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Lunedì 25 Settembre 2017 | 11:38

il caso

Emiliano, scintille sulla sanità
«Alla Puglia fondi insufficienti»

L'allarme delle regioni del sud «Noi penalizzati». Ma il sottosegretario Faraone: dovevate votare il referendum

Emiliano, scintille sulla sanità «Alla Puglia fondi insufficienti»

BARI - I sistemi sanitari del Mezzogiorno presentano una cronica carenza di risorse che, insieme ai vari limiti normativi, rendono molto difficile garantire i Lea, i Livelli essenziali di assistenza: un’Italia a due velocità in cui il divario tra Nord e Sud non accenna a diminuire. È quanto emerso ieri in Fiera del Levante nella prima giornata del Forum Mediterraneo della Sanità organizzato dall’Aress, con un botta e risposta a (lunga) distanza tra il presidente pugliese Michele Emiliano e il sottosegretario alla Salute, Davide Faraone.

«Abbiamo - ha detto in mattinata Emiliano, aprendo i lavori - più o meno gli stessi assistiti dell’Emilia Romagna, ma con 15mila addetti e 800 milioni di euro in meno sul Fondo sanitario nazionale. Siamo costretti a fare miracoli per mantenere elevati standard di assistenza e servizi efficienti, puntando sull’innovazione in particolare sulla telemedicina». Una situazione evidenziata più o meno da tutte le Regioni del Sud, ma che ha trovato una risposta «politica» da parte del sottosegretario Faraone: «Non vorrei essere monotono - ha detto il deputato siciliano - ma avevamo tentato di dare una risposta anche a questo problema attraverso il referendum costituzionale. Non è passato, adesso lavoreremo per trovare soluzioni alternative. Nella prossima legge di bilancio dovrebbe esserci un incremento degli stanziamenti per la sanità, ma le Regioni devono fare la loro parte tagliando gli sprechi».

La risposta non ha convinto il capo del dipartimento Salute della Regione Puglia, Giancarlo Ruscitti: «Sono anni - ha detto - che lo Stato assegna alla sanità un finanziamento palesemente inadeguato, lasciando poi alle Regioni il compito di effettuare il riparto. Il sistema funziona, sì, ma solo per il nostro senso di responsabilità». Ruscitti, romano, che viene dall’esperienza come segretario generale della sanità in Veneto, è scettico sulle soluzioni tampone: «Mi chiedo - dice - per quale motivo le Regioni del Nord, che spesso hanno promosso referendum di tipo federalista, dovrebbero rinunciare a quote di finanziamento per favorire il Mezzogiorno». Tutto questo senza contare i problemi normativi: «Noi, in piano operativo, non possiamo garantire una parte delle terapie e delle prestazioni innovative. Abbiamo il divieto di rimborsare prestazioni non tariffate, e abbiamo fatto una delibera sulla Pma dal forte valore politico. Siamo stati costretti a concentrare la rete ospedaliera su pochi centri di eccellenza, una rete disegnata 15 anni fa per una popolazione giovane e che oggi deve fare i conti con l’invecchiamento».

Problemi anche in Basilicata, che pure negli anni ha evitato le forche caudine del commissariamento: «I conti sono in ordine - dice Pietro Quinto, dg della Asl di Matera - ma esistono forti disuguaglianze nelle modalità di erogazione delle prestazioni, e per i piccoli è praticamente obbligatorio fare accordi con le Regioni vicine altrimenti non ci sarebbe la massa critica per garantire determinati servizi». [m.sc.]

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