Mercoledì 18 Luglio 2018 | 14:53

La struttura di Bari

Trattamento disumano Cie
da Governo danni al Comune

 Trattamento disumano Cie   da Governo danni al Comune

BARI - La prima sezione Civile del Tribunale di Bari, giudice Concetta Potito, ha condannato la presidenza del Consiglio dei ministri e il ministero dell’Interno a pagare un risarcimento di 30mila euro per danno all’immagine in favore del Comune di Bari con riferimento alle condizioni «non dignitose» con cui fino al 2016 (anno di chiusura del Centro) sono stati trattati i migranti ospiti del Cie.

Il Tribunale ha accolto il ricorso presentato dagli avvocati Luigi Paccione e Alessio Carlucci che hanno agito in sostituzione dell’amministrazione comunale. «Il risarcimento sia immediatamente impiegato per la scolarizzazione dei minori ospiti del Cara», ha chiesto Pacione al sindaco di Bari, Antonio Decaro. «Questa sentenza - conclude il legale - costituisce motivo di orgoglio per il nostro Paese, che si dimostra ancorato alla dichiarazione universale dei diritti dell’uomo e ai principi dettati dalla Carta costituzionale repubblicana».

Nelle 42 pagine della sentenza, il giudice ripercorre la storia della città di Bari della quale «lo straniero è parte integrante». Secondo il Tribunale il rischio è che la città venga identificata e ricordata per la «inumanità» con cui sono stati trattati i migranti nel Cie. A questo proposito fa esempi di altri luoghi «rimasti saldamente legati in senso negativo alle strutture di costrizione e di sofferenza di esseri umani che vi erano collocati», come Auschwitz, «luogo che richiama alla mente di tutti immediatamente il campo di concentramento simbolo dell’olocausto e non di certo la cittadina polacca sita nelle vicinanze», e ancora Guantanamo e Alcatraz: "istintivamente - dice il giudice - il pensiero corre subito e soltanto ai noti luoghi di prigionia di massima sicurezza e non certo alla base navale dell’isola di Cuba, né tantomeno all’isola nella baia di San Francisco».
«Se i Cie sono noti alle cronache per le significative restrizioni ai diritti fondamentali che vengono perpetrati ai danni degli immigrati - scrive ancora il giudice Potito motivando la condanna al risarcimento danni - d’altro canto la città di Bari è nota, invece, per essere da sempre un territorio di accoglienza per gli stranieri». Ricorda le decine di popoli che negli ultimi quattro millenni si sono succeduti a Bari, dagli Illirici ai Borboni di Spagna, passando per romani e bizantini, normanni e angioini. Ne sottolinea la «eterogeneità di realtà etniche, linguistiche, culturali, religiose e politiche» che costituiscono «parte integrante della cultura barese». Cita San Nicola, la Fiera del Levante, gli oltre 12mila stranieri di 133 diverse nazionalità che oggi risiedono nel capoluogo pugliese e la solidarietà dimostrata dai baresi in occasione dello sbarco della nave Vlora, nel 1991, con a bordo 20mila albanesi.

Infine, il giudice evidenzia il «netto contrasto con la presenza del Cie che mina l’immagine della comunità locale barese», ricordando come negli anni lo Stato sia rimasto «inerte dinanzi a numerose segnalazioni sulle condizioni in cui versavano gli immigrati del Cie, nonché dinanzi a richieste di verifica delle condizioni igienico-sanitarie del centro».

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