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Venerdì 17 Novembre 2017 | 20:38

La vendita del siderurgico

Ilva, in Italia 1,1 miliardi di Riva
Esuberi, prime 4 ore di sciopero

Ilva a Taranto

Lo stabilimento Ilva

ROMA - Le somme della famiglia Riva oggetto  di una contesa giudiziaria in corso da tempo sono rientrati in Italia e sono stati depositati presso il Fondo Unico di Giustizia. E’ quanto si apprende da fonti vicine al gruppo Ilva, che sottolineano come ad oggi siano arrivati in Italia 1,1 miliardi di euro dei 1,3 miliardi complessivi, frutto del patteggiamento fra Riva e il Tribunale di Milano firmato nelle settimane scorse. Nei prossimi 15 giorni sono attesi gli ulteriori 200 milioni di euro.

Sulla vendita del siderurgico, intanto, il Mise ha avviato una verifica con l'avvocatura di Stato «per riaprire la gara solo sul prezzo». Lo riferisce il segretario della Fim Cisl Marco Bentivogli. La notizia è confermata dal Mise. Il parere dovrebbe arrivare entro oggi. Il Ministro Calenda, afferma Bentivogli avrebbe ribadito che «rilanci su tutti e tre i capitoli dell’offerta (piano industriale, ambientale e occupazionale» implicherebbero il rifacimento della gara.  Quanto alla data del 5 giugno fissata per l’aggiudicazione ad Am Investco, questa, secondo quanto riferiscono diverse fonti, è legata, è un termine necessario per permettere lo svolgersi di tutta la procedura che ha nel 30 settembre 2017 il termine ultimo per ottenere l’approvazione al nuovo piano ambientale.

In riferimento alle dichiarazioni dei commissari straordinari di Ilva, dove si afferma che non sono previste possibili offerte di rilancio per l’aggiudicazione della gara a causa del prolungamento dei tempi della procedura, fonti vicine a Jindal South West (JSW) (azionista di riferimento della cordata Acciaitalia della quale fanno parte Cdp,Arvedi e Del Vecchio) sottolineano che «la tempistica non sarebbe un elemento ostativo per eventuali rilanci».

«In realtà per rifare l’offerta relativa al prezzo il tempo necessario è minimo, per l’offerta del business plan il tempo stimato è di una settimana e la stessa tempistica è prevista per l'offerta del piano ambientale perché è sufficiente attenersi alle raccomandazioni già emesse dal Ministero dell’Ambiente il 19 gennaio 2017» fanno sapere le fonti vicine a JS

INCONTRO AL MISE CON I SINDACATI - I sindacati dei metalmeccanici sono usciti dal Mise insoddisfatti dell’incontro, convocato questa mattina, con il ministro Carlo Calenda e con i Commissari. Hanno la consapevolezza che il 5 giugno verrà proclamata l’aggiudicazione ad Am Investco degli asset dell’Ilva. «No ai licenziamenti» è un punto fermo per tutte le sigle che per il 5 giugno hanno indetto un assemblea e manifestazioni a Genova e Novi Ligure.

«Il confronto si è interrotto - ha detto Marco Bentivoglio segretario nazionale della Fim Cisl - ma proseguirà con i nuovi acquirenti con l'obiettivo di modificare il piano che finora ha troppe incognite sia dal punto di vista industriale sia dal punto di vista tecnologico». «L'incontro di oggi non ha aggiunto niente a quello di lunedì continuiamo ad avere difficoltà a considerare il piano presentato come coerente con lo sviluppo degli stabilimenti» ha aggiunto Rocco Palombella segretario della Uilm. «Siamo solo all’inizio quello che conosciamo non ci piace. Per noi resta fermo che i 14.200 dipendenti dell’Ilva devono continuare ad avere un posto di lavoro e vogliamo garanzie anche per l’indotto», ha detto Maurizio Landini uscendo dal Mise.

A TARANTO LO SCIOPERO DI 4 ORE - Poco più di duemila operai hanno partecipato allo sciopero delle ultime quattro ore del primo turno nello stabilimento Ilva di Taranto, indetto da Fim, Fiom, Uilm e Usb. Si parla, secondo fonti sindacali, del 70% di adesione nei reparti Officine e Manutenzione e di oltre il 50% nei restanti reparti. Ci sono stati anche momenti di tensione, anche aspri, tra i lavoratori che hanno tenuto un presidio davanti alla Direzione dello stabilimento. Alcuni di essi avrebbero voluto bloccare in maniera simbolica la statale Taranto-Bari. Ha prevalso però la linea di chi non voleva penalizzare la città.

