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Lunedì 23 Ottobre 2017 | 15:29

Inneggiavano all'Isis

Terrorismo, fermato tunisino
a Foggia. Espulso il fratello

Una operazione antiterrorismo coordinata dalla Dda di Bari e con il supporto della procura di Foggia ha portato all’esecuzione di due diversi provvedimenti nei confronti di due fratelli tunisini residenti a Foggia. Uno di loro, Kamel Sadraoui, di 34anni, è stato sottoposto a fermo per apologia di terrorismo e detenzione di armi. Al fratello, B. S., 32 anni, rintracciato a Padova, è stato notificato un decreto di espulsione. Le indagini dell'operazione, denominata “Barakaat”, finalizzata a prevenire ed a debellare il fenomeno dei cc.dd lupi solitari ispirati dal Daesh/Isis, sono state svolte dalla DIGOS della Questura di Bari – con la collaborazione delle DIGOS  di Foggia e Padova, coordinate della Direzione Centrale della Polizia di Prevenzione/Ucigos.

L'investigazione è stata avviata un anno anno fa nei confronti di Kamel Sadraoui, residente a Foggia: nei suoi confronti, il 5 maggio scorso, è stato eseguito una ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Tribunale del Riesame di Bari dopo l’appello del PM contro l'iniziale rigetto da parte del gip di Foggia che aveva escluso la configurabilità del delitto di apologia.

Avvalendosi di sofisticate tecniche di monitoraggio del web, in particolare dei social media, gli investigatori hanno documentato come il cittadino tunisino fosse impegnato in attività di propaganda dello Stato Islamico tramite la pubblicazione su Facebook di video e post di esaltazione delle azioni compiute dalle milizie della stessa formazione terroristica. Sadraoui, peraltro, era solito accompagnare i documenti di propaganda con la frase “Lo Stato Islamico sopravviverà”.

Nel medesimo contesto è stato accertato che l’estremista tunisino, durante una conversazione, aveva esaltato la figura dell’attentatore dei mercatini di Natale di Berlino. Pertanto, all’esito delle indagini – che hanno anche documentato la detenzione illegale da parte dell’indagato di un’arma da fuoco – l’8 febbraio gli uomini dell’Antiterrorismo della Polizia di Stato hanno eseguito il fermo disposto dal Procuratore distrettuale di Bari nei confronti dell’internauta tunisino per il reato di apologia del terrorismo.

Alle fasi operative, nel cui ambito sono state effettuate anche alcune perquisizioni nel foggiano, hanno preso parte anche i reparti speciali della Polizia di Stato - Nocs, in ragione del profilo di pericolosità del Sadraoui, desumibile dalla detenzione di una pistola e dai suoi collegamenti con ambienti legati alla criminalità locale, oltre che dai suoi contatti sul web con soggetti attestati su posizioni filo-jihadiste.

Nel corso dell’attività investigativa è emersa anche, quale figura di interesse, quella del fratello del fermato S.B, di anni 32 (titolare di permesso di soggiorno per motivi di lavoro emesso dalla Questura di Foggia), il quale aveva manifestato nel web analoghe posizioni filo-jihadiste. Quest’ultimo, rintracciato l’8 maggio scorso dalla DIGOS di Padova, è stato poi espulso il successivo 13 maggio, perché pericoloso per la sicurezza, in esecuzione di provvedimento emesso dal Prefetto di Padova sulla base degli elementi informativi acquisiti a suo carico nelle indagini baresi.

LE INTERCETTAZIONI: DISTRUGGERE I TRADITORI - «Difendere i fratelli jihadisti» e «distruggere governi traditori», «sgozzare i cani» di chi non aderisce al Daesh e «combattere il diavolo che è presente nel nostro paese» per «riportare la grandezza dell’islam». Sono alcune delle frasi postate e condivise su Facebook dai fratelli tunisini indagati dalla Dda di Bari per apologia di terrorismo, uno dei quali attualmente in carcere e l’altro, rintracciato a Padova, espulso.
«Si tratta di lupi solitari che grazie a internet sono in contatto con altri soggetti» ha detto in conferenza stampa il procuratore di Bari, Giuseppe Volpe. «La difficoltà di queste indagini - ha spiegato Volpe - è capire se in determinate condotte si è andati oltre la libera manifestazione del pensiero. In questo caso alcuni video condivisi sui social network, come quello in cui viene torturato un bambino, servono a fomentare l’odio».

Le indagini, comunque, non hanno evidenziato «nessun progetto di attentato - ha detto il capo della Digos, Michele De Tullio - ma una potenzialità a commettere atti gravi».
I pm Giuseppe Gatti e Lidia Giorgio hanno sottolineato che «a concretizzare il pericolo è il rischio di un processo di radicalizzazione immediata dovuto al disagio sociale vissuto da questi soggetti». Il 34enne faceva saltuariamente il bracciante agricolo e viveva a Carapelle dopo aver interrotto i rapporti con la famiglia, mentre il fratello 32enne era un senza fissa dimora disoccupato e dormiva nei pressi della stazione di Padova.

LEGALE DI KAMEL: «ESTRANEO AI FATTI» - Kamel Sadraoui «si dichiara estraneo ai fatti a lui contestati, lontano da ambienti criminali e soprattutto contrario all’esaltazione dell’estremismo islamico di matrice terroristica». È quando dichiara in una nota l'avvocato Ermanno Baiardi, difensore del 34enne tunisino in carcere su disposizione della Dda di Bari con le accuse di apologia di terrorismo e detenzione di armi.
«Il mio assistito - dice il legale - condanna con fermezza gli atteggiamenti violenti perpetrati dagli appartenenti all’estremismo islamico». Oltre alla «estraneità in relazione al reato di apologia con finalità terroristiche - continua il difensore - verrà anche provata l’estraneità relativa al presunto possesso di un’arma da fuoco da parte del mio assistito, la quale nonostante ripetute perquisizioni non è mai stata rinvenuta». 

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