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Sabato 18 Novembre 2017 | 12:55

inchiesta difficile

Bitonto, ci ricasca
gogna social per
la figlia dell'omicida

chat facebook

di ENRICA D'ACCIO'

«Bitonto ha dimenticato?», si chiede, beffardo, il post di facebook che ritrae un anziano signore pelato e una bella ragazza dai capelli neri. L’uomo è Gaetano Sesto, il 68enne ex ferroviere attualmente in carcere con l’accusa di omicidio volontario aggravato da futili motivi: l’uomo, si ricorderà, avrebbe sferrato una coltellata al 25enne Giuseppe Muscatelli, al termine di una lite in strada per un’auto di traverso. La ragazza dai capelli neri sarebbe invece la figlia di Sesto, che era in auto con il padre al momento del fattaccio, del tutto estranea ai procedimenti penali che sono seguiti all’omicidio. Il post di facebook, però, dà una diversa versione dei fatti: «Lei, la figlia di Gaetano Sesto, l’assassino di Giuseppe Muscatelli, va in giro per il paese impunemente. Lei non ha fatto nulla per fermare la mano del mostro di suo padre. Chiediamo giustizia per Giuseppe». Un primo screening on line avrebbe permesso di appurare che i primi a pubblicare e condividere questi contenuti sarebbero stati proprio i familiari di Muscatelli. Contagioso, rapido e pericoloso come un virus, il post poi ha fatto presto il giro delle bacheche di facebook e dei gruppi di WhatsApp, aprendo un nuovo, purulento, capitolo dell’insano rapporto fra l’omicidio Muscatelli e i social network.
Proprio all’indomani dell’uccisione del 25enne bitontino, infatti, la giustizia sommaria del digitale aveva già emesso il suo verdetto, inchiodando con tanto di foto e condannando come omicida un ignaro professore di religione bitontino, che non era nemmeno in città al momento dell’omicidio. Seguirono smentite, segnalazioni e diverse denunce per diffamazione presentate in caserma, ai carabinieri. Non senza difficoltà, foto, post e commenti furono rimossi dalle decine di pagine su cui erano stati impunemente sparsi.

A distanza di una settimana, dall’infinita ricerca on line, sono spuntate due nuove foto che, a detta delle forze dell’ordine, ritraggono proprio Sesto e sua figlia. E le parole sono, inequivocabilmente, una gogna mediatica, un invito all’odio, un’istigazione alla vendetta. Per sovrappiù, non mancano, fra i commenti, anche dettagli sulle abitudini personali della donna.

Il caso è stato segnalato ai carabinieri della compagnia di Molfetta anche se, al momento, non sono in corso indagini né sono state presentate denunce. Difficile anche ravvisare un’ipotesi di reato: nel mare magnum dei social network, a quanto pare, tutto è concesso, perfino recuperare, chissà come, chissà da chi, una foto che ritrae una persona estranea ai fatti e, forzatamente, collegarla alla morte, ingiusta e inconsolabile, di un 25enne. Anche alla luce di questi ultimi avvenimenti, e dalle eco virale che ne è derivata, le forze dell’ordine avrebbero comunque predisposto particolari controlli in città, per evitare ritorsioni e altri episodi di violenza.

IL FATTO - Per il reato di omicidio volontario aggravato dai futili motivi è in carcere Gaetano Sesto, accusato di aver ucciso con una coltellata al torace Giuseppe Muscatelli al culmine di un litigio esploso dopo un tamponamento. Sesto, durante l’interrogatorio, ha riferito di aver reagito ad un pugno senza alcuna intenzione di ammazzare. Il gip del Tribunale Giovanni Anglana, nelle ore successive all’episodio, dopo le dichiarazioni di Sesto e gli esiti dell’autopsia, non convalidò l’arresto ma firmò un’ordinanza di custodia cautelare in carcere. Secondo i carabinieri, l’anziano avrebbe chiesto al 25enne, coinvolto in un tamponamento con un’altra vettura, di spostare la macchina che bloccava il passaggio. Il ragazzo lo avrebbe quindi aggredito con un pugno sul volto e Sesto si sarebbe difeso colpendolo con un coltello che aveva in auto. Con lui in macchina, in quel momento, anche la figlia che avrebbe assistito incredula alla scena.

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