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Venerdì 24 Novembre 2017 | 22:57

Il caso della ragazza di Specchia

Noemi, il genitore accusa il papà
del fidanzato: ha fatto tutto lui

Sabato mattina l'interrogatorio di garanzia del 17enne. Gli ispettori del ministero hanno acquisito gli atti

Noemi, 16 anni: da sei giorniè scomparsa nel nulla

SPECCHIA (LECCE) - «Ha fatto tutto lui». Umberto Durini non ha dubbi: a provocare la morte di sua figlia Noemi non è stato il fidanzato diciassettenne reo confesso ma suo padre, che provava nei confronti della ragazzina «un odio indescrivibile». Con il passare dei giorni, quello che era il dramma di una sedicenne che ha avuto l’unica colpa di innamorarsi del ragazzo sbagliato diventa sempre più una faida tra famiglie. Intrisa di veleni e rancori.

Dove Umberto trovi tutte queste certezze, non è dato sapere: le indagini dei carabinieri e della procura di Lecce non hanno ancora chiarito il ruolo del padre di Lucio, che resta indagato per sequestro di persona e occultamento di cadavere. Una serie di accertamenti sono in corso e qualche risposta potrebbe arrivare dall’autopsia sul corpo della ragazza, che si terrà martedì, e dall’esame delle macchie di sangue rinvenute sulla 500 con cui alle 5 del mattino del 3 settembre il ragazzo è andato a prendere Noemi. Allo stato, dunque, l’ipotesi più probabile resta quella che il ragazzo abbia confessato al padre quello che aveva fatto e questi lo abbia aiutato a far sparire il corpo di Noemi. O, quantomeno, a pulire l’auto dopo che il giovane si era liberato del cadavere della fidanzata.

Umberto Durini è convinto però che sia andata in tutt'altro modo e anche se non dice mai in maniera chiara che è stato il padre di Lucio ad uccidere sua figlia, la sua ricostruzione dei fatti è tutta in quella direzione. Tanto che di prima mattina si è presentato davanti a casa della famiglia di Lucio ad Alessano urlando e cercando di entrare. «Me l’ha uccisa, vieni fuori bastardo, vieni fuori» ha inveito più volte, con i carabinieri che a fatica sono riusciti a fermarlo. Poi l’uomo si è calmato e si è sfogato con i cronisti.

Noemi «era la ragazza più brava del mondo. Non era perfetta, ma era brava e onesta». Una sedicenne che una settimana prima di sparire sembrava aver trovato finalmente la pace, stando a quello che dice il padre. «Stava finalmente bene, tornava a casa tutte le sere alle 20 e mi abbracciava. Era riuscita a lasciarlo, anche se lo amava e lo adorava». Ma era Lucio il problema? «No» risponde lui. E torna indietro nei mesi. «Lui con me era come un agnello. Quando l’hanno cacciato di casa, perché vedeva mia figlia, è venuto a dormire da me. Andava a dormire nelle baracche e io me lo sono portato a casa. Gli ho preso le medicine in farmacia, gli ho dato i vestiti e le sigarette. E lui si era calmato».

Sono stati i suoi genitori, il padre in particolare, a far precipitare tutto. «Dopo le denunce di mia moglie avevo la verità davanti agli occhi e non volevo vederla - sostiene Umberto Durini - Però sono andato da loro, volevo parlare, io sono una persona che parla non un violento. Volevo trovare un punto d’incontro. E loro mi hanno aggredito. Mi hanno trattato come un delinquente, dicevano 'noi non vogliamo avere a che fare con i drogatì. A me? Che non so neanche dove sta la droga». Quella famiglia, aggiunge, «provava un odio indescrivibile per mia figlia, un odio che non era comprensibile». Accuse condivise anche dalla mamma di Noemi, Imma.

«Mia figlia era allegra, educata a rispettosa. E’ nata in una famiglia sana, ecco perché è morta» dice la donna, che poi si rivolge direttamente al padre del presunto assassino. «Mia figlia, grazie a lei, a lei che non la poteva vedere» è morta, «perché suo figlio doveva diventare il secondo delinquente come lei...Mi assumo tutte le mie responsabilità».
L’odio secondo Umberto Durini è esploso definitivamente la mattina del 3 settembre. L’uomo si mette le mani sul viso, poi si volta verso la casa del padre del presunto assassino, e sibila.

«Io Lucio lo perdono. Io voglio suo padre e basta, perché so tutto. Quella mattina mia figlia è uscita per chiarire. Subito dopo essere salita in macchina il ragazzo deve averla tramortita con un pugno». E poi? «E poi è venuto qua - Umberto indica la casa del padre di Lucio -. Il padre ha capito la situazione e ha detto 'ci penso iò. E’ lui che ha fatto tutto il resto». L’uomo si ferma, poi riattacca. «Lucio sta nascondendo suo padre, lo protegge. Ma non lo salverà. Ha fatto tutto lui e ha fatto festa come un bambino a Disneyland».

