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il paradosso

Bari, nella Provincia abolita
resiste la commissione tartufi

«Agricoltura, caccia e pesca» sempre attivi per i permessi

FRANCESCO PETRUZZELLI

Vuoi andare sulla Murgia alla ricerca di tartufi e con il cane al seguito? Devi prima passare dall’apposita commissione metropolitana e superare l’esame orale. Sei un cacciatore e sei stato punito con una sanzione ma la ritieni ingiusta? Allora la commissione «Contenzioso amministrativo» fa al caso tuo. Se poi sei un agricoltore o un allevatore che ha subito danni dal passaggio di lupi e cinghiali devi bussare alla commissione «Danni da fauna selvatica» sperando di non trovare alla scrivania Checco Zalone che con una mano timbra permessi e documenti, mentre con l’altra arraffa prosciutti, formaggi e cassette di frutta fresca.

Ecco il variegato mondo dell’Ufficio Agricoltura Caccia e Pesca della Provincia di Bari, ora Città Metropolitana. Lo sportello forse spesso ignorato dai più – ovviamente non dalle categorie del settore – che adesso sale alla ribalta complice il film da incassi record «Quo Vado?».

Spulciando carte e determine dirigenziali si scopre cosa ruota attorno a questo settore. Dove persino andare per tartufi in Terra di Bari richiede autorizzazioni e carte bollate per evitare che il principiante scavi a casaccio, provocando danni e buche gigantesche per la ricerca di questo prodotto pregiato. Allora meglio munirsi di un cane addestrato e seguire il suo fiuto. Ma per essere autorizzati bisogna prima passare da un’apposita commissione che si riunisce alcune volte all’anno percependo un rimborso spese almeno per il carburante: 409,03 gli euro restituiti complessivamente ai componenti che nel biennio 2013-2014 hanno raggiunto Bari per esaminare le domande e ascoltare l’esame orale di questi cacciatori d’oro. A prova superata arriva il tesserino che può essere rilasciato anche a candidati dai 14 anni in poi.

Doppia prova d’esame invece - c’è anche lo scritto - davanti alla commissione «Abilitazione caccia» dove vengono rilasciati i permessi agli amanti della doppietta. I componenti percepiscono un piccolo gettone di presenza quanto quello da 60 euro – ma adesso ridotto, dopo le ultime Finanziarie – previsto per i componenti del Comitato Tecnico Faunistico, un organo consultivo che ascolta le istanze di cacciatori da una parte e delle associazioni animaliste, dall’altra, cercando di trovare un punto d’incontro. Roba insomma da litigare se in quel posto fisso ci fosse invece Checco Zalone. «Ma noi lavoriamo, abbiamo molte competenze assegnate dalla legge regionale – ci spiega al telefono un funzionario che chiede di restare in anonimato -. Il film ha leso la nostra immagine, adesso tutti ci danno addosso e siamo finiti sotto la lente d’ingrandimento dell’opinione pubblica. Non potete capire invece le tante telefonate che riceviamo dagli esperti del settore. L’altro giorno diversi cacciatori ci hanno contattato per protestare contro la chiusura anticipata della caccia per alcune specie animali. Sa questa storia del film cosa mi ricorda? La polemica che scoppiò anni fa sullo spot di un famoso amaro, sorseggiato dai veterinari alla fine di un intervento. Sembrava che fossero un’intera categoria di ubriaconi…».

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