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Sabato 25 Novembre 2017 | 05:11

erano già sfuggiti ad un blitz

Traffico di esseri umani
a Bari arrestati due somali

arresto polizia

BARI - Due migranti sono stati arrestati dalla polizia con le accuse principali di associazione per delinquere finalizzata alla permanenza illegale di clandestini nel territorio dello Stato e al successivo ingresso in Paesi esteri, e di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina a scopo di lucro. Si tratta di Abdirahman Ilmi Barkhad, di 32 anni, e Abdelkader Jamia, di 34 anni, entrambi somali, sfuggiti al blitz della polizia del 10 maggio scorso che svelò un traffico di migranti che avrebbe fruttato 15 milioni di dollari.

Barkhad è stato rintracciato dagli agenti della Squadra Mobile di Bari in un piccolo paese nelle vicinanze di Francoforte dove, con la collaborazione delle autorità di polizia tedesche, è stato arrestato in esecuzione di un mandato di arresto europeo emesso dall’autorità giudiziaria di Bari. Dagli atti d’indagine risulterebbe che l’uomo ha fatto parte del gruppo di trafficanti che, a Bari, si occupava di fornire assistenza logistica ai migranti in transito che avevano pagato all’organizzazione criminale le somme di danaro necessarie per proseguire i loro viaggi verso il Nord Europa. In particolare, Barkhad avrebbe avuto il compito di andare in Campania per procurare titoli di viaggio falsi per stranieri per conto dell’associazione di trafficanti.

Jamia è stato rintracciato a Torino proveniente dalla Germania. Secondo gli inquirenti, avrebbe ricoperto ruoli di vertice nell’organizzazione capeggiata da Hussein Ismail Olhaye, titolare di due agenzie di 'money transfer' a Bari mascherate da associazioni culturali per servizi a migranti. Jamia lo avrebbe supportato nella gestione delle banche 'on linè illecite in cui confluivano le somme pagate dai parenti dei migranti somali per finanziare i viaggi di questi ultimi verso le destinazioni finali, e in particolare lo avrebbe agevolato nella rendicontazione dei movimenti finanziari del gruppo e nei contatti con i soggetti che disponevano del capitale liquido a Malta, da far rientrare in Italia per la prosecuzione delle attività criminali del sodalizio.
Nella stessa inchiesta sono ipotizzati, a vario titolo, anche i reato di uso di documentazione falsa, corruzione di incaricato di pubblico servizio, falso ideologico in atto pubblico e indebito uso di canali finanziari. 

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