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Domenica 19 Novembre 2017 | 17:17

a taranto

Pesca illegale di datteri
sequestrati 4 chili
«Non mangiateli, denunciate»

datteri di mare

TARANTO - Quattro chili di datteri trovati nel bagagliaio di un'auto e sequestrati. È il risultato di una attività di monitoraggio portata a termine dalla Squadra Volante della Polizia di Stato in collaborazione con gli uomini della Capitaneria di Porto - Guardia Costiera - di Taranto. I tre uomini a bordo dell'auto (il guidatore e altri due) sono stati denunciati all'Autorità competente per la violazione delle leggi in materia di pesca e di ecoreati, l'autista anche multato perché senza patente.

Una pessima consuetudine quella di consumare datteri di mare (e di conseguenza alimentare la pesca e il commercio illegale, ndr.) legata solo ed esclusivamente ad una sorta di ebbrezza nel mangiare il frutto proibito.

«Al di là della protezione della specie del dattero di mare - si legge in una nota stampa -, la pesca di questo mollusco bivalve è vietata dalla legge per motivi ben più importanti. Molti ignorano gli incalcolabili danni ambientali che tale attività di pesca crea sul fondale roccioso, in quanto per poter prelevare i datteri marini è necessario frantumare lo scoglio in cui il bivalve in questione vive nascosto. Il danno ambientale così prodotto è talmente invasivo che per il ripristino della fauna delle zone costiere danneggiate e deturpate sono necessari addirittura decenni.
Nonostante il divieto di pesca e l’attività di controllo tesa a prevenire e reprimere ogni attività di pesca, detenzione e commercializzazione illegale di tale prodotto, purtroppo il dattero viene tuttora richiesto e pescato da personaggi senza scrupoli lungo le coste pugliesi, incuranti del danno che recano all’ecosistema marino, per soddisfare la richiesta in questo commercio illecito che, nel tarantino, sta ultimamente vedendo un preoccupante incremento. Per arginare tale fenomeno criminoso è pertanto necessario sia denunciare alla Guardia Costiera i pescatori di datteri sia segnalare i ristoranti e le pescherie che li offrono alla propria clientela e nondimeno sensibilizzare chi ancora li consuma, sull’incredibile disastro ambientale che indirettamente causano al sistema mare».

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