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Venerdì 24 Novembre 2017 | 10:38

accolto ricorso

Direttrice MarTa: «Bocciata
dal Tar ora aspetto
le decisioni del ministro»

Eva degli Innocenti

Eva degli Innocenti

ROMA - Cinque grandi musei, dal Palazzo Ducale di Mantova al Museo archeologico di Reggio Calabria decapitati in poche ore dei loro direttori. Arriva con due sentenze emesse dal Tar del Lazio il terremoto che travolge i luoghi della cultura italiani. Una bomba sul sistema museale pubblico e sulla riforma firmata da Franceschini, sulla quale pende ancora il ricorso, presentato dalla giunta Raggi e dai sindacati contro il nuovo Parco Archeologico del Colosseo. «Non ho parole ed è meglio», twitta infuriato il ministro della cultura. Che annuncia di essersi già rivolto al Consiglio di Stato con la richiesta urgente di una sospensiva. «Le nostre nomine sono conformi alle leggi», ribadisce ricordando la sua formazione da avvocato.

Anticipate da un articolo del Sole24Ore, le sentenze accolgono l'appello di due studiosi che avevano partecipato senza successo, nel 2015, al concorso internazionale per il ruolo di direttore. Anche se il paradosso è che nel frattempo uno dei due ricorrenti - l’archeologo Francesco Sirano, dipendente del Mibact dal 1999 - si è aggiudicato, grazie ad una seconda selezione, il posto di direttore del sito archeologico di Ercolano. Ma nelle loro motivazioni i giudici amministrativi vanno giù pesante, sostenendo in un caso che il bando «non poteva ammettere candidati stranieri», e criticando nell’altro sia le modalità di selezione (con gli orali a porte chiuse) che le motivazioni addotte dalla commissione giudicatrice (definite "criptiche e involute"). Le nomine bloccate sono quelle delle Gallerie Estensi di Modena, del Museo archeologico nazionale di Taranto, del Museo archeologico nazionale di Reggio Calabria, del Museo archeologico nazionale di Napoli, del Palazzo Ducale di Mantova. E tra loro avrebbe potuto esserci anche il sito archeologico di Paestum, che si è salvato solo grazie ad una anomalia procedurale. Una sentenza che dimostra «che non basta fare, bisogna fare bene», applaude lo storico dell’arte Tomaso Montanari da sempre critico sulla 'rivoluzionè Franceschini, "La riforma è stata affrettata e fatta tecnicamente male». Stesso giudizio di Vittorio Sgarbi, che parla di «riforma sbagliata» e ritiene la decisione del Tar «impeccabile».

Tant'è, in attesa che venga accolta una possibile sospensiva, la disposizione ha «effetto immediato», sottolinea Franceschini, raccogliendo la solidarietà di tutto il Pd, segretario Renzi in testa, ma anche quella del presidente del Fai Andrea Carandini, del presidente del Consiglio superiore dei beni culturali Giuliano Volpe, dei presidenti delle commissioni cultura di Camera e Senato, Piccoli Nardelli e Marcucci. Intanto i cinque direttori sono stati tutti avvisati dal Dg Musei Ugo Soragni e hanno perso immediatamente ogni potere. I loro stipendi sono stati congelati e anzi dovranno trovarsi un avvocato da pagare di tasca propria, perché il ricorso al Tar è personale. Il ministero, per non lasciare gli istituti nella paralisi, ha affidato l’interim amministrativo ai direttori dei Poli Museali Regionali: «La continuità è garantita», assicurano da Via del Collegio Romano. Loro, i bocciati, dimostrano tutti un certo understatement: «i miei sentimenti oggi non sono importanti», confida Peter Assman preparandosi a lasciare il Palazzo Ducale di Mantova. Mentre da Taranto Eva degli Innocenti, spiega di aspettare disposizioni del ministro e dal museo dei Bronzi di Riace Carmelo Malacrino si dichiara fiducioso «nel Consiglio di Stato». Tutti gli altri super direttori sono con loro, da Eike Schmidt, chiamato a guidare gli Uffizi, destinatario anche lui di un ricorso ritenuto però inammissibile dal Tar, a James Bradburne, il direttore di Brera, che invita a «continuare a lavorare». Franceschini è attonito: «trovo incredibile che la sentenza parli di stranieri quando in realtà i direttori sono europei è una cosa che contrasta con la Corte di Giustizia Europea e il Consiglio di Stato». Ma a stupirlo sono anche le critiche all’operato della commissione giudicante, dove si contavano alte personalità, dal presidente Paolo Baratta al direttore della National Gallery di Londra Nicholas Penny, fino a Claudia Ferrazzi, che in Francia Macron ha voluto sua consigliera culturale. Gli avvocati del Mibact sono al lavoro. Volpe allarga le braccia: «Gli errori, se ci sono stati si possono correggere, ma per carità non torniamo al passato».

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