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Mercoledì 20 Settembre 2017 | 20:09

Il fidanzato della vittima, reo confesso: «voleva che ammazzassi la mia famiglia»

Noemi, Tribunale aveva deciso
di affidarla ai servizi sociali
17enne: meglio se mi uccidevo

Ha rischiato il linciaggio il 17enne reo confesso dell’omicidio della sedicenne Noemi Durini quando è uscito dalla sede della stazione carabinieri di Specchia

Sedicenne scomparsa sull'auto del fidanzato nessuna traccia di sangue

Il corpo di Noemi Durini, 16 anni, ritrovato a Castrignano del Capo (foto Toma)

SPECCHIA (LECCE) - «Voleva che ammazzassi la mia famiglia. L’ho uccisa per questo». Scarica le colpe su Noemi, il suo presunto assassino; tira in ballo chi non può più difendersi, il fidanzato diciassette, dopo averla uccisa e abbandonata sotto un mucchio di pietre al bordo della strada: «quello che ho fatto è stato per l’amore che provo per voi. Noemi voleva che io vi uccidessi per potere avermi con sé».

Ci sono ancora tanti punti da chiarire nell’ennesima triste storia della provincia italiana più profonda, in cui la ragazzina sedicenne è la prima vittima ma non l’unica. Nodi che la confessione del ragazzo, che esce dalla caserma dei Carabinieri dopo l’arresto con lo sguardo di sfida e rischia di essere linciato dalla folla inferocita, non scioglie. Perché per capire davvero come è andata bisogna, prima, ricostruire il rapporto tra i due, le relazioni tra le famiglie, gli odi reciproci. E mettere ordine ai veleni del paese. Definire quello che gli investigatori e gli inquirenti chiamano il contesto. «Diciamo - racconta uno di loro - che la situazione socio familiare di entrambe le famiglie era di qualche disagio, per usare un eufemismo». Tre Tso negli ultimi sei mesi e la prescrizione di farmaci inibenti atti di ira e collera per il ragazzo, la segnalazione dei servizi sociali per un’assistenza al Sert per Noemi sono lì a confermarlo. Atti ufficiali come il provvedimento del tribunale dei minori che chiedeva sempre ai servizi sociali di farsi carico di Noemi. Peccato sia arrivato quando lei era già scomparsa e, probabilmente, morta.

Quella mattina del 3 settembre, ha raccontato in sostanza il ragazzo, Noemi voleva trasformare lui e lei in novelli Erika e Omar. Quando alle 5 del mattino è andato a prenderla, lei si è presentata con un coltello. «L'ho uccisa con quello - ha raccontato - ho reagito di fronte alla sua ostinazione nel voler portare a termine il progetto di sterminare la mia famiglia». Parole che non potranno trovare alcuna conferma e dunque, dicono gli investigatori, vanno prese per quello che sono: dichiarazioni di un ragazzo confuso e malato, che ha però confessato l’omicidio. Tra l’altro, aggiungono, non c'è al momento alcuna traccia del coltello di cui parla il diciassettenne: fin quando non verrà eseguita l’autopsia non sarà possibile dunque stabilire se sul corpo di Noemi vi siano delle ferite compatibili con un’arma da taglio.

Di certo c'è l’odio tra le due famiglie, culminati nelle denunce reciproche a distanza di venti giorni l’una dall’altra. Per lesioni quella dei familiari di Noemi; per atti persecutori quella presentata dai genitori del ragazzo. Stalking. «Lui non doveva guardarsi intorno se c'era qualche ragazza - sostiene la madre del giovane - subiva da lei e ultimamente ha reagito così. Reagiva, quando la vedeva. Lei gli ha fatto il lavaggio del cervello, l’ha fatto diventare un mostro». «Ma se era lui che era geloso marcio» replica Leila, la migliore amica di Noemi. «Me lo avrà detto centinaia di volte, che voleva lasciarlo. Ma aveva paura. E aveva ragione: una volta le ha riempito la faccia di lividi solo perché aveva guardato una moto. Una moto, capisci?. Lui era convinto che avesse guardato il ragazzo che c'era sopra ma lei manco lo aveva visto quello». «Noemi era una ragazza che cercava di vivere in maniera solare, aperta alla vita e all’amore». Così Imma, la madre di Noemi, ha descritto al vescovo di Ugento, don Vito Angiulli, la figlia uccisa dal fidanzatino.

L’interrogatorio di garanzia, che ancora non è stato fissato, forse servirà a fare un po' di chiarezza ulteriore. A partire dal ruolo del padre. L’uomo avrebbe detto che il figlio, la sera prima del ritrovamento del corpo, gli rivelò quel che aveva fatto e gli chiese di accompagnarlo dai carabinieri. «Se hai le palle ci vai da solo» gli ha risposto lui, a conferma che questa è innanzitutto una storia di degrado familiare e che il diciassettenne è l’altra vittima. Forse ha cominciato a capirlo anche lui, chiuso in una struttura protetta da ieri sera e sorvegliato a vista per evitare che tenti di uccidersi. «Ho sbagliato - continua a ripetere - se mi fossi ammazzato si sarebbe evitato questo casino».

MINISTRO AVVIA INCHIESTA SU PROCURA MINORI - L’accusa della mamma di Noemi Durini su presunte inerzie della Procura per i minori di Lecce non resterà inascoltata. Il ministro della Giustizia, Andrea Orlando, ha chiesto all’ispettorato di verificare se ci sono state sottovalutazioni e se l’omicidio della sedicenne poteva essere evitato. Per questo gli ispettori svolgeranno accertamenti preliminari sull'operato dei pm minorili a cui era giunta la denuncia della mamma di Noemi contro il fidanzato 17enne della ragazza, che ieri ha confessato l’omicidio.

Sulla vicenda anche la prima commissione del Csm ha chiesto al comitato di Presidenza l’apertura di una pratica. Ispettori e Csm dovranno verificare anche un altro particolare finora inedito: anche la famiglia del ragazzo, a 15-20 giorni di distanza dalla denuncia della famiglia Durini, aveva denunciato la ragazza per stalking. Le denunce incrociate risalirebbero al maggio scorso e proverebbero l’astio crescente tra le due famiglie, tanto che il padre del 17enne si era spinto a commentare su Facebook che il fidanzamento tra Lucio e Noemi era "un cancro». La commissione del Csm potrebbe ora acquisire le denunce e verificare che tipo di approfondimenti sono stati disposti dai magistrati che le hanno ricevute. 

TAC ESCLUDE FRATTURA TESTA - Noemi non é morta a causa
di un colpo di pietra alla testa. E’ quanto emerge dal primo
esame radiologico effettuato dal medico legale Roberto Vaglio
sul corpo della ragazza. Dalla Tac eseguita nella camera
mortuaria dell’ospedale Vito Fazzi di Lecce, non emergerebbero
infatti segni di fratture scheletriche, tantomeno al cranio.
Questo fa quindi escludere che la giovane, come invece era stato
detto in un primo momento, sia deceduta per i colpi inferti con
una pietra in testa.

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Commenti all'articolo

  • Cannolese

    14 Settembre 2017 - 18:06

    Nulla può esservi di conforto. Non le mie parole nè le mie lacrime. Che Noemi vi dia la forza di sopravviverle. Le mie condoglianze. Totò Caggese

    Rispondi

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