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Giovedì 26 Aprile 2018 | 17:32

il caso

Cozze distrutte dal caldo
è emergenza a Taranto

Un tavolo tecnico del comune. I produttori chiedono lo stato di calamità alla Regione

cozze nere distrutte dal caldo

di MIMMO MAZZA

TARANTO - Il caldo record dell’estate 2017 rischia di dare il definitivo colpo di grazia alla mitilicoltura tarantina, già fiaccata dal trasloco forzato dal primo seno del Mar Piccolo al Mar Grande a causa della contaminazione da diossina di origine industriale. All’indomani del vertice convocato dal sindaco Melucci allo scopo di istituire un tavolo di crisi con produttori e associazioni di categoria, sono Confagricoltura e Coldiretti a sollecitare la dichiarazione dello stato di emergenza.

«Il gran caldo fa danni pesanti anche dove l'acqua c'è e in abbondanza. Non solo campi e colture agricole a secco, ma anche cozze e ostriche uccise da temperature anomale che stanno facendo letteralmente bollire le acque dei Due Mari» denuncia Luca Lazzàro, presidente di Confagricoltura Taranto, sottolineando che effetti nefasti delle continue ondate di calore che hanno messo in seria difficoltà la mitilicoltura tarantina. «A rischio ci sono le rinomate coltivazioni di cozze del Mar Piccolo e anche le ostriche, prelibatezza che ha attecchito nelle acque del Mar Grande da qualche anno - fa sapere Confagricoltura - grazie alla scommessa imprenditoriale e alla felice intuizione, trasformata in un brevetto, della cooperativa Ittica Jonica. Tantissimi mesi di lavoro finiti al macero, per cui è necessario e urgente intervenire con strumenti di sostegno adeguati. Tocca alla Regione Puglia, in particolare all’assessorato all’Agricoltura, raccogliere questo grido d’allarme e trasformarlo in decisioni operative».

Sulle stesse frequenze è sintonizzata Coldiretti. «Le alte temperature degli ultimi mesi – denuncia il Presidente di Coldiretti Puglia, Gianni Cantele – stanno causando una vera e propria strage, soprattutto di cozze tarantine. Gli operatori hanno denunciato perdite di prodotto tra il 40 ed il 45% fino a raggiungere punte del 70%. L’afa eccezionale ha determinato un innalzamento delle temperature dei mari fino a valori che nelle acque vicino alla costa hanno raggiunto i 35 gradi e l’assoluta mancanza di piogge che tendono a raffreddare le acque del mare ha portato alla fermentazione delle alghe, privando l’acqua di ossigeno e portando alla moria di pesci e molluschi presenti negli impianti».

La crisi della mitilicoltura, ostriche comprese, non è purtroppo una novità. «Già nell’afosa estate 2015 – ricorda Damiano D’Andria, presidente della Ittica Jonica - quasi 4mila quintali di ostriche, pronte per andare sui mercati nazionali ed esteri, andarono completamente distrutte». Un danno per diverse centinaia di migliaia di euro che ora ritorna come un boomerang a vanificare nuovamente gli sforzi degli allevatori che, al prezzo di onerosi investimenti, hanno riportato le ostriche nelle acque del Golfo di Taranto, rinverdendo i fasti di queste speciali coltivazioni che sino all’immediato Dopoguerra hanno fatto le fortune di molti pescatori ionici.
«La mitilicoltura tarantina – continua D’Andria – è stata già penalizzata negli anni scorsi per la moria del prodotto a mare, sia del seme sia delle cozze, nel primo come nel secondo seno del Mar Piccolo; non solo, anche a nord della scogliera Tarantola, a San Vito, vi fu un eccezionale innalzamento delle temperature delle acque, che colpì anche le ostriche adulte ed il novellame: due anni di lavoro perso con grandi sacrifici e costi sopportati dalla società Ittica Jonica. Quest’anno, purtroppo, si è ripetuto il disastro dovuto all’innalzamento delle temperature delle acque proprio nel momento della vendita del prodotto: nel giro di un paio di giorni abbiamo perso tutto, cozze, ostriche e seme. Le cooperative come la nostra non sanno più come fare e che cosa fare in futuro, quali aspettative avere: è questo il nostro dilemma».

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