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Giovedì 23 Novembre 2017 | 12:27

Bari

Santa Maria, a casa 46 ausiliari
riassunti con contratto al ribasso
L'azienda: non ci sono alternative

Santa Maria, a casa 46 ausiliaririassunti con contratto al ribasso

ENRICA D'ACCIO'
«Ci cacciano dalla porta per farci entrare dalla finestra, con il doppio del lavoro e la metà dello stipendio». Così gli ausiliari specializzati dell’ospedale Santa Maria, del gruppo GVM, che il 3 agosto hanno ricevuto la lettera di licenziamento collettivo. La struttura ospedaliera manda a casa, in blocco, tutti e 46 i suoi ausiliari specializzati, per affidare il servizio a un’azienda esterna, che avrebbe già dato garanzia di assumere tutto il personale licenziato.

Un drappello di lavoratori, che ci chiede l’anonimato, spiega così il passaggio. «Già dallo scorso anno, a giugno, abbiamo ricevuto i primi segnali. Ci hanno detto che l’azienda ha debiti che derivano dal passato e che doveva riorganizzare il personale. Sono stati mandati a casa i centralinisti e poi il personale delle cucine. Abbiamo saputo che ci sono stati anche dei tagli sul personale medico. Da gennaio, l’azienda non ci paga più né straordinari né indennità, circa 200 euro al mese. Soldi che, per le nostre famiglie, fanno la differenza».

Dopo una serie di incontri interlocutori con i sindacati, è arrivata la lettera di licenziamento collettivo. «Tutti a casa. Nessuno escluso. L’intero servizio di ausiliariato sarà affidato all’esterno. Avremmo sperato in una contrattazione individuale, che tenesse conto delle esigenze, dell’età, delle condizioni di salute di ognuno di noi. Invece no. Sarà licenziamento per chi ha 70 anni come per chi ne ha 40, per chi ha i figli e per chi ha il marito che non lavora».

La quasi totalità del personale, infatti, è donna: più di 30 sui 46 ausiliari oggi in servizio. Per garantire i livelli occupazioni, la struttura ospedaliera avrebbe ottenuto dall’azienda esterna che gestirà il servizio, la garanzia dell’assorbimento del personale. Storcono il naso i lavoratori. «Dovremmo passare da un contratto “sanità”, di 36 ore a settimana, a un contratto “commercio”, a 40 ore a settimana, e da ausiliari specializzati torneremo ad essere semplici pulitori, con un perdita di circa 500 euro in busta paga. L’azienda che ci assumerebbe è un’azienda interna al gruppo GVM. È un demansionamento puro e semplice. Invece di fare un passo avanti, ce ne fanno fare due indietro».

A sentire i lavoratori, il passaggio dalla struttura ospedaliera ad una ditta esterna, è stato già sperimentato per altre cliniche del gruppo GVM, che conta oggi 24 ospedali, 5 poliambulatori, 3 rsa in Italia e 15 centri cliniche anche in Francia, Polonia, Albania e Russia. A Bari, il gruppo GVM gestisce, oltre all’ospedale Santa Maria, anche l’Anthea hospital e Villa Lucia Hospital a Conversano. I lavoratori temono, dunque, che con il passaggio possano essere richiesti anche cambi di sede. «Alcuni di noi – continuano - hanno cominciato a lavoratore come dipendenti di cooperative esterne. Poi il giudice ha detto che dovevamo essere assunti dalla struttura ospedaliera e l’azienda ci ha assunto. Adesso ci vogliono far tornare ad una ditta esterna. Perché? Molto semplice: con il licenziamento, e il passaggio ad altra società, cambierà il contratto, che sarà meno oneroso per l’azienda, i lavoratori perderanno i diritti acquisti negli anni e, per paradosso, l’azienda potrà avere anche delle agevolazioni per le “nuove” assunzioni».

