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Venerdì 15 Dicembre 2017 | 18:31

al museo della memoria

Sopravvissuto ad Auschwitz
torna a Santa Maria al bagno

Ytzhak Reichenbaum, ebreo polacco

Ytzhak Reichenbaum

LECCE - Giornata molto densa di ricordi dolorosi e di emozioni quella vissuta ieri al Museo della Memoria e dell’Accoglienza di Santa Maria al Bagno, a Nardò, che ha ricevuto la visita di Ytzhak Reichenbaum, ebreo polacco che è sopravvissuto ad Auschwitz e che nel 1945, tra maggio e novembre, visse nel campo di accoglienza di Santa Maria. Ha rivisto quasi con le lacrime agli occhi quei luoghi, ha raccontato gli aneddoti di quel periodo, si è rivisto nelle foto del Museo, in una delle quali compare assieme a Jakob Ehrlich. Nel Salento in questi giorni è in vacanza assieme alla moglie Bella, al figlio Arnon, alla moglie del figlio e ai due nipotini. Ha spiegato che Santa Maria è stato per lui «un paradiso, il posto più bello della sua vita».

«Per me Santa Maria è stata un paradiso» racconta Ytzhak, oggi 85enne, anche nella testimonianza raccolta da Maria Pia Bernicchia nel libro «Chi vuol vedere la mamma faccia un passo avanti» (edito da Proedi). Qui questo ragazzino ebreo, che a soli 13 anni aveva già vissuto sofferenze indicibili ed era stato separato dagli affetti più cari, giunse grazie ai soldati della Brigata Ebraica che cercavano in tutta Europa bambini ebrei sopravvissuti allo sterminio. Attraversò illegalmente il confine tra Austria e Italia e arrivò a Santa Maria.

Il soggiorno nel campo della marina neretina durò sei mesi, durante i quali studiò e riallacciò per corrispondenza i rapporti con uno zio prima e con la madre poi, rimasta in Germania. L’8 novembre del 1945 salpò da Taranto a bordo di una nave canadese e arrivò ad Haifa. Dopo averla vista per l’ultima volta attraverso il gelido filo spinato di Birkenau, Ytzhak riabbraccerà la madre in Israele solo nel 1947. «La memoria dei sopravvissuti ai lager - spiega il sindaco Pippi Mellone - è un patrimonio straordinario, così come i documenti e le testimonianze scritte di quel periodo. Ecco perché siamo orgogliosi del nostro Museo della Memoria, dove passa un piccolo e significativo scrigno di quel patrimonio».

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