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Venerdì 15 Dicembre 2017 | 22:22

sanità e sicurezza

Lecce, guardia medica
meno sedi ma più sicure

I fatti di Catania, con lo stupro brutale di una dottoressa durante il turno di notte, hanno reso ancora più attuale la necessità di rimetter mano all’organigramma

guardia medica

Dovranno essere i sindaci a dare la benedizione alla sforbiciata delle sedi di guardia medica. Venerdì pomeriggio, a Bari, il Comitato permanente regionale straordinario è stato convocato d’urgenza per discutere su come rafforzare la sicurezza nei presidi di continuità assistenziale. I fatti di Catania, con lo stupro brutale di una dottoressa durante il turno di notte, hanno reso ancora più attuale la necessità di rimetter mano all’organigramma. Non sarà una cosa semplice: tra sindacati la spaccatura è profonda.

La Asl di Lecce, finora, ha fatto da sola, con un piano (al momento congelato) elaborato a giugno dai direttori di distretto e che in parte si allontana dalla proposta avanzata due giorni fa dalla Regione. Via Miglietta ha pianificato la riduzione da 63 a 31 delle sedi di guardia medica in provincia e una chiusura degli ambulatori a partire dalle 20; Bari, invece, propone una non meglio precisata diminuzione del numero di ambulatori, a parità di organico, e la vigilanza armata su ciascun presidio, con attività ambulatoriale garantita fino alle 22.30, orario oltre il quale il personale dovrebbe spostarsi in sedi non aperte e non note al pubblico. Da qui, poi, i sanitari dovrebbero assicurare le visite domiciliari, da effettuare accompagnati da personale delle Sanitaservice.

Il sindacato Smi, oltre alla Fimmg, si è espresso a favore della proposta regionale, rimarcando la necessità di tenere presente le peculiarità dei territori nella scelta degli accorpamenti. Al governatore Michele Emiliano, non a caso, ha riproposto il piano, nato da un suo input, già elaborato a Lecce. A mettersi di traverso, invece, sono stati Intesa Sindacale e Snami.

È il primo, travagliato, passaggio: per la prossima settimana, è in cantiere il tavolo tra Regione e Anci, poi si tornerà a trattare con le organizzazioni dei medici. «I sindaci si riapproprino della sanità» è l’appello dello Snami, che ha espresso grandi perplessità e proposto l’istituzione di un call center che identifichi, come da legge, il paziente e le sue necessità. Non solo, ha chiesto anche di circoscrivere il raggio di competenza dei presidi per farli coincidere con quelli delle aggregazioni funzionali territoriali (Aft), previste dalla legge Balduzzi nel 2012 e, pare, di imminente istituzione. Il segretario leccese Antonio Chiodo ha consegnato a Emiliano un documento di netta contrarietà alla linea della Asl salentina: a suo avviso, le fusioni delle sede rispondono più ad esigenze di risparmi di cassa che di garanzia della sicurezza dei medici.

«L’accorpamento – rimarca Chiodo - risulta anche intempestivo soprattutto in considerazione della riforma voluta dalla Legge Balduzzi che prevede le Aft, ovvero equipe di medici collegati costantemente tra loro per la copertura assistenziale di un bacino di utenza non superiore a 30mila abitanti. La stessa norma introduce il “rapporto unico”, una nuova figura di medico che unificherà le attuali due esistenti, vale a dire quella del medico di base e del medico di guardia medica. Poi, l’accorpamento degli ambiti espone il medico ad ulteriori rischi e pericoli legati alla maggiore distanza che egli deve percorrere per raggiungere il domicilio del paziente». È in questa occasione che lo Snami rilancia la proposta della presidente nazionale degli Ordini dei medici, Roberta Chersevani, di valutare la fattibilità di spostare le guardie mediche all’interno delle stazioni dei carabinieri o delle postazioni di polizia, «perché la nostra idea di sicurezza – rimarca Chiodo – tiene conto anche della capillarità del servizio e dei tempi di assistenza».

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