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Giovedì 19 Aprile 2018 | 19:29

la Siae rivendica i diritti

Parrucchiera multata
per una radiosveglia

di Maria Ida Settembrino

Si sono presentati in due, gli accertatori della Siae e dopo essersi guardati attorno hanno multato una giovane parrucchiera del centro storico di Potenza per l’utilizzo di una desueta radiosveglia all’interno del suo salone di bellezza. «Era un regalo di mia nonna – ha commentato la giovane. Stava poggiata sulla madia tutta impolverata ma suonava. Mi teneva compagnia. Essere multati anche per un oggetto che sta su un mobile, per me, rimane un’esagerazione». Eppure, a ben guardare, stando almeno a quello che è in teoria la mission dell’organo che garantisce il pagamento sui diritti della musica, la tutela è a tutto campo. È così da sempre, è così per tutte le forme di divulgazione sonora nei locali pubblici. I casi di parrucchieri multati diventano sempre più frequenti. Sono gli stessi organi accertatori a darci notizia. Un ispettore della Siae fa un controllo in un salone di bellezza, per verificare che non diffonda musica senza pagare i diritti.

Durante il controllo, però, il cellulare di uno dei due titolari suona. E, visto che «chi diffonde musica in un locale pubblico deve pagare i diritti» i gestori si vedono affibbiare una multa da 170 euro». Alla giovane parrucchiera di Potenza, è andata relativamente meglio, l’importo della penalità ha superato di poco 150 euro, ma la sua reazione all’indebito non è stata poi così scontata.

«Sono passata dall’incredulità all’isterismo – ha commentato la ragazza -. Io non riuscivo a capire l’attinenza tra quella radiolina e questi uomini che con fare sbrigativo mi addebitavano quell’importo stampato sul verbale a caratteri cubitali. Io impiego diversi giorni per guadagnare quei soldi tra tasse, mensilità di locazione, costi di fornitura e consumi. I miei ricavi sono davvero ridotti all’osso. Poi, arrivano questi e mi vogliono tassare per una radiosveglia che suona a rotta di collo e non da fastidio a nessuno. Non mi sembra una cosa tanto normale!». A distanza di giorni, la giovane artigiana non solo ha provveduto a saldare la sua incombenza, ma ha imparato a guardare con sospetto tutto quello che è fonte sonora e che per un motivo o per un altro transita nel suo salone di bellezza.

Certo è la normativa in materia è a dir poco stringente. I controlli, serratissimi e le multe, poi, continuano a fioccare. Emblematiche sono le feste organizzate da privati, dove l’equivoco è all’ordine del giorno. «Nel caso in cui la musica non fosse dal vivo ma registrata, oltre al compenso per diritto d’autore è dovuto anche un compenso per i cosiddetti diritti connessi, spettanti ai produttori dei supporti fonografici ed agli artisti interpreti o esecutori dei brani. Per musica registrata viene intesa sia la diffusione tramite cd, dvd etc. sia quella diffusa mediante l’attività di un disc jockey. La Siae si paga, infatti, ogni qualvolta si organizza un evento o una festa privata a cui partecipano delle persone, anche se ad ingresso gratuito. Quello che alla società di autori interessa è di fatto l’esecuzione pubblica della musica di proprietà altrui, indipendentemente dal fatto che si tratti di una festa in un ristorante, in un piano bar o in discoteca».

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