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Sabato 25 Novembre 2017 | 10:50

Al Mise le offerte delle due cordate

Ilva, con l'acquisto
si rischiano 6mila esuberi
I sindacati: «inaccettabile»

Ilva operaio

ROMA - L’Ilva rischia di dover subire dai 5.000 ai 6.000 esuberi: una sforbiciata drastica al personale che inizierà a prendere forma quando il colosso siderurgico passerà dall’attuale amministrazione straordinaria alla cordata vincitrice della gara, con ogni probabilità il tandem ArcelorMittal-Marcegaglia scelto dai Commissari straordinari.
Sono numeri «inaccettabili», hanno detto all’unisono i tre segretari generali di Fiom, Fim e Uilm: Maurizio Landini, Marco Bentivogli e Rocco Palombella uscendo dal Mise con facce piuttosto tese, dopo aver preso visione dei piani industriali e occupazionali presentati dalla cordate concorrenti durante l'incontro con il ministro Carlo Calenda e con i Commissari Straordinari Enrico Laghi, Pietro Gnudi e Corrado Carrubba. Sulle gradinate del Ministero i sindacati hanno aperto il fronte, nel tentativo di far modificare i numeri, tanto più pesanti se si pensa che oggi il gruppo Ilva lavora a scartamento ridotto e con 4.100 dipendenti in cassa integrazione (3.300 tra Taranto e Marghera e 800 tra Genova e Novi).

Secondo quanto riferito dai sindacati, il piano ArcelorMittal e Marcegagli, che punta a 4 miliardi di ricavi al 2024, a prevede 4.800 esuberi da subito per poi salire a 5.800 nel 2023. Tenuto conto che il gruppo Ilva ha in tutta Italia 14.200 dipendenti, questo significa che si partirebbe con una forza lavoro di 9.400 addetti per poi scendere a 8.400 nel 2023. Mentre la cordata Acciaitalia prevede 6.400 esuberi e con una forza lavoro di circa 7.800 addetti alla fine del 2018 per poi far risalire l’occupazione fino a 10.800 addetti nel 2024. Differente fra le due cordate anche il costo medio annuo per lavoratore che per ArceloMittal e Margegaglia arriva al 2023 di 52.000 euro mentre per Acciaitalia arriva al 2023 a 44.000 euro. Nel corso dell’incontro è stato comunque sottolineato che l'attuale Cigs copre e coprirà la gran parte degli esuberi, potendo anche venire incrementata in futuro.

«Si continua ad addossare sul lavoro la responsabilità di tenere in piedi aziende strategiche per il Paese» ha detto Landini, sottolineando che in entrambi i piani oltre all’alto numero di esuberi c'è anche il costo annuo medio degli addetti a evidenziare una riduzione degli stipendi. «In questi mesi i sindacati non sono mai stati coinvolti nelle valutazioni dei piani industriali e ambientali per il rilancio dell’Ilva. Ancora adesso ci sono cose che non sono chiare e che vogliamo capire" ha detto ancora Landini. Mentre Palombella prima dell’incontro ha persino detto: «Se i tagli restano questi non li facciamo entrare a Taranto», riferendosi ai nuovi acquirenti.

I sindacati torneranno al Mise giovedì per un nuovo faccia a faccia, con l’obiettivo di ridiscutere questi aspetti. Difficile, al momento, che possa rientrare in gioco l’offerta di Acciaitalia anche se ieri Sajjan Jindal ha incontrato il Calenda per tentare un rilancio sul prezzo dell’offerta per l’Ilva. Secondo le indiscrezioni avrebbe offerto 600 milioni in più per portare il prezzo d’acquisto offerto agli 1,8 miliardi di euro, lo stesso offerto dai concorrenti, ma la possibilità di un rilancio non è prevista dalla procedura di vendita, anche a causa dell’eccessivo allungamento dei tempi che questo comporterebbe.

«I rilanci determinerebbero l’annullamento della gara» ha detto Bentivogli riferendo le parole del Ministro dette nel corso della riunione, durante la quale si è anche parlato dell’ eventualità di rilanci. «Se dovessero essere dei rilanci su tutti e tre i capitoli dell’offerta (piano ambientale, piano industriale, occupazione) la gara dovrebbe essere rifatta» ha detto ancora Bentivogli. Quanto ai piani ambientali i sindacati hanno riferito che questi non sono stati oggetto dell’incontro ma che comunque, ha aggiunto Bentivogli, «tutte le misure ambientali vanno ottemperate entro il 2023».
Nel momento in cui con decreto del Ministro dello Sviluppo economico ci sarà l’aggiudicazione e il passaggio degli asset alla cordata vincente - hanno spiegato i sindacati - si aprirà un confronto vero sul piano industriale e sugli esuberi. «A questo punto il parere dei sindacati sarà vincolante». (di Maria Gabriella Giannice, ANSA)

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