Martedì 21 Agosto 2018 | 00:13

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Dopo gli omicidi a San Marco in Lamis

Chiesa gremita per i fratelli uccisi
Vietati funerali pubblici per il boss
Autopsia: inseguiti e ammazzati

San Marco in Lamis, il bossucciso con 2 fucilate alla nuca

SAN MARCO IN LAMIS (FOGGIA) - Erano dei grandi lavoratori, dei contadini d’altri tempi i fratelli Aurelio e Luigi Luciani, di 43 e di 48 anni. Così li descrive la gente del paese. Amavano la terra, un amore che si tramandavano di generazione in generazione e quel mattino, il 9 agosto scorso, avevano gli attrezzi del mestiere nel loro Fiorino bianco per una giornata iniziata all’alba nei campi e terminata poche ore dopo, a poca distanza dalla vecchia stazione di San Marco in Lamis, quando sono stati giustiziati, perché testimoni scomodi, da un commando armato che ha ucciso in quell'agguato il boss Mario Luciano Romito e il cognato, che era con lui, Matteo De Palma. Oggi, nel giorno dei funerali dei due agricoltori, don Pietro Giacobbe, il parroco della chiesa Ss.Annunziata, invita tutti ad «andare avanti».

«Ci chiediamo - ha detto durante il rito funebre - perchè è successo a noi. Io non ho risposte. Dio non ha risposte, o forse non vuole rispondere». Lo ha detto guardando negli occhi gli anziani genitori dei due agricoltori, il papà Antonio e sua moglie, i due fratelli e le mogli di Luigi e Aurelio, una delle quali avrà una bambina ad ottobre. Il paese intero, una comunità straziata dal dolore, si è fermata davanti alla chiesa gremita, così come era accaduto ieri sera per la veglia di preghiera fatta in paese al termine della riunione a Foggia del Comitato di sicurezza presieduto dal ministro dell’Interno, Marco Minniti, che ha promesso una «risposta durissima» a questa carneficina: droni, telecamere, un rafforzamento delle forze dell’ordine con l’arrivo di 192 unità che stanno già raggiungendo Foggia e tra loro anche 24 appartenenti ai Cacciatori di Calabria, reparto speciale dei carabinieri.

«Sono le cose che chiediamo da sempre - ha detto oggi il procuratore di Bari, Giuseppe Volpe - e finalmente, anche se purtroppo ci è voluta quest’ultima mattanza, queste misure che per noi sono indispensabili ci sono state concesse».

Lo Stato questa volta c'è e c'è anche il Gargano, ci sono i cittadini, ci sono i giovani, ci sono i sindaci, tutti pronti a fare quadrato. Da domani si comincia, tutti insieme: oggi è il giorno del saluto ad Aurelio e a Luigi e per questo è stato proclamato dal sindaco il lutto cittadino. E oggi più che mai bisogna riflettere su quel grido emerso dalla folla, nel silenzio, all’uscita delle due bare dalla chiesa: «Sono innocenti». Sono giorni e giorni che Anna, la vedova di Luigi lo ripete: «Sono morti da innocenti. La sola colpa di mio marito - dice Anna, psicologa, insegnante - è stata quella di andare a lavorare». Una frase che oggi, dopo l’esito delle autopsie fatte sui corpi delle quattro vittime dell’agguato spacca ancora di più i cuori: Luigi e Aurelio sono stati inseguiti e ammazzati con ferocia inaudita. Sono stati ammazzati dai killer con colpi sparati con il fucile d’assalto AK 47 Kalashnikov: Aurelio che aveva tentato di fuggire uscendo dall’auto, è stato raggiunto da due colpi al fianco e uno al gluteo; Luigi è stato ucciso con due colpi alla testa e uno alla nuca.

Il boss di Manfredonia, l’obiettivo dei killer, è stato ammazzato con due fucilate alla nuca e la stessa sorte è toccata a suo cognato, raggiunto alla nuca con un colpo di fucile. In mattinata, in forma strettamente privata per il divieto di funerali pubblici imposto dal questore di Foggia, Mario Della Cioppa, si è svolto il rito funebre anche per Romito e De Palma.

Le indagini intanto proseguono a ritmo serrato: gli accertamenti balistici chiariranno quante armi sono state utilizzate, oltre a ricostruire tempi e modalità dell’agguato. Fino ad ora i Carabinieri, coordinati dal pm della Dda di Bari Pasquale Drago, hanno recuperato l’auto che sarebbe stata usata dai sicari - ritrovata bruciata in campagna a qualche chilometro di distanza dal luogo degli omicidio - e al suo interno una pistola, forse una delle armi utilizzate, anch’essa bruciata. S'indaga anche sulla possibilità che i due agricoltori di San Marco in Lamis siano stati scambiati per i 'guardaspallè di Romito e De Palma. Gli inquirenti stanno inoltre verificando la circostanza della presunta presenza nella zona dell’agguato di una turista americana, che potrebbe aver incrociato i killer e potrebbe essere stata allontanata dal 'commandò prima che venisse compiuta la strage.

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