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Martedì 17 Ottobre 2017 | 13:20

potenza - sigilli da sette anni

Elisa Claps, riapre
la chiesa degli orrori

Via ai lavori nella «Ss Trinità»: per 17 anni nascosto lì il cadavere

Elisa Claps, riapre la chiesa degli orrori

Giovanni Rivelli

POTENZA - Dovrebbero partire nel giro dei prossimi sei mesi i lavori per ristrutturare e riaprire la Santissima Trinità di Potenza, la «chiesa-sarcofago» che per 17 anni nascose il corpo di Elisa Claps, la studentessa sedicenne potentina scomparsa il 12 settembre 1993 e i cui resti furono ritrovati il 17 marzo 2010 nel sottotetto dell’edificio. Da quel giorno di marzo di 7 anni fa, infatti, la chiesa è rimasta sempre a porte sbarrate, prima per il sequestro disposto dalla Procura, poi per questioni tecniche e (anche se nessuno lo ha mai detto esplicitamente) per quel sentimento popolare di rabbia sorto per il fatto che quel corpo è stato lì per tanto tempo senza essere rinvenuto e che è diventato ancor più forte man mano che si è scoperto che qualcuno aveva addirittura aperto una botola di aerazione per disperdere i miasmi, che un sacerdote e due donne delle pulizie il corpo lo avevano visto già prima e quando si è aggiunto il sospetto che anche altri, ancora in precedenza, sapessero e che qualcuno abbia, a un certo punto, rimosso la catasta di laterizi che ricopriva il cadavere decidendo a tavolino di farlo ritrovare.

Ma per quell’edificio vecchio più di 9 secoli, che ha anche un valore storico e culturale per il capoluogo lucano nel cui corso principale oggi appare circondato da teloni e impalcature, l’obiettivo della Curia vescovile potentina ora è di puntare alla riapertura. Ma mancano le fondamenta (come in molti edifici dell’epoca) e mancano parte dei fondi necessari a farle e a ristrutturare. Così la Curia bussa a soldi alla Regione Basilicata per avere i soldi necessari e si prepara anche all’ipotesi di una colletta tra fedeli. Nelle mani del direttore dell’ufficio tecnico-legale, don Cesare Covino, e dell’economo diocesano don Massimiliano Scavone, c’è un preventivo da un milione e 892mila euro per risistemare la chiesa (servono un milione e 418mila euro) e la canonica (conto da 474mila euro). Un conto lievitato, per l’edificio di culto, proprio per la necessità di intervenire a creare delle fondamenta che lo adeguino alle disposizioni antisismiche. Ma le disponibilità, così, non bastano. La Cei, infatti, ha messo a disposizione un milione e 130mila euro a cui si aggiungono i fondi della Diocesi per l’edilizia di culto, ma parliamo di qualche decina di migliaia di euro l’anno. Per questo, per il resto, negli uffici della Diocesi di via Scafarelli ci si attende un contributo sostanzioso dalla Regione e, eventualmente non dovesse coprire tutto, la partecipazione dei fedeli.

I lavori, in ogni caso, potrebbero prendere il via entro 6 mesi, perché buona parte dei permessi già ci sarebbero (quello della Soprintendenza innanzitutto) e la prima opera programmata, comunque, è il rifacimento della canonica ora totalmente pericolante. I quattro piani attuali saranno demoliti e ne saranno ricostruiti tre riducendo le volumetrie e distanziando il corpo di fabbrica sia dalla chiesa che dal campanile. L’abbattimento del vecchio edificio porterà tre vantaggi: sarà possibile riaprire una finestra della chiesa nella parte alta che ora è ostruita dal fabbricato, si potranno meglio valutare gli interventi da fare sulle parti della chiesa ora coperte e, infine, la ricostruzione del corpo di fabbrica non addossato agli altri edifici diminuirà i rischi sismici per entrambi.

Mentre questa prima fase procederà, si spera di definire il quadro economico per iniziare a mettere mano anche alla chiesa. Tempi previsti, non meno di un paio di anni, ma tutto sommato è il meno: lo scoglio che fa più paura è quello delle possibili reazioni alla riapertura dell’edificio. Anche per questo i programmi vanno avanti, tra difficoltà e soluzioni, ma senza clamori.

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