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Serve un nuovo modello

Fca, sindacati scettici
sul futuro di Melfi

I dubbi sul 2018. La fabbrica regina in Italia che produce 290.300 vetture all'anno

Fca, sindacati scetticisul futuro di Melfi

FRANCESCO RUSSO

MELFI (Potenza) - Saranno mantenuti i livelli occupazionali a Melfi? Riusciranno i modelli Jeep Renegade e 500X a garantire un futuro ai lavoratori dello stabilimento lucano della Fiat Chrysler Automobiles, soprattutto quando la Punto - ormai a fine ciclo - non verrà più prodotta? Sono domande ricorrenti nell’area industriale di San Nicola di Melfi (Potenza), soprattutto fra i tanti operai assunti negli ultimi anni con le tutele crescenti previste dal renziano Jobs Act. Pochi giorni fa, ricordiamo, la Fiom-Cgil aveva denunciato il mancato rinnovo del contratto di somministrazione ad un gruppo di interinali della centrale vernici della Fca-Sata, dopo la decisione dell’azienda di «internalizzare l’appalto precedentemente affidato alla Ppg Service Sud Srl». Dal 29 giugno al 2 luglio, tra l’altro, ben 5.549 operai e 509 tra impiegati e quadri impegnati nella produzione delle Jeep Renegade e delle Fiat 500X finiranno in cassa integrazione per undici turni, con una riduzione stimata di circa quattromila vetture.

A tranquillizzare un po’ gli animi - anche se non si conosce ancora il modello che dovrebbe andare a sostituire la Punto - una dichiarazione dell’amministratore delegato della Fca, Sergio Marchionne, a margine del Consiglio Italia-Usa, a Lido di Venezia. Secondo il manager, infatti, nel 2018 «negli stabilimenti italiani del gruppo ci sarà la piena occupazione». «Siamo fiduciosi sul raggiungimento del target occupazionale promesso da Marchionne, ma su Melfi entro il 2018 serve un nuovo modello, meglio se elettrico o ibrido, per assicurare la piena occupazione nello stabilimento».

Questo, il commento del segretario generale della Fim-Cisl Basilicata, Gerardo Evangelista. «Oggi quello di Melfi - aggiunge - è uno dei più innovativi stabilimenti del mondo. Bisogna mantenere questo primato produttivo e tecnologico localizzando a Melfi un modello innovativo in grado di raccogliere la pesante eredità della Punto e allo stesso tempo di consolidare la mission produttiva dello stabilimento lucano come impianto d’avanguardia. Jeep Renegade e 500X - prosegue Evangelista - costituiscono una realtà consolidata e sono il presente, ma dobbiamo pensare anche al futuro canalizzando sul nostro stabilimento le innovazioni che stanno già cambiando in profondità il settore della mobilità, come l’alimentazione elettrica e ibrida o la nuova frontiera dell’intelligenza artificiale. Per questo, come Fim, riteniamo che l’erede della Punto non possa essere un’auto tradizionale - conclude - ma una vettura rivoluzionaria, innovativa ed ecologica in grado di conquistare quote significative di mercato».

«Se fino a pochi mesi fa, affermavamo che sarebbero dovute arrivare risposte entro il 2017 - commenta Marco Lomio, segretario regionale della Uilm - ora ci siamo arrivati. Dobbiamo fare presto, perché le ulteriori due settimane di cassa integrazione preoccupano. Chiediamo alla Fca di farci capire che cosa voglia fare di quella linea e se intenda destinarla ad un’altra vettura, che a nostro avviso, come ribadito tante volte, dovrebbe avere il marchio Jeep, perché è questo il brand che tira di più sul mercato. Occorre - conclude - sederci attorno ad un tavolo». Secondo Pino Giordano dell’Ugl industria «lo stabilimento lucano potrebbe essere a rischio, poiché manca un progetto di rilancio a garanzia della produzione e dei livelli occupazionali. Il futuro del sito di Melfi va garantito: l’auspicio è che si vada avanti con un nuovo progetto ed un investimento da affiancare al modello Jeep, che se venisse meno, potrebbe cambiare anche le garanzie di esistenza per Melfi».

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