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Martedì 24 Ottobre 2017 | 04:16

Bond rischiosi

Banche risarciranno
risparmiatori pugliesi

BARI - La Corte d’Appello di Bari, con due distinte sentenze emesse a distanza di pochi giorni l’una dall’ altra, ha condannato due istituti di credito a rimborsare risparmiatori pugliesi che avevano perso i propri risparmi in investimenti inadeguati.
Nel primo caso la Corte d’Appello, ribaltando la sentenza di primo grado che aveva dato ragione alla banca, ha condannato Monte dei Paschi di Siena a risarcire una casalinga di Trani per i risparmi investiti in bond Cirio. Nel secondo caso ad essere condannata è stata la Banca di credito cooperativo di Alberobello e Sammichele (confermando la sentenza di primo grado del Tribunale Civile di Bari), che dovrà rimborsare un operaio barese della perdita dei propri risparmi investiti in bond Argentina.

«Trattandosi di investimento speculativo ed altamente rischioso - si legge nella prima sentenza - la banca intermediaria avrebbe dovuto puntualmente informare l’ investitore». «L'intermediario ha l’obbligo di assicurarsi che le informazioni siano sufficienti ed adeguate al cliente - scrivono i giudici sulla Bcc - e ha il dovere di astenersi da proporre ed eseguire operazioni inadeguate al cliente».

Entrambe le vicende giudiziarie hanno avuto inizio 10 anni fa, quando i consumatori decisero di far causa alle banche dopo aver visto volatilizzarsi nel nulla i propri risparmi. La Corte d’Appello di Bari con queste due sentenze ha riconosciuto il diritto dei cittadini al risarcimento, condannando le banche anche al pagamento degli interessi e delle spese legali. "Sono stati necessari 10 anni di battaglia giudiziaria e due gradi di giudizio - ha dichiarato l’avvocato Massimo Melpignano, vicepresidente Adusbef Puglia - per far affermare il diritto dei risparmiatori a ricevere informazioni complete ed adeguate in caso di prodotti rischiosi. Le banche - ha concluso Melpignano, che ha difeso i due risparmiatori nelle cause contro gli istituti di credito - dovrebbero mettersi una mano sulla coscienza e smettere di vendere prodotti ad alto rischio o illiquidi agli ignari consumatori». 

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