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Lunedì 23 Ottobre 2017 | 08:17

accusate di maltrattamenti

Biccari, libere altre due maestre
ma restano sospese dal lavoro

Biccari, la scuola degli orroriviolenze e offese ai bimbiarrestate quattro maestre

BICCARI - Libere ma coil divieto di tornare a scuola per i prossimi mesi anche le altre due maestre della scuola elementare di Biccari - Lucia Saldarelli di 54 anni e Marianna Bimbo, 41 anni- arrestate dai carabinieri il 15 aprile e poste ai domiciliari su ordinanze del gip per maltrattamenti di minori all’interno di un istituto di formazione. Il tribunale della libertà di Bari ha parzialmente accolto il ricorso degli avvocati Luigi Follieri ed Ettore Preziuso (per la Bimbo): e Luigi Leo ed Anna Maria Tartaglia (per la Saldarelli) e rimesso in libertà le due maestre, sostituendo i domiciliari con la misura interdittiva della sospensione dal lavoro per 6 mesi. La stessa decisione adottata lunedì scorso dal gip di Foggia firmatario delle ordinanze cautelari, per le altre due indagate: Ernesta Salandra di 58 anni e Concetta Stampone di 59 anni.

Dopo quasi un mese di domiciliari sono quindi tornate libere le 4 maestre coinvolte in un’inchiesta con una vasta eco mediatica viste le accuse contestate - il gip nell’ordinare l’arresto parlò di indole malvagia - e il contesto. Sulla scorta di quanto registrato da due telecamere nascoste dai carabinieri in aule della scuola elementare presso l’istituto comprensivo «Roseti» in seguito alla denuncia sporta da un genitore nei confronti di una sola indagata, l’accusa sostiene che da dicembre allo scorso marzo le 4 maestre avrebbe preso a schiaffi, umiliato e mortificato sei alunni.

Le indagate respingono le accuse: lo fecero negli interrogatori di garanzia in Tribunale a Foggia il 21 aprile quando davanti al gip proclamarono la propria innocenza: solo la Saldarelli si avvalse della facoltà di non rispondere, pur dichiarandosi innocente. Per carabinieri pm, gip la «prova regina» è nei filmati che mostrerebbero ceffoni e scappellotti mollati in serie per mesi ad alcuni bambini, strattoni, insulti, mortificazioni. La difesa replica che i video sono equivoci e che la prova dell’innocenza delle 4 maestre va cercata e trovata proprio nella scuola, nelle dichiarazioni di solidarietà immediate (sin dalle ore successive agli arresti eseguiti alla vigilia di Pasqua) di genitori e alunni delle indagate che affissero cartelli davanti al plesso «Roseti», ed hanno poi organizzato anche un’assemblea nell’istituto.

Nel ricorso al Tribunale della libertà di Bari per chiedere l’annullamento delle ordinanze cautelari, i difensori della Saldarelli (accusata di ripetuti episodi ai danni di tre bambini) e della Bimbo (insegnante di sostegno accusata di tre presunti episodi di violenza tra ceffoni e tirata d’orecchie ai danni di due scolari), hanno sostenuto la mancanza di gravi indizi; l’insussistenza del reato di maltrattamenti che presuppone la reiterazione di condotte violente (mentre alla Bimbo si contestano «solo» tre episodi, oltre al fatto che avrebbe assistito senza intervenire ad analoghi comportamenti di due colleghe nei confronti di due alunni); e che comunque le esigenze cautelari - rischio di reiterazione reati e pericolo d’inquinamento delle prove - potevano essere garantite da una misura meno grave degli arresti domiciliari. Richiesta quest’ultima accolta dal «riesame» che ha «parificato» la situazione delle due maestre a quella delle colleghe rimesse in libertà qualche giorno prima dal gip: libere ma con interdizione dal lavoro per 6 mesi.

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