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Mercoledì 13 Dicembre 2017 | 23:50

L'ira dei vertici

Scontro treni nel Leccese
Sud est contro fuga di notizie

Dopo la pubblicazione dei risultati delle audizioni dei ferrovieri coinvolti e dei provvedimenti dell'azienda

Scontro tra treni delle Ferrovie Sud Est tra Galugnano e San Donato: 10 ferito

I dipendenti delle Ferrovie Sud-Est devono astenersi «dal diffondere informazioni e personali ricostruzioni degli accadimenti, peraltro spesso destituite di ogni fondamento». Dopo l’incidente di martedì scorso a Galugnano, il numero uno di Fse, Andrea Mentasti, prova a mettere la museruola ai lavoratori e ai sindacati, accusati senza mezzi termini di aver fatto filtrare alla stampa (in realtà alla sola “Gazzetta”) i contenuti dell’audizione dei due macchinisti dei treni coinvolti e il contenuto dei provvedimenti immediati assunti dall’azienda (tre ferrovieri inviati, a partire da domani, a visita di revisione della licenza).  Ogni determinazione di competenza sarà adottata ad esito delle risultanze delle inchieste interne ed esterne – scrive Mentasti -. Sino ad allora ogni commento è inopportuno e inappropriato. Quanto leggiamo e/o ascoltiamo quotidianamente sui media, pertanto, non rappresenta il pensiero aziendale».

Un diktat rivolto in particolare ad alcuni sindacati salentini, che nell’immediatezza dei fatti avevano puntato il dito contro la presunta insicurezza dei treni, la loro insufficiente manutenzione e la scarsa formazione dei lavoratori: uno dei due convogli coinvolti è, infatti, un Aln 668 noleggiato da Trenitalia, entrato in linea recentemente per far fronte all’emergenza.
La risposta a Mentasti è arrivata ieri, attraverso la lettera (ironica) diffusa da un rappresentante sindacale Fit Cisl che si rivolge al numero uno chiamandolo «caro collega»: «Posso dirti in tutta franchezza che senza le immediate dichiarazioni aziendali sull’errore umano alla base dell’incidente, peraltro nel mentre il magistrato non escludeva alcuna ipotesi, probabilmente nessuna altra dichiarazione sarebbe apparsa». E ancora: «In casi del genere il silenzio non solo è d’oro ma è d’obbligo, e da parte di tutti, quindi, raccogliendola penso a nome di tutti i dipendenti Fse, rigiro la tua giusta raccomandazione pari pari anche a te e ai tuoi più stretti collaboratori».

L’inchiesta della Procura di Lecce proseguirà in questi giorni con l’effettuazione delle perizie sulle zone tachigrafiche e sull’impianto frenante del treno 544 che, secondo il macchinista, si sarebbe mosso da solo causando l’incidente (senza vittime). L’Agenzia nazionale per la sicurezza ferroviaria, che ha costituito una sua commissione in parallelo a Digifema (l’ufficio investigazioni del ministero delle Infrastrutture), non ha ancora avviato l’inchiesta sul campo. L’ipotesi più probabile tuttavia resta l’errore umano: il macchinista del 544, sceso dal treno ad un segnale di via impedita, nel tentativo di rimediare a un sovraccarico di pressione potrebbe aver scaricato l’impianto frenante facendo così in modo che il treno prendesse velocità (la tratta è in lieve discesa) e, 800 metri dopo, andasse a sbattere contro l’altro convoglio fermo al semaforo di ingresso della stazione. m.s.

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