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Lunedì 18 Dicembre 2017 | 17:48

operazione antiterrorismo

A Foggia foreign fighter ceceno
Potenza, espulsi 3 indottrinati
«Sono pronto ad immolarmi»

A Foggia foreign fighter cecenoPotenza, espulsi 3 indottrinati«Sono pronto ad immolarmi»

ROMA - Un foreign fighter ceceno, Eli Bombataliev, residente a Foggia è stato fermato dalla Polizia di Bari. L’uomo, 38 anni, avrebbe fatto parte del commando di jihadisti aderenti al gruppo terroristico 'Emirato del Caucaso' che diede l’assalto alla 'Casa della Stampa' di Grozny, la capitale della Cecenia, la notte tra il 3 e il 4 dicembre del 2014, in cui morirono 19 persone. Il ceceno, inoltre, avrebbe combattuto tra le file dell’Isis in Siria tra il 2014 e il 2015.

Secondo sospetti degli inquirenti il ceceno sarebbe pronto a partire, probabilmente per il Belgio. Gli investigatori della Digos, coordinati dai pm Antimafia di Bari Giuseppe Gatti e Lidia Giorgio, temendo che stesse andando via per andare a compiere un attentato, hanno eseguito tre giorni fa un fermo d’urgenza. Il dubbio ascoltando alcune intercettazioni, l'ultima del 29 giugno scorso in cui l’uomo dice di essere in attesa del permesso di soggiorno per poi partire.

Bombataliev avrebbe anche fatto proselitismo. È il motivo per cui due fratelli albanesi di 26 e 23 anni, residenti a Potenza, e una donna russa di 49 che viveva a Napoli, moglie di Bombataliev, sono stati espulsi per motivi di sicurezza nazionale nell’ambito della stessa indagine. I 3 hanno sarebbero stati indottrinati dal trentottenne fermato a Bari che, nel caso della donna, aveva
fatto una vera e propria attività di istigazione al martirio, spingendola a compiere attacchi suicidi con l’esplosivo.

Le indagini sono state svolte dalla Digos, coordinata dal procuratore distrettuale di Bari e dell’Antiterrorismo, mentre tutti gli accertamenti relativi al finanziamento del terrorismo sono invece stati eseguiti dal Gico della Guardia di Finanza. All’operazione hanno partecipato anche le Digos di Napoli, Foggia e Potenza.
 
Il gip del tribunale di Foggia, dove aver convalidato il fermo, ha disposto nei confronti del ceceno la custodia cautelare in carcere. I reati ipotizzati nei suoi confronti sono associazione con finalità di terrorismo internazionale e istigazione a commettere delitti.
All’uomo, segnalato dall’Aisi, si è arrivati indagando sui foreign fighters ceceni dell’Isis in transito in Italia ed in collegamento con i terroristi, sia in Siria sia negli altri paesi europei e del Caucaso. A fornire un apporto importante alle indagini sono state anche le autorità di sicurezza belghe in quanto il trentottenne era inserito in una rete di reclutatori e combattenti ceceni dell’Isis attivi proprio in Belgio.

L’inchiesta 'Caucaso Connection' è partita nel marzo scorso dopo il fermo, disposto sempre dalla Dda di Bari, di un tunisino accusato di apologia di terrorismo. Ricostruendo la sua rete di contatti, gli uomini della Digos sono poi risaliti al ceceno. Ai militari della Guardia di Finanza è invece toccato il compito di ricostruire i flussi finanziari, con spostamento di denaro soprattutto attraverso i canali del money transfer.

INTERCETTAZIONI «AGGHIACCIANTI» - «Se domani mi chiamano per offrire me stesso lo devo fare per forza». Eli Bombataliev, il 38enne ceceno, che risiedeva a Foggia dal 2012 nel Centro islamico ed è in carcere da tre giorni su disposizione della magistratura barese per terrorismo internazionale, spiegava con queste parole a sua moglie, la 49enne russa Marina Kachmazova, la sua volontà di martirio. I particolari delle intercettazioni telefoniche, definite dal procuratore di Bari Giuseppe Volpe «conversazioni agghiaccianti», sono stati resi noti nella conferenza stampa tenuta questa mattina in Questura.

