ilva. Concessa la facoltà d’uso provvisoria degli impianti a patto di mettersi in regola entro 60 giorni.

In tutto sono 31 gli indagati, accusati a vario titolo di traffico illecito di rifiuti e di attività di gestione di rifiuti non autorizzata. Indagate anche le tre società per presunti illeciti amministrativi. Nei confronti di Enel Produzione spa è stato eseguito un sequestro, ai fini della confisca, per equivalente dell’ingiusto profitto che avrebbe ricavato, pari a 523 milioni e 326 mila euro, riferito al periodo settembre 2011-settembre 2016.

Tra gli indagati ci sono dirigenti di Enel Produzione e Cementir e, per l’Ilva, anche Nicola Riva, ex commissari, e i tre attuali commissari della società in amministrazione straordinaria, ovvero Piero Gnudi, Corrado Carrubba ed Enrico Laghi.
Tutto è scaturito dal sequestro penale, eseguito cinque anni fa dalla Guardia di finanza di Taranto, di due aree dello stabilimento Cementir del capoluogo ionico, adibite illecitamente a discarica di rifiuti industriali, gran parte dei quali originati dall’adiacente stabilimento Ilva. Gli accertamenti investigativi, una perizia tecnica e analisi chimiche avrebbero fatto emergere che le materie prime usate da Cementir per produrre cemento non erano conformi alle leggi.

«I dirigenti Enel sapevano della circostanza» che le ceneri inviate alla Cementir per la produzione di cemento non erano in regola, ha riferito il procuratore di Lecce, Leonardo Leone De Castris. «Lo sapevano documentalmente - ha aggiunto - anche perché l’impianto preposto allo stoccaggio delle ceneri pericolose c'era, e la cosa secondo noi più grave è che non venisse utilizzato. Per Enel la convenienza stava proprio nell’'eliminarè la procedura di eliminazione del rifiuto».
Per il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, se i fatti fossero confermati, «saremmo di fronte ad una ipotesi di grave attentato alla salute dei cittadini pugliesi». Per questo, Emiliano annuncia di avere nominato «un difensore di fiducia della Regione Puglia ai sensi dell’art. 90 del codice di procedura penale, al fine di collaborare con l’Autorità giudiziaria nell’accertamento della verità».

Dal canto loro, Enel Produzione e commissari Ilva hanno subito difeso il proprio operato. La prima sostenendo di confidare che «nel corso delle indagini potrà dimostrare la correttezza dei propri processi produttivi e presterà ogni utile collaborazione alle autorità inquirenti», specificando che «il provvedimento di sequestro non pregiudica la corretta operatività della centrale, nel rispetto di prescrizioni coerenti con il modello operativo di Enel Produzione».
Ilva, da parte sua, si dice «fiduciosa che al termine del procedimento potrà dimostrare che opera nel rispetto delle normative comunitarie in materia di gestione e trattamento dei rifiuti». Anche Cementir Italia, proprietaria dello stabilimento di Taranto, rivendica la correttezza del proprio operato ed esprime «piena fiducia nel lavoro dei magistrati per una rapida soluzione della vicenda».

Cementir Italia afferma «di avere acquistato regolarmente ceneri da carbone per lo stabilimento di Taranto, il cui impiego, peraltro del tutto marginale, è cessato del tutto all’inizio del 2016. Per quanto riguarda la loppa, il suo utilizzo nella produzione del cemento - precisa - è ammesso e disciplinato da un’Autorizzazione Integrata Ambientale, cui Cementir Italia si è sempre attenuta».

EMILIANO: ATTENTATO ALLA SALUTE DEI CITTADINI - Le precisazioni del Procuratore della Repubblica Leonardo Leone de Castris costituiscono un elemento di gravissima preoccupazione. Ove i fatti contestati fossero definitivamente accertati dalla Autorità giudiziaria saremmo di fronte ad una ipotesi di grave attentato alla salute dei cittadini pugliesi, ed in particolare quelli residenti nell’area della provincia di Taranto e di Brindisi e degli altri luoghi dove i materiali sono stati ulteriormente distribuiti sul mercato». Lo afferma in una nota, in relazione all’inchiesta della Dda di Lecce sull'uso di delle ceneri pericolose della centrale Enel di Brindisi e dell’Ilva, il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano.
«Ne consegue - annuncia - la decisione che ho oggi adottato di nominare un difensore di fiducia della Regione Puglia ai sensi dell’art. 90 del codice di procedura penale, al fine di collaborare con l’Autorità giudiziaria nell’accertamento della verità». «Non lasceremo nulla di intentato - conclude la nota - per assicurare alla giustizia i responsabili e proteggere la salute dei nostri concittadini».

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Commenti all'articolo

  • Marco R.

    Marco R.

    30 Settembre 2017 - 12:12

    Lo schifo di Ilva, Enel Cerano e altre industrie pesanti attive in questa regione è senza fine. I pugliesi devono dire basta, ci hanno comprati finora con l'elemosina dei posti di lavoro, ma hanno devastato un territorio e ucciso tante persone.

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