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all'andriese Giuseppe Stallone

Rapì imprenditore, dopo 33 anni
sequestro beni per 50 mln di euro

carabinieri

BARI -  C'è anche una lussuosa sala ricevimenti con piscina e prato inglese, edificata nel 1982 nel suggestivo scenario di Castel del Monte, l’area nobile prediletta da Federico II, tra i beni per un valore complessivo di 50 milioni di euro, sequestrati ad Andria dai Carabinieri a Giuseppe Stallone, di 78 anni, responsabile del rapimento a scopo di estorsione di un imprenditore di Brescia, Pietro Fenotti, avvenuto 33 anni fa, nel marzo del 1984. Per la sua liberazione era stato chiesto un riscatto di 10 miliardi di lire. Giuseppe Stallone venne condannato a 6 anni e 4 mesi di reclusione. All’impero gestito da Stallone e dai suoi familiari non corrispondeva quanto dichiarato al fisco dall’uomo: solo 15mila euro l’anno.

Il sequestro dei beni di Stallone proviene da una complessa indagine patrimoniale scaturita dall’attività investigativa condotta dai carabinieri del Nucleo Investigativo del Reparto operativo del comando provinciale di Bari i quali hanno analizzato i fascicoli d’indagine riguardanti l’uomo, già sorvegliato speciale, e hanno ripercorso la sua carriera imprenditoriale. Gli investigatori hanno raccontato ai giornalisti che il loro lavoro è stato «come entrare, dopo un enorme labirinto, all’interno di un caveau».
Un patrimonio costituito per lo più da beni immobili, tra cui spicca una nota sala ricevimenti di Andria con piscina olimpionica. Lo stile di vita di Stallone, ricostruito dagli investigatori per circa quaranta anni, è stato ritenuto ingiustificato, a fronte dei circa 15 mila euro annui, di media, dichiarati al fisco.

Secondo i carabinieri, Stallone risulta aver investito somme di denaro (oltre 3 milioni di euro), attraverso le quali le società di capitali si sono autofinanziate e hanno realizzato complessi aziendali redditizi. Secondo la ricostruzione di diversi fascicoli d’indagine, Stallone risulta coinvolto in altri tre rapimenti compiuti tra il 1977 e il 1982, tra Roma, Bari e Lecce, per uno dei quali fu pagato un riscatto di ben 5 miliardi di lire, mentre per un altro furono richiesti due miliardi del vecchio conio.

Rapimenti rispetto ai quali fu però assolto per insufficienza di prove. Secondo i carabinieri i guadagni illeciti derivanti dai suoi traffici sono stati reinvestiti realizzando la lussuosa sala ricevimenti di Andria e una omonima società che ne gestisce la ristorazione e l’organizzazione di eventi pubblici e privati. Il decreto di sequestro è stato emesso dalla Sezione per le Misure di prevenzione del Tribunale di Trani: i sigilli sono stati apposti a due società di capitale, due imprese individuali, 18 appartamenti, cinque locali commerciali, 8 garage, 53 terreni dell’estensione complessiva di dieci ettari, due autovetture e la somma di 327 mila euro, in parte - è stato appurato - investita dall’uomo in titoli e polizze assicurative.

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