«Il governo - ha osservato Francesco Brigati della Fiom Cgil, parlando al megafono - ha più volte detto che Taranto è strategica nel settore della Siderurgia, ma scopriamo oggi l'ennesima svendita che questo governo mette in campo perchè potrebbe decidere di abbassare la produzione e non fare alcun risanamento ambientale». «Ci hanno fatto - ha sottolineato Piero Vernile della Uilm - un bel pacco regalo dicendo ai lavoratori: in 5-6mila dovete andare a casa. Non penso che sia una cosa accettabile e non è accettabile che l’azienda resti così com'è. Se assicurassero il lavoro a tutti precisando però che però non vanno completati i lavori Aia e gli investimenti per i bambini, per la gente che si ammala, noi non saremmo d’accordo». Per Biagio Rusciano della Fim Cisl «Taranto è in una situazione drammatica. La storia è partita nel 2012 e ora siamo nel 2017. La situazione è drammatica in termini di lavoro, in termini di ambiente e salute. Pertanto, noi chiediamo al governo che faccia la sua parte». Stefano Sibilla dell’Flmu Cub non ha dubbi: «la fabbrica va bloccata. Ci stanno ammazzando. Con le bonifiche possiamo fare tutto, nessuno va a casa».

Dalla prossima settimana saranno programmate assemblee ed eventuali altre iniziative di mobilitazione, soprattutto se avverrà l’aggiudicazione definitiva dell’Ilva a uno dei due gruppi in gara e non dovessero esserci aperture rispetto ai licenziamenti. Una frangia di lavoratori avrebbe voluto, previo avallo dei sindacati, occupare simbolicamente, per 10 minuti, la strada statale Taranto-Bari: l’iniziativa, alla fine, è saltata grazie all’intervento di un gruppo di operai per il quale andrebbe bloccata la produzione e non penalizzata la città. 

BENTIVOGLI (FIM-CISL): NESSUNO A CASA - «Il Ministro Calenda ha precisato che c'è tutto l’impegno per non lasciare nessuno dei lavoratori a casa. Il limite del tonnellaggio (6 milioni fino al completamento del piano ambientale previsto per il 2023) dello stabilimento Ilva ha delle implicazioni sull'occupazione sulla prima fase del Piano ma su questo abbiamo garanzie, se il piano ambientale venisse completato prima bisogna far intervenire il Ministero dell’Ambiente per rivedere il piano e tempi attraverso un intervento legislativo». Lo rende noto il segretario nazionale della Fim Cisl Marco Bentivogli al termine del vertice al Mise.

«Oggi - spiega Bentivogli - possiamo prendere due direzioni: l’annullamento della gara, attraverso un decreto (i limiti d’aggiudicazione della gara sono il 30 giugno) l'altra è l’aggiudicazione, ma ha poi precisato che hanno avviato una verifica con l’avvocatura di Stato per riaprire la gara solo sul prezzo, oggi dovrebbe arrivare il parere. I rilanci su tutti e tre i capitoli, dell’offerta, piano ambientale industriale, occupazionale) infatti implicherebbero il rifacimento della gara».

Per Bentivogli «deve essere interesse, non solo del sindacato ma anche del Governo, comprendere compiutamente se questo investitore ha intenzioni di rilancio o altro: in questi anni ArcelorMittal mentre chiudeva tutte le aree a caldo d’Europa continuava a partecipare a tante gare senza mai finalizzare proposte di acquisto. Per questo è necessario capire se ArcelorMittal punta sul rilancio industriale dell’Ilva o sulle sue quote di mercato (peraltro in discesa)».

VITALI (FI): TUTTO PREVEDIBILE ORA SERVE SCATTO D'ORGOGLIO - "Ai lavoratori dell'Ilva vogliamo esprimere la nostra assoluta solidarietà per quello che sta avvenendo a danno loro e di tutto il territorio regionale. Non è il momento di fare i primi della classe, ma purtroppo fummo facili profeti nel prevedere, in tempi non sospetti, che sorte attendesse lo stabilimento per colpa delle politiche di Renzi al governo ed Emiliano in Puglia. Tra disinteresse e bugie. Era fin troppo evidente che lo Stato volesse liberarsi della realtà produttiva, scaricando sia i dipendenti sia le legittime richieste di risanamento ambientale che si levano forti dalla cittadinanza di Taranto. Oggi, è il momento di avere uno scatto d'orgoglio collettivo, che richiama non solo i lavoratori, ma anche tutti coloro che hanno contrastato l'Ilva. Bisogna fare quadrato per salvare lo stabilimento e avviare quell'imprescindibile percorso di bonifica. Ci auguriamo che sia così perché in gioco ci sono decine di migliaia di posti di lavoro, un intero indotto economico e la salute dei tarantini". Così il coordinatore regionale di Forza Italia, l'on Luigi Vitali.

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Commenti all'articolo

  • Pier Luigi Caffese

    04 Giugno 2017 - 13:01

    Il Corsera di oggi domenica 4 giugno 2017 pubblica un articolo delirante di Michelangelo Borrillo volto ad affermare l'esclusione della 2° cordata dall'ILVA per offerta in ritardo quando la prima cordata deve essere esclusa per vizi formali nella sua offerta. 1.Il Governo fece chiudere l'ILVA per cancro prodotto dalle vecchie tecnologie dei RIVA 2.Quando la Guidi ha nominato i 3 Commissari si aspe

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