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Domenica 24 Settembre 2017 | 07:10

Allarme sicurezza

L'Isis minaccia l'Italia
«Adesso tocca a voi»
Barcellona, una vittima di Potenza

Carmela Lopardo, 80 anni, si era trasferita da 60 anni in Argentina. Le condoglianza del governo di Buenos Aires

Anche una donna di Potenzatra le vittime di Barcellonasalgono a  3 i morti italiani

Dopo Barcellona l’Italia affina e rafforza l’apparato di sicurezza già dispiegato. Ad alzare la tensione è anche una minaccia firmata Isis, che sul canale di comunicazione usato dai jihadisti su Telegram, indica l’Italia come «prossimo obiettivo": a riferirlo è il Site, il sito Usa che monitora l’estremismo islamico sul web. Gli apparati di sicurezza, a livello centrale e territoriale, stanno tarando le contromisure, puntando a 'blindarè strade e aree nevralgiche delle città, ma anche tenendo alta la vigilanza sui foreign fighters (125 quelli monitorati) e sui soggetti a rischio: il Viminale ne ha espulsi tre.

Roma pensa a barriere nei punti chiave, come via del Corso e via dei Fori Imperiali; e studia una 'strettà sui controlli dei camion e degli Ncc, le auto a noleggio con conducente che spesso sono van con vetri oscurati. Rafforzamento della sicurezza anche a Milano, con barriere agli accessi della Galleria Vittorio Emanuele e presto in zona Darsena e navigli. Verona chiude piazza Brà, la piazza dell’Arena, con 'new jersey' in cemento. Protezioni e sbarramenti in arrivo anche a Napoli e a Firenze. Militari e squadre speciali antiterrorismo restano a presidio nei principali centri.

Ma accanto al controllo del territorio, sono le espulsioni l'altra 'armà di prevenzione messa in campo. Ad una lista che vede raddoppiare i dati rispetto al 2016, si sono aggiunti altri tre provvedimenti di allontanamento per motivi di sicurezza disposti dal ministro dell’Interno, Marco Minniti, che portano a 70 il numero degli espulsi nei primi 7 mesi e mezzo del 2017. E a Torino altri cinque extracomunitari sono stati espulsi dal prefetto per «indole violenta e criminale": sono tutti giovanissimi, tra 19 e 21 anni, come i componenti della cellula dell’attentato a Barcellona. Arrivati in Italia da minorenni non accompagnati, presi in carico dai servizi sociali, non hanno completato gli studi né si sono adeguati alle regole delle strutture in cui erano inseriti, e hanno poi intrapreso una vita da balordi tra furti e piccole rapine.

Intanto, c'è anche una italo argentina originaria della provincia di Potenza, tra i 13 morti nella strage di Barcellona costatala vita ad altri nostri due connazionale. Carmela Lopardo, 80 anni, da più di 60 residente in Argentina, originaria della provincia di Potenza, è tra le vittime dell’attentato di giovedì pomeriggio. La donna, nata a Sasso di Castalda - un piccolo paese della provincia di Potenza - era nata il 16 luglio del 1937: il 5 aprile del 1950, quando non aveva ancora 13 anni, lasciò il paese lucano per trasferirsi in Argentina con la famiglia. Col passare degli anni - secondo quanto si è appreso in Comune - a Sasso di Castalda non è rimasto nessuno della famiglia di Carmen Lopardo.

Tredici le persone uccise ieri dal furgone omicida lanciato sulla folla nella Rambla, tra cui anche gli italiani Bruno Gulotta e Luca Russo, di 35 e 25 anni, a cui si è aggiunta appunto la 80enne italo-argentina. Poi nella notte a Cambrils, dove sono stati uccisi cinque terroristi, e dove si conta la quattordicesima vittima. Colpita due volte in poche ore, la Catalogna «non si piega», ha detto il presidente Carles Puigdemont.

Sulla Rambla giovedì il primo attacco. Alle 16.50 un furgone Fiat bianco si è lanciato sulla folla - quasi tutti turisti - puntando e inseguendo centinaia di persone senza difesa per 600 metri prima di schiantarsi contro un’edicola. Il conducente è fuggito a piedi, lasciando dietro a sé scene di orrore. Corpi a terra, una folla impazzita in fuga, fra grida, pianti, sangue. Nella notte i terroristi hanno colpito di nuovo. Intercettati verso l’1.30 ad un posto di blocco, 5 uomini armati di coltelli e con false cinture esplosive sono riusciti a forzare il passaggio e, inseguiti dalla polizia, sono piombati sul Lungomare di Cambrils, una cittadina balneare a 120 km a sud di Barcellona. La loro auto si è capovolta. Sono scesi coltelli in mano e si sono lanciati sui passanti. Hanno ferito sei persone - una donna è morta in ospedale, portando a 14 il bilancio complessivo delle vittime - prima di essere abbattuti. Un’agente donna ha ucciso da sola 4 terroristi.

La polizia catalana continua a ricercare Younes Abouyaaqoub, un marocchino di 22 anni ora sospettato di essere il conducente del furgone. Un attentato rivendicato dall’Isis. Tra l’altro nella base logistica dei terroristi, la polizia spagnola ha rinvenuto tracce del potente esplosivo Ttap (perossido di acetone), chiamato anche «madre di Satana», già usato negli attacchi a Parigi, Manchester e Bruxelles. Nel susseguirsi di notizie contraddittorie della giornata di ieri era stato indicato che tutti i terroristi della cellula di Ripoll, fra cui il killer del furgone, che si sospettava fosse Moussa Oukabir, 17 anni, erano stati uccisi nella sparatoria di Cambrils ieri notte con la polizia. Nuove informazioni indicano invece che ora i sospetti per l'esecuzione materiale della strage della Rambla si concentrino su Abouyaakoub, che sarebbe ancora in fuga e forse in Francia. Con lui potrebbero essere ancora latitanti altri due membri della cellula di Ripoll, la cittadina dei Pirenei spagnoli dove vivevano la maggior parte dei terroristi.

Si ritiene ora che 12 persone componessero il gruppo jihadista. Quattro sono in stato di arresto, tre di Ripoll, dove questa mattina la polizia ha perquisito l’appartamento di un imam radicale. Secondo El Pais online l’uomo potrebbe essere morto nell’esplosione della casa di Alcanar, vicino a Tarragona, base logistica della cellula, dove i terroristi preparavano ordigni per una strage di ancora maggiori dimensioni a Barcellona. Dopo l’esplosione della casa, forse per un 'incidente di lavorò nella preparazione degli ordigni, la cellula aveva deciso di agire «alla disperata" secondo la polizia con gli attacchi alla Rambla e a Cambrils. A Ripoll - 10mila abitanti, 10% di origine marocchina - si è formata la cellula attorno a Moussa e al fratello Driss, ora in manette e abitavano sei dei presunti membri della cellula. Tutti marocchini, giovani, fra 17 e 34 anni, senza precedenti per terrorismo, finora sfuggiti al radar della polizia. 

Intanto si è appreso che due del gruppo terroristico voleva prendere a nolo un furgone di grandi dimensioni, probabilmente per rendere più devastanti gli effetti dell’attentato: il mezzo però è stato loro rifiutato, perché troppo giovani e con pochi anni di patente di guida alle spalle. I due hanno così dovuto ripiegare su due mezzi più piccoli. 

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