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Martedì 24 Aprile 2018 | 18:29

criminalità barese

Ecco perché i clan arruolano
i professionisti della finanza

Il riciclaggio di denaro secondo le nuove generazioni mafiose: analisi della Dia

Polizia Dia

di CARMELA FORMICOLA

La mafia è sempre più tecnologica. La mafia barese continua a far soldi con il traffico di stupefacenti ed ha imparato a ripulire questi soldi con tutti i mezzi innovativi a disposizione. È una questione di «ricambio generazionale», come spiegano i detective della Direzione investigativa antimafia nella consueta relazione semestrale al Parlamento. Un documento importante. Al di là delle bandiere del comando sistemate dai clan in quel quartiere piuttosto che nell’altro, emerge dall’analisi del fenomeno mafioso territoriale, la formidabile capacità di rinnovarsi. «Tra le tendenze comuni a cosa nostra, alla camorra, alla criminalità organizzata pugliese e, in parte, anche alla ‘ndrangheta - scrivono gli osservatori della Dia - non può non rilevarsi la spinta in atto, da parte di giovanissime nuove leve, ad affiancarsi, se non addirittura a sostituirsi, alla generazione criminale precedente». I giovani prendono il posto dei vecchi. Addio padrini storici. A Bari tutto questo è evidente nel pentimento dello storico boss di Carbonara, Antonio Di Cosola e soprattutto nel ridimensionamento della leadership di Savinuccio Parisi, con tutto il triste corollario di sangue e di lutti che sta caratterizzando il quartiere Japigia, un tempo viceversa ben noto per un’intelligente pax.

Strettamente connessa al ricambio generazionale, annotano gli investigatori, è «la propensione dei giovani associati ad affacciarsi, radicandosi, fuori dalle regioni d’elezione e all’estero, coinvolgendo nei progetti criminosi soggetti con una marcata professionalità nella gestione di attività economico-finanziarie o nella pubblica amministrazione».

La valigia zeppa di soldi da portare oltre confine? Dimenticatela! Ma anche il riciclaggio tipico della fine degli anni Novanta, con bar, ristoranti e negozi di abbigliamento trasformati in attività «lavatrice», può essere ritenuta una forma «arcaica» di riciclaggio.

Cominciamo dalle case da gioco: l’organizzazione acquista enormi quantità di fiches, ne gioca una parte minima poi chiede ai casinò di rilasciare un attestato che certifica come il denaro cambiato sia frutto d vincite al gioco. Se poi la casa da gioco è di proprietà di qualcuno dei sodali (magari con una buona fedina penale), il gioco è fatto. L’Antimafia, d’altronde, sa bene che anche a Bari e nella sua provincia alcuni «casinò» sono nelle mani della mafia come pure alcune delle frequentatissime agenzie di scommesse dove i gruppi che debbano ripulire soldi possono acquistare tutte le opzioni in gioco: tra queste ci sarà sicuramente il biglietto vincente che permette una bella operazione di money laundering. E che dire quando i soldi ripuliti arrivano direttamente dallo Stato? Ecco perché i clan arruolano i professionisti della finanza. Un esempio: un’azienda di proprietà del sodalizio mafioso dichiara al fisco una cifra ampiamente superiore al dovuto, quindi chiede il rimborso e l’Erario paga! Ma molti gruppi criminali controllano ben più di un’azienda, così una chiede fintamente servizi all’altra che emette fattura per operazioni inesistenti.

Ma la Dia ha acceso anche un altro riflettore sui flussi di denaro sospetto che circola a Bari, nel suo hinterland come nel resto della regione . Si tratta delle segnalazioni di operazioni sospette potenzialmente riconducibili alla criminalità organizzata che vengono fatte in base a un Protocollo d’intesa che incrocia l’attività dell’Antimafia con quella delle banche. In gergo tecnico si chiamano «atti di impulso». Sono operazioni «ordinarie», come i bonifici esteri, il prelevamento di contanti inferiori a 15.000 euro, alcuni pagamenti con carta di credito, nuovi depositi su libretti di risparmio o ancora il deflusso di disponibilità per rimessa fondi. Semplici procedure bancarie che in realtà sono azioni di «lavaggio». Il dato pugliese è per certi versi inquietante: su 126 segnalazioni fatte agli inquirenti antimafia per approfondimenti investigativi, ben 99 sono riferibili alla criminalità organizzata pugliese.

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