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Mercoledì 20 Settembre 2017 | 18:42

Lambita anche la Giunta pugliese

Bari, appalti truccati: 11 arresti
C'è anche il sindaco Altamura
Indagato l'assessore Giannini

Giannini lascia la giunta regionale

BARI - I soldi della presunta tangente, 2mila euro in contanti, erano in una busta bianca nascosta sotto il tappetino della ruota di scorta. Quando il vice-segretario cittadino del Pd Roberto Ottorino Tisci (ora in carcere) l’ha consegnata all’ex vicesindaco di Acquaviva delle Fonti Austacio Domenico Busto, attualmente assessore ai Lavori Pubblici, questi non ha avuto dubbi: ha chiamato il suo sindaco, Davide Carlucci, e insieme hanno denunciato l’accaduto ai Carabinieri. Sono partite così, due anni fa, le indagini della Procura di Bari che oggi hanno portato all’arresto di 11 persone (2 in carcere e 9 ai domiciliari) e un obbligo di dimora, per presunte mazzetta in cambio di appalti. Le due inchieste hanno smascherato autonome vicende corruttive relative ad appalti nei Comuni di Acquaviva, Altamura (arresti domiciliari per il sindaco di centrodestra Giacinto Forte) e Castellana Grotte.

Dalle indagini di Carabinieri e Guardia di Finanza, coordinate dai pm Marco D’Agostino e Claudio Pinto, è emerso anche il coinvolgimento, in un’altra vicenda, dell’assessore ai Lavori Pubblici della Regione Puglia, Gianni Giannini. Appena avuta notizia dell’indagine nei suoi confronti, Giannini ha rassegnato le dimissioni professando però la sua totale estraneità ai fatti. La vicenda che lo riguarda si riferisce ad un salotto regalato alla figlia dell’assessore da un imprenditore di Polignano a Mare, Modesto Scagliusi, titolare del notissimo ristorante 'Grotta Palazzesè e del mobilificio di Modugno 'Soft Line Srl', in cambio - secondo la Procura - di un finanziamento regionale da 2 milioni di euro per lavori al ristorante.

Agli atti delle due inchieste ci sono poi intercettazioni ambientali, telefoniche e video, che avrebbero ricostruito cinque appalti truccati. Le presunte procedure pilotate riguardano la ristrutturazione del teatro comunale di Acquaviva delle Fonti (oltre 3 milioni di euro di fondi regionali), la progettazione e i successivi lavori per il depuratore di Acquaviva, i lavori di manutenzione di una scuola media di Castellana Grotte (costata l’arresto ai domiciliari per il dirigente comunale Giuseppe Cisternino che avrebbe intascato una tangente di 6mila euro) e i lavori per il depuratore di Altamura.

Per questo appalto il sindaco Forte - chiamato nelle intercettazioni «il pediatra di Sammichele» per non renderlo riconoscibile - avrebbe accettato una mazzetta di 15mila euro dall’imprenditore albanese Bertin Sallaku, titolare della 'Besa Costruzioni srl' (finito in carcere). Durante le perquisizioni eseguite contemporaneamente agli arresti, a casa di alcuni familiari dell’imprenditore (che nelle intercettazioni parlava con la sorella dell’urgenza di portare i soldi in Albania per metterli al sicuro) è stato trovato denaro contante per circa 300mila euro, già diviso in mazzette che - secondo gli investigatori baresi - sarebbero state usate per pagare altre tangenti.

In quanto a Giannini, la Regione Puglia in una nota precisa precisa che, riguardo alle dimissioni, la «decisione è motivata esclusivamente dall’intento di tutelare l’amministrazione regionale e di consentire una serena prosecuzione delle indagini». Nella nota, Emiliano ringrazia «Gianni Giannini per la sensibilità dimostrata, qualità lo contraddistingue da sempre». "Conosco bene la sua competenza e la sua onestà - conclude il governatore - e per questo sono fiducioso che egli saprà dimostrare la sua totale estraneità alle accuse contestate».

In serata sono poi arrivate le dichiarazioni dell'assessore. Giannini, definisce «del tutto infondate» le accuse per le quali risulta indagato dalla procura di Bari. In una lettera inviata al presidente della Regione, Michele Emiliano, nella quale rimette le deleghe assessorili, Giannini si dice certo «che sarà rapidamente accertata la correttezza del mio comportamento e, comunque, la mia estraneità a qualsiasi illecito».

«Caro Presidente - scrive Giannini - stamattina mi è stata notificata una informazione di garanzia per i reati di cui agli artt. 110, 318, 319 e 321 c.p. Per quanto ho potuto evincere dall’avviso, si tratta di fatti distinti da quelli contestati ad imprenditori, esponenti politici e funzionari pubblici con le ordinanze di custodia cautelare pure eseguite nella prima mattinata. Mi si contesta, in sostanza, di essere intervenuto a favore di due imprenditori, ricevendo in cambio non meglio specificate «utilità», fra cui la fornitura di un «salotto» in favore di mia figlia».

«Si tratta di accuse del tutto infondate - prosegue - Come credo sia noto, e non solo in Regione, nella mia attività istituzionale non ho mai favorito nessuno, tanto meno per riceverne a mia volta favori o prebende di qualsiasi genere. Sono certo, pertanto, che anche in questo caso sarà rapidamente accertata la correttezza del mio comportamento e, comunque, la mia estraneità a qualsiasi illecito». «Ritengo tuttavia doveroso - conclude - per ovvie considerazioni di opportunità politica, rimettere nelle Tue mani le deleghe a suo tempo conferitemi».

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