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Lunedì 25 Settembre 2017 | 22:46

Schiavi di angurie

Caporalato in Salento
condanne fino a 11 anni

LECCE - Sono stati condannati da tre a 11 anni di reclusione 12 dei 15 imputati - tre sono stati assolti - comparsi davanti ai giudici della Corte d’Assise di Lecce (presidente Roberto Tanisi) in quanto ritenuti responsabili di associazione a delinquere e riduzione in schiavitù di migranti impegnati nella raccolta di angurie nelle campagne di Nardò (Lecce). Sono quattro gli imprenditori salentini condannati. Con loro sono stati condannati anche nove migranti, presunti caporali di nazionalità straniera. Altri tre imprenditori, Giuseppe Mariano, Salvatore Pano e Corrado Manfredi sono stati assolti. 

Le pene più alte, undici anni, sono state inflitte all’imprenditore Pantaleo Latino, di Nardò, detto il 'Re delle anguriè, ritenuto a capo del sodalizio criminale transnazionale dedito allo sfruttamento e riduzione in schiavitù dei migranti impegnati nella raccolta delle angurie nelle campagne di Nardò.

Stessa pena inflitta ai titolari di aziende ortofrutticole operanti nella zona Livio Mandolfo e Giovanni Petrelli, tre anni invece a Marcello Corvo. Il presidente della Corte d’Assise Roberto Tanisi ha letto il dispositivo della sentenza dopo cinque ore di camera di consiglio. I giudici hanno accolto la richiesta del pm Elsa Valeria Mignone a contestare il reato di riduzione in schiavitù.

La sentenza di primo grado del processo chiamato «Sabr" viene emessa dopo l’operazione anticaporalato che nel 2012 portò nel Salento all’arresto da parte dei carabinieri del Ros di imprenditori capi squadra e «caporali» di nazionalità straniera. Il processo si è svolto nell’aula bunker del carcere di Borgo San Nicola.

L’operazione del Ros nel 2012 portò all’esecuzione di 22 ordinanze di custodia cautelare in carcere nacque sull'onda della rivolta dei migranti ospitati a masseria Boncuri, capeggiata da Yvan Sagnet, arrivato in Italia con un permesso di studio per diventare ingegnere, attualmente presidente dell’associazione No Cap e assente oggi in aula perché diventato papà proprio nella nottata.

Il sostituto procuratore Elsa Valeria Mignone aveva chiesto una condanna complessiva di 170 anni di carcere. Il reato di riduzione in schiavitù era stato ritenuto di non sussistere dal Tribunale del Riesame.

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