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Martedì 19 Settembre 2017 | 15:45

Istantanea dell'estate

Il tramonto, una porta
sull'infinito dell'anima

Il tramonto, una porta  sull'infinito dell'anima

di Valentino Losito

Il tramonto sul mare è un «luogo comune» dell’estate. «Quel bagliore finale e disperato – scrive Jorge Luis Borges - che arrugginisce la pianura quando l’estremo sole s’inabissa» ci accompagna da sempre. Ma anche il tramonto, che Emily Dickinson chiedeva le fosse portato «in una tazza», può spegnersi, non incantarci più, se smarriamo lo stupore e lo confiniamo nel già visto, nella banalità del bello.

Ecco allora che dobbiamo avere cura della nostra meraviglia. Perché la meraviglia coltiva la parte migliore di noi stessi, dove c’è sempre spazio per nuove risorse e scoperte. La meraviglia è una sensazione che rigenera, una cura speciale, fatta di «attimi fuggenti» in cui cogliere l’emozione di una sorpresa, di un regalo inaspettato.

Abitiamo un tempo in cui tutto funziona molto velocemente. Siamo sempre connessi e possiamo ottenere qualsiasi informazione istantaneamente, vivendo all’insegna del tutto e subito. Siamo diventati bulimici di informazioni, di immagini, di risultati immediati e questo compromette la possibilità di soffermarsi a meravigliarsi, di provare stupore, passione ed estasi di fronte alle piccole gioie della vita, tra cui c’è l’emozione che si prova davanti al calar del sole.

Abbiamo perso la capacità di stupirci e di meravigliarci, non per mancanza di meraviglie, ma per mancanza del senso del meraviglioso in noi. La perdita dello stupore è una della povertà più inquietanti del nostro tempo. Abbiamo consentito alla banalità di prendere il sopravvento sulla meraviglia.

Solo i poeti riescono a riconciliarci con il tempo, con lo spazio, con il senso perduto per la bellezza. Ha scritto Pablo Neruda: «Ancora abbiamo perso questo tramonto/ Nessuno stasera ci vide con le mani unite/ mentre il vento azzurro cadeva sopra il mondo/ Ho visto dalla mia finestra/ la festa del ponente sui monti lontani/ A volte, come una moneta/ si incendiava un pezzo di sole tra le mani».

Il senso di un dono inatteso e perciò più gradito è quello che si può provare davanti a questa foto di Vincenzo Parisi, questo tramonto colto sul mare di Santo Spirito. È come se le barche e il mare fossero avvolte, coperte, sotto un manto rosso tramonto, che fa dell’intero scenario l’interno di una immensa grotta.

Quella parte di sole ancora lucente ma ormai calante che si vede sull’orizzonte, è come se fosse la porta della grotta rossa, fuori della quale sta per nascere la sera. Ecco, questa foto dice che il tramonto è una porta. Che chiude l’uscio del giorno e apre quello della notte. E da quella porta noi usciamo a riveder le stelle.

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