Domenica 24 Giugno 2018 | 06:58

Al Di Venere

Bari, l'ecografo è vecchio
Il medico alla donna incinta
«Firmi qui, rischio diagnosi errata»

La donna si era sottoposta alla morfologica , cercava risposte dall'ospedale, ne è uscita con molti dubbi

Bari, l'ecografo è vecchioIl medico alla donna incinta«Firmi qui, rischio diagnosi errata»

L'ospedale Di Venere

NICOLA PEPE

BARI - I tecnici la chiamano medicina difensiva, per essere più chiari è un modo per mettersi al riparo da ogni problema. Sta di fatto che in una sanità (di eccellenza) che dovrebbe fornire certezze a un paziente, in questo caso la risposta è il (drammatico) ragionevole dubbio. La vicenda che denunciamo in questa pagina meriterebbe qualche spiegazione da chi ha le redini della sanità nella Regione: qualcuno dovrà pur spiegare alla signora Lucia (un nome di fantasia per tutelare la privacy) in attesa del suo primo figlio, perchè viene rilasciato il referto di una ecografia in cui si legge a chiare lettere che l'esame potrebbe essere impreciso. Proprio così: una donna incinta, magari (come in questo caso) con una gravidanza non serena, si rivolge a una struttura pubblica e si sente dire: «Cara signora, firmi qui perché la macchina potrebbe sbagliare». Stessa cosa avrebbero fatto almeno altre dieci donne quel giorno.

Tutto ciò non è accaduto in uno stato africano, ma a Bari all'ospedale Di Venere di Carbonara, presidio dove i casi di buona sanità, fortunatamente, non mancano. Un motivo in più per denunciare quelli di segno opposto. Il documento porta la data del 20 luglio scorso: sul secondo foglio del referto-cartellina dell'eco rilasciata alla paziente, la signora Lucia ha dovuto sottoscrivere la (illeggibile ma al tempo stesso chiara) dichiarazione: «Si informa la paziente che l'esame è stato eseguito con ecografo AlokA X10SS10 di vecchia generazione. Tale condizione comporta difficoltà alla visualizzazione delle strutture fetali, rischio di errore diagnostico e bassa qualità di imaging».

Proprio così: se non succede nulla, tutto a posto; ma se dovessero esserci qualche problema, il succo è: «Io non ho colpe e te l'avevo detto». Se da un lato la dichiarazione è, fino a prova contraria, un atto lecito, sorge qualche dubbio etico soprattutto se a farla sottoscrivere è un medico pubblico, magari «costretto» dal sistema a far firmare queste dichiarazioni. Noi siamo certi che il medico che ha eseguito l’esame, la cui professionalità non è messa in discussione, abbia agito in buona fede: ma saremmo curiosi di sapere se il suo diretto superiore, il direttore dell'Unità operativa complessa di Ostetricia e ginecologia, sia stato a suo tempo messo a conoscenza di tale situazione e, soprattutto, sarebbe utile conoscere se di tutto questo ne è a conoscenza la direzione sanitaria e, quindi, la direzione generale della Asl.

In tal caso non deve stupire se, improvvisamente, scoppiano i casi come quello da noi denunciato il 18 aprile scorso quando scrivemmo del caso della bambina morta perchè due medici litigarono per contendersi una sala operatoria. Anche in quel caso, sul lettino, c'era una paziente che attendeva il suo turno per il parto cesareo (urgente). Fatti noti da tempo ma rimasti dormienti fino allo scandalo in prima pagina. Risultato? Medici sotto procedimento disciplinare (in attesa di giudizio) e transazione di 440mila euro della Asl con i genitori della piccola morta per evitare azioni risarcitorie e ulteriori responsabilità, queste ultime al centro di una indagine della magistratura.

Abbiamo chiesto alla signora Lucia cosa avesse provato quando è uscita dall'ospedale Di Venere con quel pezzo di carta in cui aveva sottoscritto il rischio di un esame impreciso. «Sono rimasta con il dubbio, spero che il bambino sia sano» ha risposto la donna, raggiunta da noi telefonicamente. Ad onor del vero, il medico che ha fatto l'ecografia, ha assicurato «a parole» che da quanto aveva visto era tutto a posto.

Poichè non parliamo di un scatola di biscotti nello scaffale di un supermercato, cosa sarebbe successo se l'ecografia avesse visto male o la donna avesse avuto problemi con il piccolo? Siamo pronti a scommettere che alla fine avrebbero parlato «le carte». Lucia, al Di Venere, probabilmente non tornerà più e si farà assistere per la nascita del suo bambino da qualche altro professionista, pubblico o privato, magari in grado di assumersi una responsabilità, quella per cui ogni mese gli viene pagato uno stipendio.

Una cosa è certa: quella dichiarazione in calce a un documento intestata Asl Bari rappresenta il chiaro fallimento di un sistema che ha troppe falle: ancora una volta, l'episodio accade in una struttura sanitaria dove appare evidente qualcosa che non ve nella catena di comando. E qui sorge spontaneo l'interrogativo: chi controlla i controllori? Noi ci auguriamo che quell'ecografo venga sostituito anche perchè fa davvero rabbia scoprire che, proprio al Di Venere, ci sono tre ecografi di ultima generazione nel Centro regionale di riferimento per le patologie fetali. E in un Paese in cui l'assistenza sanitaria è un diritto costituzionalmente garantito, questa situazione è a dir poco scandalosa ed è una presa in giro per chi ha diritto ad essere curato. In gioco ci sono vite umane.

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Commenti all'articolo

  • Rina66

    04 Settembre 2017 - 09:09

    Quello è il peggior ospedale che ci possa essere. A me mi hanno dimesso dopo 5 giorni di terapia intensiva. Dove sono entrata per una pericardite. E ho rischiato di aver un' infarto perché stavo ancora malissimo. Poi mio padre è entrato x un controllo e ne è uscito morto il giorno dopo. E poi altro.... dovrebbero cambiare tt gli operatori e medici di quella struttura.

    Rispondi

  • Franci

    03 Settembre 2017 - 15:03

    I soldi per un consorzio di bonifica in default li hanno trovati senz'altro pur chiudendo la seduta del consiglio alle 4 di mattina! Questo è il governo di Emiliano! Un governo malsano e ipocrita !

    Rispondi

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