Domenica 24 Giugno 2018 | 06:56

bari

Migranti nel lager di
via Nicolai il fenomeno

I tristissimi retroscena del traffico di esseri umani tra Mogadiscio e il capoluogo criminalità straniera

Migranti nel lager di via Nicolai il fenomeno

di nLuca Natile

Mogadisco-Bari solo andata . Erano i trafficanti di esseri umani nel Corno d’Africa a vendere il pacchetto «turistico» che prevedeva il trasferimento via terra dalla Somalia alla Libia e la successiva traversata del Mediterraneo verso la Sicilia, sulle carrette del mare. Una percentuale del pagamento del biglietto di sola andata, secondo le ipotesi avanzate dagli investigatori della intelligence italiana, molto probabilmente finiva nelle tasche degli estremisti di Al-Shabaab, sempre più organici all’Isis. Il resto se lo spartivano i trafficanti. Poi a sviluppare e assemblare i pacchetti «turistici», generalmente inclusivi di pernottamenti e trasferimenti (i biglietti ferroviari o quelli per gli autobus con destinazione Germania, Svizzera o Svezia), e altri servizi in loco, compresi pasti e bevande ci pensavano i «tour operator» dell’agenzia somala che aveva la sua sede in un internet point di via Nicolai, gestito dal 33enne Hussein Ismail Olahey presunto capo della «cellula» barese del gruppo criminale.

Gli investigatori della Digos di Bari, guidati dal primo dirigente Michele De Tullio, che la scorsa settimana insieme ai colleghi della Squadra Mobile, sotto la guida del primo dirigente Annino Gargano, hanno arrestato 6 dei 15 componenti del nucleo barese dell’organizzazione di trafficanti di esseri umani, hanno scoperto che il pagamento non avveniva con un passaggio di mano di denaro contante ma tramite un antico sistema che risale al medioevo: l’hawala. L’hawala funzionava in maniera molto semplice. Il migrante o la persona che pagava il viaggio per lui effettuava il pagamento a un hawaladar, ossia a un intermediario in Africa, ma il pagamento veniva trattenuto fino al termine del viaggio o fino all’arrivo a una tappa prestabilita.

A quel punto il migrante con una telefonata «sbloccava» la transazione e l’hawaladar consegnava al trafficante in Somalia la somma con cordata. Attraverso società di pagamento con sede a Malta, l’organizzazione faceva poi giungere a Bari la «quota parte» destinata a Hussein Ismail Olaheye e ai suoi complici. Dall’esame del fascicolo di inchiesta emerge che «clienti» dell’organizzazione, contattati in Sicilia e trasferiti a Bari, venivano tenuti in uno stato di quasi segregazione all’interno di un appartamento di via Nicolai, in attesa del pagamento delle cifre pattuite per favorire il loro transito da Bari verso Germania, Svizzera o Svezia. I detective della Digos sono riusciti a intercettare diverse conversazioni telefoniche. In una, ad esempio, ci sono padre e figlio che discutono sulle modalità della consegna del denaro. Il ragazzo riferisce che per proseguire il viaggio dovrà versare a quelli che lo stanno ospitando a Bari (e che dopo averlo prelevato in Sicilia lo hanno aiutato ad arrivare in Puglia) altri 900 dollari.

A tale notizia il padre trasale e annuncia che dovrà chiedere ai trafficanti uno sconto «perchè ora non ho tutti questi soldi» confessa. Prima di porre termine alla conversazione l’uomo chiede al figlio «Ma di quei 900 a te, quanto ti devono dare?», pensando alla prosecuzione del viaggio. Il ragazzo, disperato, risponde «Nulla!». In un’altra telefonata, un giovane racconta a un parente che lo chiama dall’Arabia Saudita che «Questi» riferendosi ai trafficanti «vogliono 900 dollari per farmi proseguire il viaggio», altrimenti «minacciano di mollarmi qui». Spiega al familiare che gli uomini che stanno con lui gli avrebbero detto che può rivolgersi ad altri trafficanti, ma non prima di aver ripagato loro le spese sostenute fino a quel momento.

Insomma prima di mettere un «viaggiatore» su un treno per l’Europa del Nord , i membri dell’organizzazione volevano avere la certezza che le famiglie in Somalia pagassero fino all’ultimo dollaro. Il via libera da Mogadiscio arrivava proprio nell’internet point di via Nicolai, dove Hussein Ismail Olahey, consultando le piattaforme di money trasfer hawala, non abilitate ad operare sul territorio nazionale, confermava l’arrivo del denaro e dava il via al nuovo trasferimento del clandestino verso l’ultima destinazione.

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Commenti all'articolo

  • PAFFSHARIK

    15 Maggio 2017 - 12:12

    a questi miserabili trafficanti carcere duro a vita.

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