Cerca

Sabato 25 Novembre 2017 | 06:48

L'intervista

Stefàno: anni intensi
da sindaco di Taranto

Il bilancio del primo cittadino

Taranto, attimi di tensione per il sindaco Stefàno

FABIO VENERE

«In questi dieci anni da sindaco di Taranto, mi è sembrato di essere ogni giorno impegnato in una corsa ad ostacoli da saltare con una zavorra nello zaino da almeno cinquanta chili». Ippazio Stefàno, Ezio per gli amici, ricorre a questa metafora che rimbalza nella (sobria) stanza che, a fine mese, dovrà lasciare dopo un decennio alla guida del Municipio. Completo blu d’ordinanza, si prepara all’intervista per la «Gazzetta» tenendo ben stretto tra le mani il report sull’attività svolta nel decennio appena concluso. Il resto, lo fanno i ricordi. Che ondeggiano nella sua mente, tra gioie e ferite.

Sindaco Stefàno, è pur vero che ha realizzato nella storia repubblicana di Taranto il record di longevità con la fascia tricolore addosso, ma non s’aspetterà ora un tributo?

«No, le medaglie non mi interessano. Mi sono impegnato nell’esclusivo interesse di Taranto e delle fasce più sofferenti. Proprio l’altroieri sera, all’uscita da un teatro, ho ricevuto una grande soddisfazione nel momento in cui una signora mi ha abbracciato singhiozzando. Le sue lacrime sono scivolate sulla mia giacca. In questi dieci anni, ho lavorato per loro. Per i deboli, per gli ultimi. Detto questo, l’intervista può... iniziare».

Grazie... E considerato che neppure lei desidera un tributo, accetterà qualche critica?

«Certo. Ma, nel caso di Taranto, non si può non partire dal punto di partenza. Ovvero, da quando mi sono insediato».

Ed allora, dieci anni fa, lei entra in Municipio, accompagnato da un forte consenso popolare, e cosa trova?

«Nessuno».

Nessuno?

«Al mio arrivo, non c’era un dirigente di ruolo e non c’erano neppure le cosiddette posizioni organizzative. Si tratta di quelle figure della Pubblica amministrazione che possono agire in caso di assenza del dirigente. Ho dovuto ricostruire la macchina amministrativa. Era inesistente. Se mi passate un’immagine, l’abbiamo spinta nel garage e l’abbiamo smontata pezzo dopo pezzo per rimetterla in condizioni di operare. Ora, il prossimo sindaco avrà una struttura in grado di poter lavorare già dal suo primo giorno di insediamento. Fortuna, per dirla così, che io non ho avuto».

In realtà, il prossimo primo cittadino avrà pochi impiegati su cui poter contare. Entro dicembre 2018, ne andranno in pensione altri 110. La macchina sarà sguarnita. Non crede?

«La pianta organica quella che fissava in 1.516 unità il personale dipendente del Comune di Taranto, non l’abbiamo fatta noi. Ce la siamo ritrovata. A questo poi si aggiungano i pensionamenti avvenuti in gran numero dopo la dichiarazione di dissesto finanziario ed il blocco alle assunzioni imposto dal ministero. Ora, però, la situazione sta cambiando visto che il turn over tra pensionati e neo assunti salirà ora finalmente al 75 per cento per gli impiegati eed al 100 per cento per la Polizia locale».

Ed oltre ad un senso di solitudine, cosa ha trovato dieci anni fa nei meandri di Palazzo di Città?

«Cosa ho letto vorrà dire? Mi riferisco alla relazione del direttore del Dipartimento Innovazione e società della facoltà di Sociologia dell’Università “La Sapienza” di Roma. Che, dopo un attento esame, ha sottolineato “la confusione totale dei ruoli, un livello di deresponsabilizzazione ormai generalizzato”. Ed ancora, nell’agosto del 2006, il dirigente pro tempore della Ragioneria evidenziava “una totale incapacità dell’ente di onorare i propri impegni con riferimento non solo alle spese correnti ma anche alle somme vincolate che erano state utilizzate per fronteggiare pagamenti correnti senza che fossero poi stati ripristinati i relativi stanziamenti”».

E tutto questo, secondo lei, cosa significa? Per quale motivo, questa premessa è indispensabile per giudicarla?

«Semplice. Sfido chiunque, a meno che non sia in malafede, ad affermare che Taranto non sia migliorata in questo decennio. Ma vi ricordate che quando entrai in Comune per la prima volta, non era possibile neppure seppellire i defunti? Ma vi ricordate che interi quartieri cittadini erano al buio? Ed ancora, vi ricordate che lo stadio era chiuso ed inagibile così come era impossibile entrare nel parco Cimino? Abbiamo riconsegnato parti importanti della città ai tarantini».

