Sabato 21 Luglio 2018 | 10:06

Inquinamento o cause naturale?

L'acqua dell'Ofanto «ribolle»
Allerta tra sindaci lucani e pugliesi

Ofanto ribolle

di FRANCESCO RUSSO

LAVELLO - Le acque del fiume Ofanto ribollono e si forma una spuma di colore bianco. Un fenomeno che si sta verificando da alcuni giorni e che sta mettendo in apprensione gli amministratori dei centri abitati più vicini al corso d’acqua. Il fiume - che attraversa la Campania per poi sfociare nell’Adriatico all’altezza di Barletta - lambisce anche l’area Nord della Basilicata, percorrendo quella parte dell’agro di Lavello al confine con la Puglia. Le bolle nelle acque sono state rilevate a luglio dagli agenti della Polizia provinciale di Potenza, che hanno segnalato l’anomalia alle Arpa di Puglia e di Basilicata e alle competenti autorità giudiziarie. Il sindaco di Lavello, Sabino Altobello e l’assessore comunale all’Ambiente, Annalisa Di Giacomo hanno partecipato ad un incontro a Cerignola con il primo cittadino Francesco Metta, con il rappresentante dell’esecutivo con delega all’Ambiente del centro pugliese, Antonio Lionetti e con il direttore del Parco dell’Ofanto.

Al termine del vertice i sindaci delle due città hanno inviato una nota congiunta «indirizzata ai due governatori regionali, Marcello Pittella e Michele Emiliano e alle due Arpa di Basilicata e Puglia» per sollecitare «un’attività di controllo e di analisi del fenomeno del ribollio delle acque, che riguarda il corso di un fiume importante sul quale insistono diverse attività produttive agricole, che in molti casi si approvvigionano della risorsa idrica direttamente dallo stesso».

Ma quali sono le cause del fenomeno? Per saperlo bisognerà attendere un po’. Nelle ultime ore i tecnici dell’Arpa pugliese hanno prelevato alcuni campioni di acqua per lo svolgimento di appositi esami utili ad individuare l’origine delle bolle e della spuma bianca. Tra i fattori scatenanti potrebbe esserci l’inquinamento provocato dai reflui di aziende agricole o da materiali provenienti da industrie dell’area. L’indotto Fca di San Nicola di Melfi, tra l’altro, è molto vicino al fiume Ofanto, la cui acqua viene utilizzata anche per le attività industriali.

Ma c’è chi non esclude, in attesa dei risultati sui rilevamenti dell’Arpa pugliese, che il fenomeno possa derivare addirittura da cause naturali.

«In effetti - concorda Nicola Abbiuso, presidente del Comitato per il Diritto alla Salute di Lavello - potrebbe essere vero. Fin quando non sarà diffuso l’esito delle analisi si potrebbe pensare anche ad un fenomeno naturale. Eravamo a conoscenza del problema da alcuni giorni ed abbiamo subito sollecitato l’Arpab per fare luce sulla vicenda. Il ribollire delle acque - conclude - potrebbe comunque essere stato provocato da sostanze inquinanti».

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