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Dopo 35 anni

Vincita negata a Totocalcio
Giudice: trovate un accordo

La vicenda dell'ambulante che reclama 800 milioni di lire al Coni

martino scialpi

E’ stato fissato per il 10 febbraio il tentativo di conciliazione tra il Coni e uno scommettitore di Martina Franca (Taranto), a cui viene negata da 35 anni una maxi vincita al Totocalcio. Il giudice Federico Salvati del Tribunale civile di Roma ha chiesto, con ordinanza, di avviare una trattativa per cercare di risolvere la controversia «in considerazione - scrive - sia dell’obiettiva incertezza dell’esito della lite (resa palese dalle contrastanti ordinanze del 9 febbraio e 14 marzo 2012) sia della particolarità della vicenda oggetto di causa».
Era il 1 novembre 1981 quando Martino Scialpi, commerciante ambulante, realizzò un 13 che gli avrebbe fruttato oltre 800 milioni di lire. Il ministero delle Finanze e il Coni si sono sempre rifiutati di pagare perchè sostengono che la matrice della schedina non sia mai arrivata all’archivio corazzato del Totocalcio. Ma il tagliando è stato dichiarato autentico dopo che Scialpi fu processato e assolto in via definitiva nel 1987 dall’accusa di truffa.
Nell’ambito di un processo civile per responsabilità contrattuale avviato da Scialpi nei confronti del Coni, il giudice Salvati ha disposto l’ordinanza che prova a scrivere la parola fine sulla vicenda, chiedendo alle parti di cercare un accordo entro il 10 febbraio, giorno in cui sono stati convocati Scialpi e il suo legale, Guglielmo Boccia, il presidente del Coni, Malagò e gli avvocati costituiti dell’ente o legali rappresentanti muniti di potere di rappresentanza.
Lo scommettitore ha inviato due comunicazioni di posta certificata (Pec) al Coni e al giudice «affinchè, anche nel fascicolo di ufficio, ci sia contezza - spiega l’avv.Boccia - dell’immediata adesione da parte del signor Scialpi, a quanto statuito dall’ordinanza. Dinanzi a tale provvedimento, che costituisce un fatto nuovo, da parte nostra vi è un moderato ottimismo affinchè la questione possa trovare un’effettiva soluzione. In oltre 34 anni di procedimenti, alcuni conclusi e altri pendenti, è la prima volta che un magistrato interessato del caso Scialpi si è reso disponibile ad essere arbitro per una conciliazione tra le parti».

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