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Venerdì 20 Ottobre 2017 | 23:44

«nato» a San Giovanni Rotondo

Alzheimer, il robot Mario
è il nuovo amico dei malati

casa sollievo della sofferenza San Giovanni rotondo

BARI - Si chiama Mario ed è il nuovo amico dei malati di Alzheimer. Tecnicamente parlando si tratta di un Managing active and healthy aging with use of caring service robots. Un sistema, cioè, di gestione dell’invecchiamento attivo e in salute mediante l’uso di un assistente robot.

Mario è un automa dall’aria simpatica occhi grandi, forme umanoidi, concezione innovativa. L’ospedale voluto da Padre Pio a San Giovanni Rotondo (Foggia) ne sta sperimentando tre esemplari sui pazienti con demenza nell’Unità di geriatria. E' il prodotto di un progetto europeo da 4 milioni di euro, che coinvolge una decina di università, centri di ricerca, imprese e strutture sanitarie di sei diversi paesi: per l’Italia il Cnr e, appunto, la 'Casa sollievo della sofferenzà, a San Giovanni Rotondo, in Puglia.

Il geriatra Antonio Greco, direttore della struttura, ne presenterà domani i primi risultati a Pistoia al Convegno nazionale sui Centri Diurni Alzheimer, 8° appuntamento della serie organizzata per la parte scientifica dall’Università di Firenze con il sostegno della Fondazione Cassa di Risparmio di Pistoia e Pescia.
Nell’occasione Greco parlerà anche dei test condotti con il sistema ViTA, un inedito software progettato da IBM per il programma Impact Grants. Entrambi, Mario e ViTA, sono pensati per prendersi cura in diversi modi degli anziani malati.

Prima di Mario altri robot sono stati dedicati all’Alzheimer, ma questo nuovo prototipo, facendo tesoro delle precedenti esperienze e sfruttando le più recenti tecnologie, offre prestazioni particolarmente elevate. Non dà assistenza fisica, ma aiuta e aiuterà sempre di più i malati a ricordare e a sentirsi meno soli. Si attiva con la voce e può interagire in due modi: a comando vocale o attraverso un tablet touch screen posto sul petto. Telefona, apre le porte, ricorda gli orari dei pasti e delle pillole.

«Il test - spiega il dottor Greco - doveva servire anche ad addestrare il personale. Soprattutto si trattava di capire come implementare le prestazioni del robot affidandogli compiti più sofisticati, dandogli cioè la capacità di monitorare, attraverso l'osservazione, lo stato di salute del paziente: parametri vitali, disabilità funzionale, dosaggio dei farmaci, stato cognitivo e nutrizionale, rischio di piaghe da decubito, eccetera. In questo settore abbiamo già raccolto dati importanti che consentiranno ai partner tecnologici di sviluppare ulteriormente il progetto».

ViTA è invece un album dei ricordi informatico. L’equipe del dottor Greco lo sta testando su una decina di pazienti ai primi sintomi della demenza. Due gli scopi: rafforzarne e allenarne la memoria attraverso l’inserimento e, successivamente, la frequentazione dei ricordi; aiutare malato e caregiver a conoscersi. L’uno racconta, l’altro inserisce i dati nel sistema al quale si accede in modi diversi: tablet, robot, oggetti resi intelligenti. Lo si può interrogare a voce, con un testo o grazie a immagini e icone. 

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