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Venerdì 24 Novembre 2017 | 14:02

ambiente

Segnali inquietanti
dalla morìa delle alghe

Nel Nord Barese intanto è scomparsa la «lattuga di mare»

Bisceglie

foto Calvaresi

di LUCA DE CEGLIA

BISCEGLIE - Un’innocua alga verde nota come lattuga di mare (ulva laetevirens), fino a pochi anni fa, colorava i fondali marini antistanti la costa di Bisceglie. Era un elemento caratteristico che affiorava anche sulle scogliere, simile alla comune insalata da tavola. Ora è gradualmente scomparsa sia tra gli scogli che sui fondali, come hanno notato diversi sommozzatori. Nessuno ne spiega le cause. Inquinamento? Mutazioni climatiche?

È visibile, invece, un’altra varietà di alga dal colore scuro detta scientificamente “Codium fragile”, che cresce tra le rocce. In questi giorni però ha invaso le spiagge biscegliesi in gran quantità dopo la mareggiata. Sulla spiaggia «Cala Di Fano» a ponente si sono levate ieri le proteste dei bagnanti che chiedono la celere rimozione dei cumuli di alghe in preda alla putrefazione. All’alga verde ormai invisibile sono legate altre storie. Veniva di solito utilizzata dai pescatori per proteggere e mantenere il profumo di salsedine dei prodotti ittici durante i trasporti dal porto ai mercati.

Seguendo antiche tradizioni popolari quest’alga aveva anche proprietà curative quand’era applicata a crudo su ferite, eritemi ed infezioni dermatologiche. All’alga verde sono legate curiose pagine di storia. Sul finire del Settecento Matilde Perrino in una «Lettera ad un suo amico, nella quale si contengono alcune sue riflessioni fatte in occasione del suo breve viaggio per alcuni luoghi della Puglia», stampata a Napoli nel 1787, faceva riferimento proprio alle «marine alghe» che, imputridite «l’aria di maligne esalazioni riempiono».

Nei primi dell’800, nel nord barese, la cenere dell’alga verde veniva utilizzata da una vetreria di Trani e da un’industria di Molfetta per la produzione di sapone «comune». Non è escluso oggi che il riscaldamento globale stia portando all’estinzione di diverse specie di alghe come ha ipotizzato qualche anno fa Thomas Wernberg dell’University of Western Australia di Crawley (Australia) in uno studio pubblicato da Current Biology.

«Le comunità di alghe temperate sono cambiate negli scorsi cinquant’anni, diventando sempre più subtropicali - spiega Wernberg - e molte specie temperate si sono spostate a sud, il riscaldamento globale stravolge l’ecosistema marino».

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