In tutti questi passaggi, molti degli ausiliari hanno conseguito la qualifica di operatori socio-sanitari. «Abbiamo seguito un corso pagato dalla regione, con i soldi della comunità europea, per diventare operatori socio-sanitari, migliorare la nostra qualifica e riqualificare il personale dell’azienda. Molti di noi fanno già lavoro di operatori socio-sanitari, garantiscono assistenza ai malati, anche se siamo inquadrati sempre come ausiliari. Adesso, dopo anni di sacrificio, non solo non ci riconoscono la qualifica di operatore socio-sanitario ma ci retrocedono a pulitori». Di qui, l’appello al presidente della regione, Michele Emiliano: «La regione ha speso dei soldi per la nostra formazione. Non ci può lasciare in mezzo ad una strada».

L'AZIENDA: NON CI SONO ALTERNATIVE - «Non è possibile ricorrere a strumenti alternativi», si legge nella lettera inviata dalla Santa Maria alla direzione regionale del lavoro, con la quale si avvia la procedura di licenziamento collettivo dei 46 ausiliari specializzati. «La predetta struttura – continua la nota – nell’ottica di una più utile e proficua gestione, anche al fine di riequilibrare il suo stato economico e appianare le passività di bilancio, ha avviato una ristrutturazione del proprio assetto organizzativo e produttivo, volto a contenere in maniera significativa i costi supportati, anche attraverso operazioni importanti sulla forza lavoro, finalizzate a pervenire ad una più economica, produttiva e meno onerosa gestione dell’azienda».

Fra le prime scelte, il passaggio all’esterno del servizio di ausiliariato. «L’ospedale è quindi addivenuto alla determinazione di esternalizzare il servizio di ausiliariato, in linea con quanto disposto dalla normativa nazionale e regionale, non costituendo il core business della struttura e trattandosi di un servizio estraneo ad attività sanitaria, avendo all’uopo individuato una società leader nel settore». Altre ipotesi, a cominciare dalla ricollocazione del personale, a detta dell’azienda, non sono percorribili.
«Non è possibile ricorrere a strumenti alternativi, per l’impossibilità di utilizzare le predette unità lavorative in altre mansioni compatibili con la qualifica rivestita, in relazione al concreto contenuto professionale dell’attività a cui i lavoratori stessi erano adibiti e alle qualifiche dei restanti dipendenti, non coinvolti nella presente procedura di licenziamento». Raggiunta per telefono, la direzione dell’azienda ha fatto sapere di non voler rilasciare dichiarazioni, perché è in corso la trattativa con i sindacati e i lavoratori e perché numeri e cifre della procedura sono ancora tutte da definire.
[e.d’acc.]

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Commenti all'articolo

  • Masvin

    07 Ottobre 2017 - 09:09

    Il paradosso delle gestioni "iper-aziendaliste" è una specie di "cecità": non riuscire a vedere come stanno veramente i "fatti" dell'impresa che si ha tra le mani. Esempio: per giustificare il riassetto economico si penalizzano persone "storiche" che hanno dato tutta la propria vita (anche personale) sacrificandosi, senza aumenti di stipendio da decenni, con le testuali parole: "la attuale situazione economico-finanziaria sulla soglia del fallimento è causata dai vostri alti stipendi". Si colpisce come "colpevole" chi ha invece reso possibile di resistere e continuare anche grazie al proprio sacrificio! Oltre che "cecità" è "cinismo": infatti il clima che si vive in realtà lavorative così impostate (che dall'apparenza di spazi ristrutturati sembrano migliorate) è "triste": non c'è più spazio per la gioia della convivenza umana che permette di affrontare le inevitabili difficoltà lavorative per un interesse che va oltre la somma degli individui generando "comunità".

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  • dinox

    02 Settembre 2017 - 18:06

    che dire, il pil cresce a dir loro, e i licenziamenti aumentano, altro che diminuzione della disoccupazione, cresce pure lo sfruttamento del personale che sarà sottopagato, se ripescati

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