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Domenica 19 Novembre 2017 | 02:27

per la bonifica ambientale stabilimento Taranto

Ilva, entro 24 maggio la firma
transazione per rientro 1.3 mld

MILANO - Entro il 24 maggio Adriano Riva, imputato a Milano con i nipoti Fabio e Nicola, firmerà la transazione per il rientro dalla Svizzera in Italia di un miliardo e 330 milioni di euro, somma in gran parte destinata alla bonifica dell’Ilva di Taranto e di cui 230 milioni verranno impiegati per la gestione ordinaria della società. In cambio verrà messa la parola fine ai guai giudiziari della famiglia.

L’impegno di sottoscrivere nei prossimi giorni la transazione per sbloccare definitivamente la maxi somma è stato preso oggi davanti al gup Chiara Valori, il quale ha stralciato la posizione di Adriano Riva e ha riaggiornato l’udienza per il prossimo 24 maggio, giorno in cui deciderà se accogliere o meno il patteggiamento concordato con la Procura: oltre ai soldi per il risanamento dell’acciaieria tarantina, l’accordo prevede una pena a 2 anni e 6 mesi di carcere e la rinuncia alla prescrizione, che sarebbe scattata a fine mese, del reato di trasferimento fittizio di beni contestato assieme alla bancarotta e alla truffa.
Per Fabio e Nicola, figli di Emilio, il patron del colosso morto nel 2014, in attesa di una loro proposta di patteggiamento, il procedimento, sempre in fase di udienza preliminare, riprenderà il prossimo 6 luglio.

La maggior parte della cifra messa sul piatto, e cioè 1 miliardo e 100 milioni, era stata sequestrata negli anni scorsi nell’ambito dell’inchiesta, coordinata dai pm Stefano Civardi e Mauro Clerici, con al centro in particolare il crac del gruppo che controllava il colosso siderurgico. I Riva, nei mesi scorsi, anche per riuscire ad avere il via libera ai patteggiamenti in sede penale, avevano dato l’ok al rientro in Italia di quei fondi (depositati su conti in Svizzera e ai quali si aggiungono i 230 milioni messi a disposizione da Adriano) da destinare alla bonifica e alla decontaminazione dello stabilimento pugliese. E ciò nell’ambito di un’intesa raggiunta con i commissari straordinari del colosso siderurgico per chiudere una serie di contenziosi civili avviati tra le parti.

La somma, depositata in Svizzera, era però formalmente legata a sette trust aperti nell’isola di Jersey, nel Canale della Manica. Solo cinque giorni fa è stata sbloccata dalla Royal Court. In più, con la firma della transazione, viene meno la necessità di celebrare l’udienza in calendario per il prossimo 31 maggio e con cui il Tribunale federale di Losanna avrebbe dovuto dare il via libera definitivo al rientro dei soldi.

Lo scorso febbraio un altro giudice, il gip Maria Vicidomini, aveva respinto i patteggiamenti ritenendo le pene proposte troppo basse e, in sostanza, bocciando anche l’intesa sul rientro di quei capitali così tanto attesi.

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