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Giovedì 26 Aprile 2018 | 09:42

siderurgico

Ilva, oggi l'ok del Mise
ad Arcelor-Marcegaglia

lo stabilimento di taranto Ma i sindacati premono: prima l'incontro col premier Gentiloni

di Domenico Palmiotti

TARANTO - Arriverà oggi il decreto del ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda, che aggiudica l’Ilva alla cordata Am Investco Italy, formata da Arcelor Mittal e Marcegaglia, oppure ci sarà uno slittamento, breve, a seguito del pressing dei sindacati metalmeccanici che chiedono di incontrare il premier Paolo Gentiloni per manifestargli le loro preoccupazioni sulla ristrutturazione annunciata? La partita Ilva è ad un bivio. Dopo il rilancio della cordata AcciaItalia su tre versanti - prezzo d’acquisto, occupati e investimenti - per cercare di rientrare in partita, il quadro non ha subito modifiche sostanziali. Fonti vicine ai commissari hanno già detto che la nuova offerta di AcciaItalia è «irricevibile», anche perchè arrivata da una società diversa nella composizione rispetto a quella che ha lanciato la prima. Si sono infatti disimpegnati Cassa Depositi e Prestiti e Arvedi. Poi è giunto anche lo stop di Calenda che ha dichiarato che «le procedure di gara, come si fa in un Paese serio, non si cambiano in corso o peggio ex post». Game over dunque. E oltretutto il Mise da un paio di giorni ha anche un parere dell’Avvocatura di Stato, che, interpellata, ha sostenuto che rilanci sull’Ilva non ci possono essere. Mentre Calenda già l’1 giugno ai sindacati ha detto: se riapriamo le offerte, bisogna rifare gara e legge e tutti i tempi slittano.

Messa così la vicenda, sembrerebbe chiusa. E in effetti, salvo sorprese, appare molto improbabile che Governo e commissari rimettano in gioco AcciaItalia, tanto più che ha perso due pezzi su quattro tra cui un partner di peso come Cdp. Potrebbe accadere, invece, che fermo restando la scelta di Arcelor Mittal e Marcegaglia, si soprassieda temporaneamente alla firma del decreto di aggiudicazione proprio per fare un altro passaggio tra Governo - stavolta con Gentiloni - e sindacati metalmeccanici. Sia Marco Bentivogli, segretario nazionale Fim Cisl, che Rocco Palombella, segretario nazionale Uilm, tornano sul punto. «Noi - dice Bentivogli - non vogliamo parteggiare per nessuna delle due cordate, nè assecondare rilanci, tuttavia la portata della vicenda Ilva merita, nelle prossime ore, un confronto per rendere chiare le nostre serie perplessità sul piano industriale». Per Bentivogli «si assiste ad una singolare attribuzione di responsabilità ai sindacati quando, invece, le responsabilità sono da ricercare altrove. È chiaro che il piano presentato si deve cambiare, e molto anche, ma, a prescindere dall’assegnazione, il Governo deve ascoltarci».

«Il ministro Calenda è il garante dell’operazione ed ha l’obbligo di ascoltare sindacati e lavoratori - insiste Palombella -. Il Governo, per ora, ci ha dato solo un’informativa. Noi chiediamo un negoziato vero che dia la possibilità di incidere nei cambiamenti, per questo ci appelliamo a Gentiloni. Uno stop alla firma di uno o due giorni non pregiudica nulla». «Così come è, il piano di Am Investco Italy - rileva Palombella - è irricevibile e le premesse per la chiusura del sito di Taranto in due tempi: prima l’area a caldo, eppoi tutto. Il siderurgico rischia di diventare un magazzino con esuberi che sfiorano il 50 per cento. Arcelor Mittal deve cambiare piano e se lo fa, si può trattare. Quando gli abbiamo incontrati informalmente - aggiunge -, abbiamo detto che quelle proposte non andavano bene, solo che non ci hanno ascoltato presentando le stesse cose. C’è una scelta precisa: trasformare taranto in Cornigliano 2». E per Giuseppe Gesmundo, segretario Cgil Puglia, «Governo e Mise non possono non tenere conto della larga rappresentanza dei lavoratori delle tre sigle confederali di categoria. Chiediamo di dare ascolto a chi vive la fabbrica. E bene ha fatto il presidente della Regione Puglia a chiedere di non far cadere nel nulla l'ulteriore richiesta di AcciaItalia».

E oggi a Genova e a Novi Ligure, altri siti Ilva, ci sono 8 ore di sciopero che seguono le 4 fatte a Taranto l’1 giugno. A Taranto oggi si riunisce il consiglio di fabbrica: non dovrebbero essere proclamati per il momento altri scioperi ma la situazione è in evoluzione e nulla si può escludere.

Sabato, per ribaltare una situazione che la vedeva esclusa - l’offerta di Am Investco Italy è giudicata la migliore dei commissari ed approvata dal comitato di sorveglianza del Mise -, AcciaItalia ha messo sul piatto un aumento dell’offerta di acquisizione, da 1,2 miliardi a 1,850 - 50 milioni in più del concorrente -, 3,1 miliardi di investimenti tra industriali e ambientali, un obiettivo annuo di 10 milioni di tonnellate di produzione (9,5 di Am Investco Italy), la riassunzione, nel 2018, di 9800 addetti su 14200 totali contro i 9.407 dell’altra cordata (inizialmente AcciaItalia aveva proposto 7.812 per cinque anni sino al 2022). Ma sul punto dell’occupazione incrementata, con 2mila unità ricollocate anche negli interventi ambientali, fonti vicine ai commissari hanno subito risposto: gli interventi di bonifica e di risanamento ambientale dell’acciaieria sono dell’amministrazione straordinaria.

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Commenti all'articolo

  • Pier Luigi Caffese

    05 Giugno 2017 - 18:06

    ILVA: 10 grandi errori di Gnudi Commissario ILVA,ma pagato da Dio. 1.Non vuole la decarbonizzazione con De Vincenti con tutta la banda di chi non vuole decarbonizzare il paese, il mandatario di Dalema per TAP e ILVA. 2.Se Calenda sceglie la 1° cordata accetta i vizi non tanto occulti che sono: 3.Manca una fideiussione fondamentale nelle vendite pubbliche e giudiziarie.Se non la metti ad un Trust r

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