LA TAC ESCLUDE LA MORTE PER LA PIETRA - Noemi non è stata uccisa con un colpo di pietra alla testa. Lo hanno escluso i risultati di una Tac eseguita, alla presenza del medico legale Roberto Vaglio, nella camera mortuaria dell’ospedale Vito Fazzi di Lecce sul corpo della ragazza, scomparsa da casa il 3 settembre scorso, presumibilmente ammazzata la stessa mattina e il cui corpo, nascosto sotto un cumulo di pietre, è stato trovato due giorni fa nelle campagne di Castrignano del Capo (Lecce) su indicazione del presunto omicida reo confesso, il fidanzato di 17 anni.

Dall’esame non emergerebbero segni di fratture scheletriche sul cadavere, né tanto meno alla testa e questo fa escludere l'ipotesi iniziale che la ragazza sia stata uccisa a colpi di pietra. Domani alle 10,30, nella 'casa protettà dell’hinterland leccese in cui è rinchiuso in stato di fermo, ci sarà l'interrogatorio di garanzia del 17enne dinanzi al gip del tribunale per i minorenni di Lecce. Il ragazzo, quando ha confessato il delitto, disse di aver ucciso Noemi con un coltello che la ragazza avrebbe portato con sé uscendo da casa il 3 settembre. Della presunta arma del delitto non è stata trovata traccia, ma per sciogliere i dubbi su come la sedicenne di Specchia sia stata uccisa sarà decisiva l’autopsia che dovrebbe essere eseguita lunedì prossimo. Un primo esame esterno del cadavere, il giorno del ritrovamento, ha evidenziato la presenza di lesioni al collo: potrebbero essere state procurate da qualcuno con un’arma da taglio, ma potrebbero anche essere le conseguenze dell’azione di insetti e larve su un corpo in stato di decomposizione, quale era quello della sedicenne.

L’interrogatorio di garanzia di domani potrebbe servire a chiarire, ad esempio, il movente del delitto. Il 17enne, accusato di omicidio volontario e occultamento di cadavere in concorso, quando ha confessato il delitto ha riferito di aver ucciso la fidanzata perché Noemi voleva che lui sterminasse la sua famiglia, che ostacolava la loro relazione sentimentale. Così come non è ancora chiaro il ruolo che, secondo l’accusa, potrebbe avere avuto nella vicenda il padre del ragazzo, indagato per sequestro di persona e concorso in occultamento di cadavere.

Che tra le famiglie dei due adolescenti non corresse buon sangue lo si era capito dalla denuncia che la mamma di Noemi, Imma Rizzo, aveva sporto nel maggio scorso alla Procura per i minori per presunte violenze che la ragazza avrebbe subito dal fidanzato, e dalla contro-denuncia che la famiglia del 17enne aveva presentato un paio di settimane dopo nei confronti della ragazza, accusata di stalking. Da quel momento la situazione di astio reciproco si è andata trascinando fino all’epilogo tragico. E’ il motivo per cui ieri il ministro della Giustizia, Andrea Orlando, ha chiesto all’ispettorato di verificare se ci siano state sottovalutazioni e se l’omicidio della sedicenne potesse essere evitato. «Abbiamo ritenuto opportuno intervenire - ha spiegato ancora oggi il ministro Orlando - perché a una prima valutazione sono emerse delle condotte nelle attività dei magistrati che possono far supporre delle abnormità. Gli ispettori hanno acquisito gli atti oggi. Naturalmente - ha aggiunto - questo non cancellerà il dolore dei famigliari». 

IL LUOGO DEL RITROVAMENTO A CASTRIGNANO

Domani alle 10,30, nella 'casa protettà dell’hinterland leccese in cui è rinchiuso in stato di fermo, ci sarà l'interrogatorio di garanzia del 17enne dinanzi al gip del tribunale per i minorenni di Lecce. Il ragazzo, quando ha confessato il delitto, disse di aver ucciso Noemi con un coltello che la ragazza avrebbe portato con sé uscendo da casa il 3 settembre. Della presunta arma del delitto non è stata trovata traccia, ma per sciogliere i dubbi su come la sedicenne di Specchia sia stata uccisa sarà decisiva l’autopsia che dovrebbe essere eseguita lunedì prossimo. Un primo esame esterno del cadavere, il giorno del ritrovamento, ha evidenziato la presenza di lesioni al collo: potrebbero essere state procurate da qualcuno con un’arma da taglio, ma potrebbero anche essere le conseguenze dell’azione di insetti e larve su un corpo in stato di decomposizione, quale era quello della sedicenne.

L’interrogatorio di garanzia di domani potrebbe servire a chiarire, ad esempio, il movente del delitto. Il 17enne, accusato di omicidio volontario e occultamento di cadavere in concorso, quando ha confessato il delitto ha riferito di aver ucciso la fidanzata perché Noemi voleva che lui sterminasse la sua famiglia, che ostacolava la loro relazione sentimentale. Così come non è ancora chiaro il ruolo che, secondo l’accusa, potrebbe avere avuto nella vicenda il padre del ragazzo, indagato per sequestro di persona e concorso in occultamento di cadavere.

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