Eppure ha ricevuto tante critiche. Le sono scivolare addosso oppure l’hanno ferita?

«Non sono uno che si fa scivolare addosso quel che gli dicono e, quindi, sì mi hanno ferito. E sa perché? Spesso, mi hanno accusato di utilizzare il dissesto finanziario come alibi per nascondere eventuali o presunte inadempienze della mia Amministrazione. Ecco, sentendo queste affermazioni mi cadevano le braccia. Sarebbe stato sufficiente leggersi gli atti ministeriali».

E cosa dicevano quei provvedimenti?

«Siamo stati bloccati in tutto nei primi cinque anni. Stop alle assunzioni, zero staffisti, nessun direttore generale e soprattutto ogni nostra delibera di spesa doveva essere inviata alla commissione ministeriale».

Si sentiva un sindaco sotto tutela?

«No, ero contento di avere tutti questi controlli. Certo, inizialmente, la capacità di spesa era ridotta al lumicino ma, nonostante questo, abbiamo fatto scelte importanti per il futuro dei nostri giovani».

Si riferisce all’Università nell’ex caserma Rossarol?

«Sì, abbiamo speso oltre 4 milioni di euro per rivitalizzare la Città Vecchia e per far studiare qui i nostri ragazzi. Forse questa è una delle cose di cui più vado orgoglioso insieme al risanamento finanziario».

Su cui, però, per due volte, gli ispettori del ministero dell’Economia hanno gettato alcune ombre. Come si difende dalle accuse?

«Abbiamo pagato debiti fatti da altri. Saldando il conto con quasi 20mila di creditori. E il rendiconto 2016, in via di approvazione, si chiuderà con un avanzo vincolato di 115 milioni di euro e con uno utilizzabile di 8 milioni. Che lascio al prossimo sindaco come un tesoretto da utilizzare. Gli ispettori del Mef? Hanno steso relazioni anche più critiche in molte altre città italiane. Nel nostro caso, tutte le nostre scelte, i nostri atti sono stati avallati dall’area Finanza locale del ministero dell’Interno. C’è stata una divergenza di opinione tra ministeri. Le indennità per i dirigenti? Forse è stato commesso un errore formale ma, nella sostanza, ricorderei che i nostri dirigenti si sono occupati anche di tre, quattro settori diversi. A proposito dei dirigenti, infine, mi lasci aggiungere che con la mia Amministrazione sono tornati ad essere selezionati con un concorso pubblico. Il comandante dei Vigili urbani ha vinto un concorso che non si faceva da oltre trent’anni».

L’Università, certo. Il risanamento finanziario, soprattutto. Ma, sindaco, in realtà, nelle sue recenti interviste lei ha puntato molto sulla riduzione dei fatti passivi. Può ricordare qualche cifra?

«Prima di questo mio intervento, ogni anno, il Comune di Taranto pagava a privati per ospitare i propri uffici 1,8 milioni di euro. Ora non sborsa più un euro. E con l’operazione di trasferimento degli uffici da via Plinio a via Anfiteatro, oltre a risparmiare 800mila euro di fitti all’anno, abbiamo anche ripopolato una parte importante del Borgo. Ecco, posso dire che quella della riduzione dei fitti è stata una spending review in chiave tutta tarantina».

Palazzo degli Uffici resta una nota dolente. Una grande incompiuta secondo il ministero delle Infrastrutture.

«Non posso prendermi le responsabilità di tutto. Grande incompiuta? È vero ma è anche innegabile che quella sia una vicenda così complessa. Ricordo lo stop della prefettura di Roma per infiltrazioni mafiose del consorzio, poi i giudizi di Tar e Consiglio di Stato che ribaltarono quella nota prefettizia e ricordo ancora lo stop dei lavori e poi ancora il concordato preventivo che ha interessato la stessa impresa. E, a parte le difficoltà di applicazione legate al nuovo Codice degli appalti, vorrei sottolineare il fatto che la Provincia di Taranto si era resa disponibile a versare un quarto di quello che aveva deliberato. Le spese per la messa in sicurezza e per la copertura del solaio per 1,5 milioni di euro ce le accolleremo tutte noi. Ma perché non parliamo anche del “Fusco” che a fine anno sarà riconsegnato dopo tredici alla città? Il nastro lo taglierà il prossimo sindaco ma il merito, scusate, è il mio. Anzi, il nostro».

Per cos’altro, si sente di avere un merito particolare?