Nell’operazione della Digos e del Gico della Guardia di Finanza, denominata 'Caucaso connection', il ceceno è stato sottoposto a fermo (ieri convalidato dal gip di Foggia) e altre tre persone espulse, la moglie russa e due fratelli albanesi di 23 e 26 anni, risultati parte della rete di contatti di Bombataliev e destinatari della sua attività di indottrinamento. Addirittura la donna, che viveva a Napoli, - secondo quanto emerso dalle indagini - sarebbe stata istigata al martirio attraverso un lento percorso di persuasione iniziato alcuni mesi fa, fino alla richiesta esplicita di diventare una «shahidka», donna kamikaze con cintura esplosiva. Lei, per tutta risposta, gli dice «Visto che hai un’altra moglie, che si sacrifichi prima lei» e lui le conferma che la sua prima moglie, su cui sono tuttora in corso indagini, «è già pronta».

«GLI ITALIANI? PEGGIO DEGLI ANIMALI» - «Sai come sono questi italiani? Sono contenti se hanno fregato qualcuno, loro se ne approfittano ed umiliano le persone, sono peggio degli animali». A parlare in alcune intercettazioni il ceceno, Eli Bombataliev. La frase sugli italiani le avrebbe dette commentando le riflessioni della moglie che diceva di non essere stata più trattata con rispetto da quando si era convertita all’Islam.
«Bisogna punire questi diavoli» le diceva Bombataliev e, alle sue reticenze su un martirio vicino, insisteva dicendo «non c'è più tempo...è il momento di Jihad...e per questo dico io combatti per Allah e basta».
Nella loro relazione prevalentemente telefonica, dal momento che lei viveva a Napoli, lui più volte ribadisce di non poter più avere una vera famiglia perché disposto ad immolarsi da un momento all’altro, a «partire per la crociata».
«La parte peggiore di me la conosci, cosa altro vuoi sapere...- dice ancora il 38enne in una intercettazione telefonica con la moglie russa - ammazzare per me non è la cosa peggiore, io personalmente non ho ancora ammazzato nessuno...io non ho ammazzato nessuno perché non ho ancora avuto l'occasione». 

«SI SPARGERA' MOLTO SANGUE» - «Il profeta aveva detto che si spargerà molto sangue, il sangue deve spargersi, si sta già spargendo, cioè manca poco». Sono espliciti i riferimenti al martirio nelle parole del 38enne ceceno Eli Bombataliev, intercettate dagli investigatori baresi, coordinati dalla Direzione Distrettuale Antimafia, nell’ambito dell’inchiesta che ha portato al fermo dell’uomo per terrorismo internazionale. Il ceceno «inserito stabilmente nelle complesse trame della filiera associativa - si legge negli atti giudiziari - legata al terrorismo islamico ceceno di matrice jihadista» esprime idee di odio contro l’Occidente e contro gli islamici non ortodossi («questi bastardi che pensano di essere musulmani») e parla di «un esercito di 12mila che decapiterà tutti». Dagli atti emergono anche riferimenti all’attentato di Manchester del 22 maggio scorso, costato la vita a 22 persone. In un messaggio vocale estrapolato dal profilo WhatsApp di Bombataliev risalente al giorno dopo la strage, una voce in italiano dice «almeno c'è qualcuno che sostiene noi e dà vittoria all’Islam». Si tratta di un chiaro riferimento - secondo la Dda di Bari - che il 38enne poteva «contare su una rete composta anche da soggetti presenti sul territorio nazionale». 

VIVEVANO A LAVELLO I DUE FRATELLI ALBANESI ESPULSI - I due fratelli albanesi espulsi - e già riportati a Valona - hanno 26 e 23 anni e vivevano a Lavello (Potenza) da oltre dieci anni: uno era studente all’Università di Foggia, l’altro lavorava con un contratto a tempo determinato in un’azienda dell’area industriale di Melfi (Potenza).
Da tempo i due erano controllati dalla Polizia: dopo la conversione all’islam frequentavano una moschea di Foggia dove avevano stretto rapporti con il ceceno fermato nell’operazione coordinata dalla Dda di Bari. Era cominciata così la loro radicalizzazione, accentuata dalla frequentazione con altri esponenti considerati «di matrice jihadista». I due giovani albanesi sono stati prelevati nella loro casa e trasferiti in questura, a Potenza: i loro permessi di soggiorno sono stati revocati e i due sono stati espulsi con un provvedimento del prefetto. Sono stati accompagnati a Brindisi, dove sono stati imbarcati per Valona con divieto di tornare in Italia per i prossimi dieci anni.
«Siamo sconcertati e preoccupati», ha detto il sindaco di Lavello, Sabino Altobello», che ha definito «integrato nella vita della comunità locale» il nucleo familiare dei due giovani espulsi. Altobello ha sottolineato che «Lavello, con i suoi circa mille extracomunitari regolarizzati, è un comune ospitale».

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