Martedì 17 Luglio 2018 | 10:03

Si tratta

Guerra del pomodoro
tra industriali e agricoltori

Guerra del pomodoro tra industriali e agricoltori

di Massimo Levantaci

FOGGIA - Il ministero dell'Agricoltura li convocherà domani: prima gli agricoltori, poi eventualmente gli industriali. Verranno ascoltati separatamente, forse l'unico modo per risalire alle ragioni dell'uno e dell'altro, evitare la solita gazzarra e provare a costruire la filiera. Quella del pomodoro da industria che nel Centro-Sud perde i pezzi e vede ogni anno sempre più i produttori scoraggiati.

Quest'anno, stando ai si dice, ci sarà un sensibile calo dei terreni coltivati. In provincia di Foggia, principale bacino di produzione del paese con oltre 15 milioni di quintali, siamo ben al di sotto degli abituali 20mila ettari. Tutto questo perché il prezzo continua a diminuire e gli industriali non se la sentono di riconoscere un prezzo se non superiore, almeno uguale a quello di un anno fa con un prodotto che nel mondo viene ormai svenduto. La Cina inonda il mondo con il suo concentrato, che le nostre imprese non fanno ormai più.

Ci sarebbero i prodotti di qualità, il pelato soprattutto, ma anche lì ci sono scorte di magazzino e vendite in ritirata. Così i prezzi proposti sono i seguenti: 82 euro la tonnellata per il pomodoro tondo (87 un anno fa); 87 euro (da 97) per il lungo. Prendere o lasciare. Gli industriali dell'Anicav hanno già siglato l’accordo con i produttori del Nord dov'è concentrata la produzione (Parma, Piacenza) e vorrebbero esportare lo stesso accordo al Sud.

«Il nostro pomodoro non è lo stesso - si difendono così le organizzazioni di prodotto meridionali - le qualità migliori le fate con il nostro prodotto. Dovete darci l'aumento, o almeno i prezzi dell'anno scorso». Gli agricoltori minacciano anche di uscire dal distretto del Centro-Sud, costituito tre anni fa e per la verità mai decollato.

L'Anicav parla invece di «proposta irricevibile» e chiude la porta. Il presidente dell'associazione che riunisce le industrie conserviere del Centro-Sud, Antonio Ferraioli, dice che «a queste condizioni non ci può essere dialogo». Dunque anche quest'anno niente contratto interprofessionale, i produttori venderanno alla pianta, sul momento, in base a come tirerà il vento del mercato per la verità stagnante già da alcuni anni. Così il ministero prova a esercitare una mediazione non facile, l'aveva già fatto nel novembre scorso ma ora è il momento di farsi sentire con la stagione ormai alle porte.

Intervento sollecitato anche dai parlamentari del Pd Colomba Mongiello, Dario Ginefra e Gero Grassi che hanno presentato una risoluzione in commissione Agricoltura con l'obiettivo di «sollecitare l'intervento del governo ad adottare una forte iniziativa a livello nazionale e comunitario per favorire il superamento delle difficoltà del comparto a livello produttivo e commerciale».

Il pomodoro, risorsa del «made in Italy», vale 750 milioni di euro di fatturato solo nel mercato comunitario. E’ una grande risorsa per la nostra agricoltura, un peccato non riuscire a organizzarla. Vediamo se questa volta il ministero avrà argomenti più convincenti in grado di sgretolare il muro contro muro industrie-agricoltori. Ne va di mezzo anche il sistema Italia.

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