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Sabato 18 Novembre 2017 | 18:30

l'intervista

L'Arcivescovo Cacucci: Bari
luogo ideale per riunire le Chiese

L'arcivescovo: Cattolici e Ortodossi, un'unica Chiesa nel suo nome dopo il viaggio in russia

L'Arcivescovo Cacucci: Bari luogo ideale per riunire le Chiese

di Carmela Formicola

BARI - La sua prima volta a Mosca fu nel 1976. «Ovviamente non ci andai da sacerdote, ma credo lo sapessero comunque», ricorda monsignor Francesco Cacucci, arcivescovo di Bari - Bitonto. Nel 1976, nel cuore di Mosca, la più grande piscina calda d’Europa prendeva il posto della Chiesa del Salvatore, distrutta per volontà di Stalin. «È stato Eltsin a farla ricostruire, dov’era e com’era», spiega l’arcivescovo che nella splendida chiesa bianca dalle cupole d’oro, ha vissuto nei giorni scorsi una delle più intense esperienze della sua vita: migliaia di pellegrini ortodossi venuti a pregare dinanzi alla reliquia di San Nicola, che in Russia rimarrà fino al 28 luglio. Poi, la costola sinistra del santo verrà riposta nella tomba, nella Basilica di Bari che custodisce le spoglie da circa mille anni.

Monsignor Cacucci, partiamo dalle emozioni.

«Quando il metropolita Hilarion, responsabile delle relazioni esterne del patriarcato di Mosca, mi aveva detto a nome del patriarca che la reliquia di San Nicola avrebbe richiamato milioni di pellegrini a Mosca e a San Pietroburgo, ho accolto questa ansia - devo riconoscere - con beneficio di inventario. Ebbene, l’emozione che ho provato, e credo anche gli altri componenti della delegazione barese, fin dal primo momento dell’accoglienza, all’aeroporto di Mosca e poi nei 4 giorni vissuti immersi in questo clima, è stata forse una delle esperienze più intense della mia vita».

Sorprende, detto da una persona schiva come lei.

«Non sono abituato a sottolineare questi aspetti, ma questa esperienza è andata ben al di là di qualsiasi attesa. Anche il popolo barese vive una sincera devozione per San Nicola. Il 6 dicembre fin dal mattino la Basilica è stracolma di fedeli, ma Mosca è una città di 11 milioni di abitanti. La scena di tanti fedeli che per chilometri hanno atteso di venerare la reliquia è stata uno degli eventi storici più intensi, come ha sottolineato più di una volta il patriarca Kirill. Il pellegrinaggio verso la cattedrale del Salvatore è stato accompagnato da segni di devozione fuori dell’ordinario».

È vero che lungo le strade la gente fermava voi della delegazione per ringraziarvi?

«Sì. Mentre camminavo per la città molte persone mi hanno fermato per ringraziare Bari».

Un evento fondamentale per la riunificazione dei cristiani.

«Sono convinto che papa Francesco e il patriarca Kirill sarebbero disposti domani a vivere una piena unità dei cristiani. Più volte sono stato vicino al patriarca. Prima di ripartire per Bari, ha voluto che lo incontrassi ancora. Con grande affetto, con grande familiarità mi ha fatto visitare la sua cappella privata e poi mi ha detto: “Lei non immagina che cosa è per me questo pellegrinaggio”. È stato il passo successivo all’incontro del febbraio 2016 a Cuba: dopo quasi mille anni si sono incontrati il papa di Roma e il patriarca di Mosca e di tutte le Russie. Ma Kirill mi ha anche confidato che ha dovuto soffrire molto all’interno della Chiesa ortodossa».

Perché?

«Ha trovato opposizioni interne molto resistenti nei confronti del cammino ecumenico. Ecco perché la sua richiesta a papa Francesco era motivata non solo dalla devozione a San Nicola e alla possibilità che il popolo russo nella stragrande maggioranza dei fedeli potesse venerare le reliquie a Mosca e a San Pietroburgo, ma anche per attenuare queste resistenze non lievi che esistono ancora all’interno dell’ortodossia russa. Per cui non sapeva come esprimere la gratitudine. Da qui è derivato anche il desiderio di donare al pontefice un’antica, piccola, bellissima icona di San Nicola».

Quella che gli consegnerà domani?

«Sì, domani, dopo la concelebrazione nella cappella di Santa Marta, darò al papa questo dono, che è un altro segno di un cammino».

Non trova singolare che questo cammino di riavvicinamento tra le due Chiese abbia attraversato luoghi simbolo dell’ideologia comunista?

«A Mosca ho pensato che quest’anno ricorre il centenario delle apparizioni di Fatima. Uno dei cosiddetti “segreti” di Fatima, al di là di ogni amplificazione, parlava della conversione della Russia. Non so se si tratti di conversione. Certo, quando nella Piazza Rossa, il 24 maggio scorso, si è tenuto un concerto in onore della delegazione barese e le canzoni russe si sono unite al repertorio religioso, ho pensato a quanti simboli insieme stavano convivendo in quella piazza».

Potenza di San Nicola.

«Beh, lei ha parlato di emozioni. Non credo che quello che sto affermando sia solo frutto di un’emozione intensissima. Quando sento dal patriarca che non esiste casa di ortodosso nella quale non ci sia l’icona di San Nicola, non posso ritenere che questa devozione sia solo frutto di un’emozione momentanea. D’altronde mi hanno comunicato che finora oltre 100mila pellegrini hanno venerato la reliquia a Mosca. Allora dico: quando un popolo ha in un santo un segno chiarissimo di unità, questo fa sperare per il futuro».

Il futuro potrebbe passare da Bari? Lo vede realistico un secondo incontro tra il papa di Roma e il patriarca di Mosca sulla tomba di San Nicola?

«Questi eventi hanno una valenza i cui risultati non si possono immediatamente verificare. L’attuale patriarca è venuto a Bari più volte fin dal 1969. Erano i primi passi sul cammino ecumenico. Poi Kirill è tornato all’inizio degli anni Duemila e nel 2005, con il dottor Emiliano, andammo a trovarlo a Mosca. Sembrava che in quel momento stesse maturando l’incontro tra il papa e il patriarca Alessio, in seguito tutto si è reso più difficile. Oggi non si tratta solo della volontà o del desiderio di papa Francesco o di Kirill, ma del rispetto delle sensibilità delle singole Chiese, in modo particolare di quella ortodossa. E quando, al di là di un possibile incontro con il papa, ho detto a Kirill “A Bari lei è di casa”, la risposta è stata “Facciamo un passo alla volta”».

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