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Presidenza Aqp, Emiliano
pensa a Pino Pisicchio

Rinviata la decisione: il governatore deve scegliere tra un tecnico e un politico

massimiliano scagliarini

bariL’assemblea dei soci che lunedì avrebbe dovuto nominare un nuovo consigliere in sostituzione del dimissionario Nicola Costantino è stata rinviata ad altra data. Ma per la guida dell’Acquedotto Pugliese, dopo aver esplorato le gerarchie tecniche il governatore Michele Emiliano sembrerebbe orientato a pescare dalla politica nominando un inquilino di lungo corso di Montecitorio, ovvero il parlamentare barese Pino Pisicchio.

È molto più di una suggestione o di un pettegolezzo da corridoi. La Regione ha infatti avviato la verifica sulle incompatibilità previste dalla legge, e non tanto per il ruolo di parlamentare (deputati e senatori sono esclusi dalle norme del decreto Anticorruzione) del 62enne presidente del gruppo Misto alla Camera. Non sfugge a nessuno, del resto, che Pino Pisicchio sia fratello di Alfonso, consigliere regionale di Puglia per Emiliano, il gruppo che più degli altri in queste settimane sta mostrando insofferenza nei rapporti con il governatore (li ha esternati, da ultimo, il capogruppo Paolo Pellegrino con riferimento alla Sanità). Il gruppo «civico» lamenta in sostanza di non avere avuto rappresentanti in giunta regionali, né peso specifico nelle scelte fin qui effettuate dal governatore. La presidenza di Aqp vale ovviamente molto più di qualunque assessorato, e dunque la mossa potrebbe avere un significato tattico. Ma c’è da capire, osserva chi sta seguendo il dossier, se Pino Pisicchio sia davvero interessato alla nomina o se invece non si tratti di una mossa di Alfonso per testare la propria influenza politica nei confronti di Emiliano.

Il rinvio dell’assemblea (lunedì Emiliano sarà a Treviso) segnala comunque la necessità di qualche passaggio di approfondimento. Ma forse anche una ragione di opportunità: se il nome del nuovo presidente fosse arrivato troppo presto, qualcuno avrebbe potuto dire che quello di Emiliano era un blitz preparato. Il nome di Pisicchio era circolato anche per la guida di una delle Autorità portuali «di sistema» volute da Delrio in Puglia, ma i tempi per l’avvio della riforma sono molto lunghi (si passerà per un commissariamento). Emiliano deve comunque fare una scelta, tra un tecnico e un politico. La ricerca sembrerebbe virare verso la seconda ipotesi, anche perché gli esperti del settore contattati hanno espresso dubbi rispetto alla retribuzione di «soli» 120mila euro l’anno, troppo pochi per un’azienda che fattura 450 milioni di euro.

«Non c’è alcuna fretta - ha detto ieri il governatore, a margine della presentazione del disegno di legge di bilancio, a proposito della nomina in Acquedotto -: il consiglio di amministrazione è già in grado di funzionare e sta lavorando bene». In attesa del presidente, la più grande società pubblica del Mezzogiorno è in mano all’imprenditore barese Lorenzo De Santis, nominato vicepresidente nella riunione di cda in cui Costantino si è dimesso dopo essere stato «sfiduciato» sulle sue scelte (dalla nomina del segretario del cda, alla delibera per aumentare del 6% le tariffe assunta in beata solitudine quando già non era più amministratore unico). Su Acquedotto, comunque, si gioca una partita dove politica ed interessi economici si incrociano. La società è recentemente stata costretta a segnalare alla magistratura i quattro appalti da 30 milioni per lo smaltimento dei fanghi: un nervo scoperto su cui Emiliano ha chiesto chiarezza.

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