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Fermi in Polonia e non consegnati

Sud Est, i nuovi treni elettrici
che i pendolari non vedranno

La rete elettrica non è stata adeguata tra Martina Franca e Taranto, inoltre è stato rubato il 10% del rame

Sud Est, i nuovi treni elettriciche i pendolari non vedranno

MASSIMILIANO SCAGLIARINI

BARI - Il salvataggio delle Sud-Est attraverso il concordato preventivo dovrebbe ripulire l’azienda dai debiti. Ma nel frattempo il servizio resta precario, soprattutto nel Salento. E sui binari circolano treni risalenti agli anni ‘60. Eppure in Polonia sono pronti alla consegna, nuovi di zecca, cinque elettrotreni acquistati nel 2015 e tuttora non pagati: se pure arrivassero domani mattina - e non arriveranno - i pendolari potranno al massimo fotografarli. Perché la linea di alimentazione elettrica non è ancora stata completata (manca il tratto da Martina Franca a Taranto), e quella che c’è è inutilizzabile: i ladri hanno portato via il 10% del rame. Praticamente un bancomat.

E così, mentre Sud-Est annuncia entusiastica 410 milioni di investimenti (con i soldi dello Stato), non ha ancora risolto il problema più importante degli ultimi anni: quello della trazione elettrica, sulla quale sono stati spesi già oltre 50 milioni di euro. Finora inutilmente.

Il fabbricante polacco Newag (250 milioni di fatturato, 1.800 dipendenti) a fine 2015 ha firmato con le Sud-Est un contratto per la fornitura di 5 treni Impuls II, con opzione per l’acquisto di altri 10. Il primo convoglio è già in Italia, a Firenze, per le prove di omologazione Ansf: ha già ottenuto il collaudo statico, deve affrontare quello dinamico e potrebbe ottenere il certificato entro gennaio. Il treno poteva essere già omologato, ma Newag ha dovuto ricominciare il procedimento da capo quando (dopo l’incidente della Andria-Corato) un decreto del ministro Delrio ha affidato la competenza dall’Ustif all’Ansf.
Il fabbricante austriaco ha emesso finora fatture per 18,2 milioni a fronte di un totale di 20 milioni per i primi 5 treni. Ma non è stato pagato. Perché il debito è finito, con tutti gli altri, nel concordato preventivo: si tratta di crediti privilegiati (un investimento con fondi europei, di competenza della Regione, che ha tempi stretti di rendicontazione). Ma - secondo quanto comunicato dalla stessa Sud-Est - i privilegiati verranno pagati entro la prima metà del 2019. Cioè tra due anni.

In ogni caso, la catenaria di alimentazione elettrica non è ancora utilizzabile. Sia perché vanno ancora completati i collaudi sugli ultimi 40 chilometri, sia perché in questi mesi è diventata un bancomat dei ladri di rame: ogni notte passa qualcuno e se ne prende un pezzo. Sud-Est, finora, non ha ripristinato nemmeno un centimetro dei cavi rubati.

Quando - ai tempi dell’ex amministratore unico Luigi Fiorillo - si decise di comprare gli elettrotreni, l’idea era che i treni elettrici avrebbero servito l’anello di Bari e la Bari-Martina, mentre la flotta degli Atr-220 (diesel) sarebbe stata spostata sulla rete salentina permettendo di eliminare dal servizio una gran parte delle vecchie carrozze e delle vecchie locomotive, alcune delle quali in condizioni davvero precarie. Gli Atr-220 hanno meno di 10 anni e nonostante una manutenzione precaria reggono bene. Gli Impuls II sono ancora più moderni: tre casse, velocità massima di 160 km all’ora, aria condizionata, sistemi di sicurezza di ultima generazione, spazio per le biciclette, prese elettriche, portaoggetti, fasciatoio per i neonati, persino il bollitore elettrico. Una differenza siderale rispetto a ciò cui i pendolari pugliesi sono abituati oggi.

La «Gazzetta» ha chiesto ieri all’azienda cosa intenda fare, se ha una previsione temporale per l’attivazione della linea elettrica e per la consegna e messa in esercizio dei nuovi treni Impuls. Sul primo punto la risposta è: la linea elettrica verrà attivata entro il 2018. Sul secondo: «Non possiamo rispondere per questioni di riservatezza legate all’attuazione del piano di concordato».

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