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Domenica 17 Dicembre 2017 | 20:36

continua la protesta

Contro l'approdo Tap
sindaci si dicono pronti
a marciare su Roma

Domani il sit in davanti a Palazzo Chigi. Confermata la presenza del Governatore Michele Emiliano. Ma i No Tap non ci saranno. Per loro «né qui, né altrove»

i sindaci contro la Tap

di ELENA ARMENISE

Tap, sindaci pronti a partire per Roma, insieme al governatore Emiliano e all’oncologo Giuseppe Serravezza. Confermato, per domani, il sit-in di protesta davanti a Palazzo Chigi per chiedere, alle istituzioni nazionali, l’apertura di un dialogo con il territorio per ridiscutere la scelta dell’approdo del gasdotto transadriatico, localizzato a San Foca. Ieri pomeriggio, a Vernole, una quarantina di primi cittadini si sono incontrati per definire i dettagli dell’iniziativa.

Durante la riunione, è arrivata la conferma della presenza del presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, che ha accolto l’invito dei sindaci. «Si andrà a Roma per portare la voce del territorio contrario alla Tap - ha commentato, al termine dell’incontro, il primo cittadino di Vernole, Luca De Carlo - ci sarà una buona rappresentanza di sindaci, insieme ai cittadini, al governatore e al dottor Serravezza».

I sindaci salentini e il governatore Emiliano mantengono, quindi, la promessa fatta al direttore scientifico della Lega italiana contro i tumori (Lilt) di Lecce, Giuseppe Serravezza. L’oncologo, dopo dodici giorni di sciopero della fame e della sete, ha deciso di interrompere, domenica scorsa, la protesta per rimettersi in forze e raggiungere Roma. «Sospendo per tre giorni in vista della manifestazione alla quale intendo partecipare - aveva precisato il medico - sono pronto a riprendere questa e altre forme di protesta più incisive, qualora non ci fosse un cambio di atteggiamento da parte del Governo».

Lo sciopero della fame e della sete, portato avanti per dodici giorni, ha profondamente provato la salute del medico, che ha perso dodici chili. L’oncologo partirà comunque per Roma, per essere ascoltato dal Governo insieme ai sindaci. Nei suoi ripetuti appelli, il responsabile scientifico della Lilt di Lecce ha chiesto, infatti, di essere ascoltato dai rappresentanti del Governo, insieme a una delegazione di sindaci che si oppongono all’approdo del gasdotto a San Foca. Una richiesta avanzata anche, all’inizio di aprile, da 94 sindaci dei 97 comuni salentini che hanno scritto al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, e al premier, Paolo Gentiloni per chiedere l’apertura di un tavolo tecnico politico per individuare una soluzione condivisa in merito all’approdo dell’infrastruttura energetica. Da Roma, però, non è giunta alcuna risposta. Neanche dopo la lettera inviata, nei giorni scorsi, da Emiliano a Gentiloni. «Era un impegno che avevamo preso nei confronti del dottor Serravezza - dice il sindaco di Melendugno, Marco Potì - Ci auguriamo che cada finalmente questo muro di silenzio da parte delle istituzioni romane. la nostra lettera, inviata a Gentiloni, non ha avuto alcuna risposta. In queste ore organizzeremo la trasferta - aggiunge - c’è poco tempo ma siamo pronti a partire con una delegazione di cittadini».

Nel corso dell’incontro di ieri a Vernole, i sindaci hanno deciso di inaugurare un metodo di consultazione permanente sulle questioni ambientali. «Questa vicenda porterà alla nascita di un coordinamento permanente di sindaci - annuncia Potì - per seguire e affrontare le questioni ambientali che riguardano il nostro territorio».

Domani a Roma non ci saranno i No Tap. «Siamo pronti ad appoggiare tutte le iniziative contro il gasdotto - si dice dal comitato No Tap - ma siamo contrari all’opera, inutile e non strategica». Una nota in tal senso è stata pubblicata sul profilo Facebook del movimento che si oppone alla realizzazione dell’infrastruttura energetica. «Per Tap nessun approdo - dice il movimento No Tap - non saremo al sit-in convocato da alcune istituzioni locali davanti a Palazzo Chigi perché, qualunque siano i contenuti e gli esiti di un ipotetico incontro con il governo, noi siamo contrari a qualunque approdo alternativo perché ci opponiamo in toto alla realizzazione dell’opera».

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