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Domenica 19 Novembre 2017 | 11:42

l'odissea Besnik Sopoti

La madre è italiana
lui albanese nato a Bari
ad 82 anni ottiene cittadinanza

Besnik Sopoti

Besnik Sopoti

BARI - Un artista albanese di 82 anni, Besnik Sopoti, dopo anni di battaglie amministrative, ha ottenuto la cittadinanza italiana con una sentenza del Tribunale di Roma. Sopoti, nato a Bari da madre italiana e padre albanese, nel 2013 aveva ricevuto la cittadinanza onoraria dal sindaco di Modugno (Bari), Nicola Magrone, città in cui vive.
La mamma di Sopoti aveva perso automaticamente la cittadinanza italiana dopo aver sposato, il 30 giugno del 1934, il giornalista albanese, divenuto poi patriota del Fronte nazionale, Mazar Sopoti, padre di Besnik. Ciò avvenne in base alla legge 555 del 1912.
L’automatismo della perdita della cittadinanza italiana da parte della donna (non legato alla manifestazione di volontà del soggetto) nel 1975 fu dichiarato incostituzionale; inoltre, dopo l’entrata in vigore della nuova legge sulla cittadinanza (n.91/1992), la donna divenne cittadina italiana, ma all’epoca il figlio era maggiorenne ed autonomo. Besnik presentò la domanda per ottenere in via amministrativa la cittadinanza italiana, ma la richiesta fu rigettata. Da qui il ricorso alla giustizia civile che ha accolto la tesi del legale del ricorrente, l’avvocato barese Ascanio Amenduni.

In tre pagine di sentenza la prima sezione civile del Tribunale di Roma, dopo aver citato due decisioni della Consulta (del 1975 e del 1983) sulla illegittimità costituzionale di parti di articoli della legge 555 del 1912, ha ritenuto che «gli effetti prodotti da una legge ingiusta e discriminante nei rapporti di filiazione e coniugio e sullo stato di cittadinanza, che perdurino nel tempo, non possono che venir meno, anche in caso di morte di taluno degli ascendenti, con la cessazione di efficacia di tale legge, che decorre dal 1 gennaio 1948, data dalla quale la cittadinanza deve ritenersi automaticamente recuperata per coloro che l’hanno perduta o non l’hanno acquistata a causa di una norma ingiusta, ove non vi sia stata una espressa rinuncia allo stato degli aventi diritto»

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