«Per aver fatto portare a Taranto Cardiochirurgia. Abbiamo quasi mille interventi all’anno. Prima, si andava a Lecce, Brindisi e Bari. E spesso si moriva in auto durante il tragitto».

Lo sa che lei rischia di passare alla storia come il “sindaco delle rotatorie”. Le piacerebbe?

«Ne sono orgoglioso. Da zero a sedici in pochi anni. A giorni, peraltro, inizierà quella a Paolo VI tra via del Turismo e viale del Lavoro. Mi sono ispirato a quello che avviene da trent’anni, non da ieri, in Emilia Romagna e nel Nord Europa e così facendo abbiamo ridotto sensibilmente il numero degli incidenti stradali, i morti si sono ridotti di un terzo e grazie alle rotatorie anche i mezzi dell’Amat ne hanno tratto beneficio. Non è un caso, infatti, che in fase di rinnovo per la polizza assicurativa, l’azienda abbia risparmiato oltre 600mila euro».

È più probabile, in effetti, che venga ricordato come “il sindaco delle letterine”. Che fa, sorride? O questa cosa, la infastidisce?

«Sorrido, sorrido. Ma cosa avrei dovuto fare? Avrei dovuto lanciare i pomodori? Ed anche se l’avessi fatto, per assurdo, cosa avrei ottenuto? E soprattutto, chi pensa di offendermi in questo modo così puerile, quali risultati ha raggiunto. Io non ne vedo in giro. La verità è un’altra».

Quale?

«Il sindaco deve esprimersi con atti formali, sono il caposaldo della sua azione amministrativa. Senza quelle lettere, non avremmo ottenuto il “Tavolo per Taranto”, ad esempio».

D’accordo, ma per una parte dell’opinione pubblica, invece, quelle lettere sono il simbolo di un certo immobilismo nei confronti dell’Ilva. Come si difende?

«Immobilismo? Ma per favore.... L’esposto del 24 maggio del 2010 sui pericoli provenienti dal siderurgico, chi l’ha firmato? Io. Le quattro ordinanze contro l’Ilva, poi bocciate dal Tar, chi le ha firmate? Io. E perché magari non ricordiamo che una di quelle ordinanze fu respinta perché, nel frattempo, il Governo aveva innalzato i limiti per le emissioni di benzoapirene?».

Come si è sentito nel rapporto con la grande industria?

«Solo. Sapevo che la città era divisa e, quindi, anche io ero più debole».

Descriva il suo rapporto con Nichi Vendola?

«Ha rappresentato un sogno. Ho creduto in lui a lungo. Poi, ci siamo allontanati per due motivi. Il primo risale al fatto che l’ex presidente voleva che aderissi, in maniera organica, al suo progetto politico lasciando la mia dimensione civica; il secondo, invece, risale al fatto che su dieci cose che chiedevo per Taranto, non per me sia chiaro, a stento ne arrivava a destinazione una sola».

E con Emiliano?

«Anche qui, avevo grandi aspettative ma poi, in questi suoi due primi anni di governo, abbiamo collaborato poco. Ricordo, con piacere, il recente protocollo d’intesa per salvare i lavoratori di Isolaverde. Poi, poco altro».

E con il deputatodel Pd, Michele Pelillo?

«Non ho avuto mai alcun rapporto. L’ho convocato così come gli altri, in diverse occasioni, per affrontare alcune problematiche. Ha partecipato poche volte, a dire il vero, ma ha trovato comunque il modo per far giungere la sua adesione. Tutto qui».

E se la si definisse “mangia assessori”, come reagirebbe?

«È falso. Per ogni revoca, c’era un motivo preciso».

Cosa farà dall’1 luglio?

«Continuerò a fare quello che ho sempre fatto ma, questa volta, riprenderò a farlo a tempo pieno. Ovvero, il pediatra. Sto riprendendo i contatti con i miei colleghi di Roma, Genova, Bologna, Modena, Londra. Mi donerò per gli altri e, se vuole, si tratta di una prosecuzione dell’attività da sindaco visto che, in tutti questi anni, sono andato a spese mie nella Capitale per partecipare agli incontri ministeriali».

A fine mese, Ezio Stefàno lascerà la fascia tricolore. La quarta fase della sua vita (medico, senatore, sindaco) si ricollegherà alla prima. Tornerà a fare, per dirla con il magistrato - scrittore Giancarlo De Cataldo, il pediatra dei poveri. Lo zaino conb la zavorra l’ha ormai messo da parte. La corsa ad ostacoli spetta ad altri. Ammesso che siano in grado di partire.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su

Caratteri rimanenti: 400

Altri articoli dalla sezione