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Mercoledì 13 Dicembre 2017 | 19:40

occupazione

«Lavorare in pizzeria?
No, grazie, troppo stress»
A Foggia non si trova personale

Specie i più giovani gettano la spugna

lavorare in pizzeria

FOGGIA - E poi dicono che non c’è lavoro. Farsi un giro per la città può essere illuminante sulle opportunità, piccole e grandi che siano, in negozi, botteghe, studi professionali di trovare subito un impiego. D’accordo, parliamo di lavoro saltuario (almeno per i primi tempi), probabilmente precario e che molto spesso non rispecchia le aspirazioni di quanti sono alla ricerca di un’occupazione. Ma un tempo si diceva che «bisogna accontentarsi», oggi invece nessuno, a quanto pare, accetta soluzioni di ripiego. Anche se i soldi in tasca sono pochi e in taluni casi si sopravvive con quello che passa il convento, cioè la famiglia che molto spesso funge da servizio sociale.

Dunque, è sufficiente dare un’occhiata alle vetrine per accorgersi che con un po’ di buona volontà, una discreta dose di adattamento si potrebbe rompere l’incantesimo dell’inoccupazione. Molti di questi esercizi tengono fisso da mesi il cartello “si cerca personale”, ma nella maggior parte dei casi senza risultato.
«Qualcuno si presenta, fa qualche domanda generica sul tipo di lavoro da svolgere, poi chiede per quante ore dovranno essere impegnati al giorno, ringraziano e se ne vanno scoraggiati», rispondono gli esercenti.

Sarà pure che la disoccupazione è il male supremo della condizione giovanile, ma a furia di parlarne forse abbiamo smarrito il senso del significato e quel 60% di giovani «neet» (sotto i 29 anni), che non studiano, non lavorano e neanche sono alla ricerca di un posto, formano un muro invalicabile difficile da scalfire. Perché se il lavoro in effetti manca davvero, di lavoretti se ne potrebbero trovare a decine. E chi volesse arrotondare la paghetta settimanale non avrebbe che l’imbarazzo della scelta. Abbondano, infatti, le proposte per camerieri, addetti di sala, parrucchieri, barman e via di seguito.

C’è anche chi ha avviato la ricerca di personale su Facebook. La pizzeria “Voglia di pizza”, in via Gentile, si è lanciata in un annuncio carico di speranza: «Cerchiamo un pizzaiolo e un addetto di sala, giovani fatevi avanti». Ma la risposta è stata al di sotto delle attese e gli unici due che si sono presentati, dopo un periodo di prova, hanno mollato la presa: «Lavoro troppo stressante, meglio lasciare».

«Abbiamo assunto due persone, ma hanno resistito per appena due mesi - risponde il titolare, Saverio Delli Carri - se ne sono andati perché si aspettavano altro. Ma, mi chiedo, cosa credevano di fare in una pizzeria? I nostri orari sono chiari: si lavora dalle 17 a mezzanotte inoltrata, d’estate poi si finisce quasi sempre oltre l’una di notte perché i clienti si attardano un po’ di più e certo non li possiamo mandare via. Confesso che la risposta mi ha spiazzato, avevamo proposto loro un contratto vero e una certa stabilità nel rapporto di lavoro. Cosa vuol dire lavoro stressante? Tutti i lavori lo sono - aggiunge Delli Carri - chi ha bisogno di guadagnare non si pone problemi di tempo o di stress eccessivo. Invece ho l’impressione che la loro preoccupazione fosse un’altra, per loro forse è più importante avere la serata libera che guadagnarsi da vivere con un posto di lavoro. Buon per loro, se possono permetterselo. Ma poi non diamo la colpa alla crisi se manca il lavoro. Il lavoro c’è se lo si vuol cercare». [m.lev.]

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